…Pamela Conti: “Alla Torres manca poco per conquistare l’Europa. Italia, impara dalla Francia!

Classe sopraffina ed esperienza internazionale. Ecco cosa porta in dote Pamela Conti per consentire alla Torres di inseguire l’ottavo tricolore e il sogno della Champions League. Il ritorno della fantasista di Palermo è più che una lieta notizia dalle parti di Sassari. Arrivata appena diciassettenne nel lontano 1999 sulle orme del fratello Vincenzo, già punto 

Continua a leggere

Classe sopraffina ed esperienza internazionale. Ecco cosa porta in dote Pamela Conti per consentire alla Torres di inseguire l’ottavo tricolore e il sogno della Champions League. Il ritorno della fantasista di Palermo è più che una lieta notizia dalle parti di Sassari. Arrivata appena diciassettenne nel lontano 1999 sulle orme del fratello Vincenzo, già punto di forza della Torres di Zolo, fortemente voluta da Rita Guarino e da Michele Dettori (“sì, mi hanno voluta a tutti i costi…”) Pamela ha totalizzato, con quella maglia che lei considera un po’ come la sua seconda pelle, 168 presenze in campionato andando a segno 84 volte. Una media di un gol ogni due partite, senza decimali. Numeri da top player, quale l’asso siciliano ha sempre dimostrato di essere in carriera. Tecnicamente una delle più forti giocatrici del pianeta, a qualsiasi latitudine del globo abbia giocato Pamela è riuscita a fare la differenza. Leader per quasi un decennio con la maglia della Torres, stratosferica nella sua esperienza iberica, determinante nelle vesti di zarina in Russia.

A Sassari si presentò con una tripletta nel 7-0 rifilato all’Attilia Nuoro. Insomma, un bel biglietto da visita. Solo l’antipasto dei nove anni vissuti da protagonista assoluta durante i quali ha conquistato due scudetti, cinque Coppe Italia e due Supercoppe Italiane. Nel 2008 il momentaneo addio alla Sardegna. In cerca di nuovi stimoli, Pamela si trasferisce a Valencia, per giocare con la maglia del Levante. In Spagna trascorre tre anni (inframezzati da un’esperienza negli States) giocando la seconda stagione a Barcellona con l’Espanyol (per lei record personale di 26 centri e altro trofeo in bacheca, la Copa de la Reina) prima del ritorno al Levante. Tenta allora l’esperienza in Russia, dove firma un contratto di due mesi con l’Energy Voronezh, prima di accasarsi allo Zorky Krasnogorsk che conduce a un’insperata qualificazione in Champions League. A un passo dalla firma con il Bristol, il club di Mosca le propone un rinnovo a delle cifre per cui non si può dir di no. Un altro inverno rigido in cui illumina le gelide e buie serate della terra di Tolstoj con i lampi del suo talento cristallino trascinando la squadra alla conquista del titolo nazionale. Poi, finalmente, il ritorno nell’isola che l’ha adottata quasi quindici anni fa, fortemente voluto dalla società e dalla stessa giocatrice.

Pamela, il giro del mondo è finito?

E’ finito calcisticamente, ma un giorno vorrei tornare in Spagna per viverci.

Come maturò l’idea di lasciare l’Italia?

Dopo 9 stagioni con la Torres avevo voglia di fare esperienze nuove, ma non avrei mai potuto giocare in Italia con una maglia diversa da quella rossoblù…

Dovunque hai giocato hai strappato applausi, affermandoti come una delle miglior calciatrici a livello mondiale. Cosa ti hanno lasciato il calcio spagnolo e quello russo?

Sicuramente in Spagna il calcio, come quello maschile del resto, è molto tecnico e mi sono trovata meglio rispetto alla Russia, anche se negli ultimi due anni devo ammettere che sono migliorata fisicamente e mentalmente.

Per te anche un’esperienza negli States, dove il calcio nella sua totalità, è praticato per quasi il 50% dalle donne. E’, insomma, quasi uno sport nazionale. Diverse ragazze del campionato italiano, tra cui la torresina Romina Pinna, stanno partecipando proprio in queste settimane alla lega estiva. 

Penso sia stata una bellissima esperienza anche questa. Sono sicura che Romina tornerà più forte di prima, le auguro possa mettersi in mostra e far bene.

In Italia hai già vinto tutto quello che potevi vincere. Sei tornata alla Torres per provare a conquistare la Champions? 

Sono tornata alla Torres perché dopo tanti anni volevo tornare a casa e far meglio rispetto all’anno scorso. Penso che la Torres sia pronta per raggiungere livelli ancora più alti, non tanto perché sono tornata io, ma perché in questi anni è stata costruita una base molto solida. Con qualche innesto possiamo arrivare lontane.

Innesto di che tipo? Cosa serve per potersela giocare con le squadre francesi e tedesche?

Qualche tedesca e francese della nostra parte, per l’appunto (ride).

Quanto rappresenta un ostacolo per il movimento italiano il fatto che nemmeno la Serie A sia un campionato professionistico. 

Indubbiamente è un grosso handicap. Penso che il problema di fondo sia da imputare al sistema-campionato, dove ci sono 16 squadre, troppe direi. Il nostro Paese non si è ancora reso conto che il calcio femminile può dare molto. Da noi il calcio è sempre e solo quello maschile. La federazione dovrebbe investire nel calcio femminile come avvenuto in Francia dove in pochi anni hanno conquistato 2 Champions con il Lyon e adesso sono una potenza mondiale. Bisogna crederci.

In effetti la presidente Cortani ha recentemente annunciato che la Serie A nei prossimi anni tornerà progressivamente a 12 squadre e la serie A2 verrà cancellata per lasciare spazio a una più larga Serie B. Si parla anche di accordi da prendere con i media nazionali per promuovere il movimento nel Paese. Si stanno facendo progressi o sono cose che hai già sentito?

Finché non ci sono i fatti rimangono solo belle parole. Spero davvero che si possa muovere qualcosa per riuscire a dare a questo bellissimo sport la visibilità che merita. Non abbiamo mai chiesto i miliardi dei calciatori, ma è pazzesco che ancora ci dobbiamo comprare le scarpette con i nostri risparmi! Impossibile direi!

E’ tanta la differenza con gli altri campionati europei a livello di gratificazione economica?

Rispetto alla Spagna no, rispetto alla Russia molta. Ma tatticamente e tecnicamente l’Italia è molto più preparata.

Nonostante in Italia non sia un professione e nonostante ci si alleni ad orari improbabili…

Se in Italia avessimo i soldi della Russia, avremmo vinto non so quante Champions League…

Quindi i club italiani, se le tesserate potessero dedicarsi esclusivamente al calcio, sarebbero già pronti per vincere le competizioni europee?

È da 5 anni che non gioco più in Italia e non conosco bene tutte le squadre, ma sicuramente le ragazze che sono in nazionale potrebbero fare molto meglio. Mi ripeto, tecnicamente non abbiamo niente da invidiare, ma tutto dovrebbe partire dal settore giovanile che purtroppo poche squadre hanno.

Qual è ad oggi il campionato più competitivo a tuo avviso?

Quello francese, però anche quello svedese e quello tedesco sono molto belli.

Che cosa ti aspetti dalla tua nuova esperienza a Sassari?

Mi aspetto una grande stagione, ricca di gol, assist ma soprattutto un grande impegno per raggiungere gli obiettivi.

Sei una delle senatrici della nazionale, avendo esordito nel lontano ’99. Dove può arrivare la nazionale ai prossimi, imminenti, campionati europei in Svezia? Sono maturi i tempi per strappare la leadership alla Germania e mettere finalmente il primo trofeo in bacheca?

Sicuramente non siamo tra le favorite, anche alla luce di quanto mostrato durante l’ultimo torneo a Cipro, ma faremo di tutto per arrivare il più avanti possibile. Stiamo lavorando tanto e bene, vediamo come ci comporteremo. Sperando di riuscire a toglierci delle belle soddisfazioni!



Lascia un commento