Cagliari “americano” – Comune, lo stadio si può vendere. Interesse sardo: reale, di disturbo o speculativo?

L’avvenuto incontro tra Comune ed emissari americani continua a suscitare curiosità e discussioni circa i possibili sviluppi e i retroscena che hanno portato uno dei più grossi fondi statunitensi a puntare le proprie attenzioni sulla città di Cagliari e sul calcio italiano. Qualcosa di auspicabile, questo è indubbio, perché si tratterebbe di un’opportunità unica, se 

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L'esterno della Curva Sud del Sant'Elia (foto: www.sardegnasport.com)

L’esterno della Curva Sud del Sant’Elia (foto: www.sardegnasport.com)

L’avvenuto incontro tra Comune ed emissari americani continua a suscitare curiosità e discussioni circa i possibili sviluppi e i retroscena che hanno portato uno dei più grossi fondi statunitensi a puntare le proprie attenzioni sulla città di Cagliari e sul calcio italiano. Qualcosa di auspicabile, questo è indubbio, perché si tratterebbe di un’opportunità unica, se alle ambiziose intenzioni faranno seguito passi concreti.

Eppure (e non certo a torto) restano nei tifosi la diffidenza e lo scetticismo attorno all’operazione, principalmente perché ancora non sono stati svelati i nomi di coloro che si stanno candidando a diventare i nuovi padroni del Cagliari e a rilanciare un’economia depressa da almeno due decenni. Chi sa, infatti, non parla e si limita a dire che gli stessi americani “non hanno gradito le spifferate della stampa”. Segno che la parola d’ordine è di agire ancora a fari spenti, ma anche che i diretti interessati vogliono andare di corsa, risoluti a chiudere la partita nel più breve tempo possibile, di modo da aprire subito i cantieri di un investimento che dovrebbe aggirarsi attorno ai 100 milioni (escluso l’acquisto del Cagliari). Dollari sonanti da riversare, secondo quanto è trapelato, nell’estesa area che comprende lo stadio “Sant’Elia”, in un business dalle molteplici sfaccettature che andrebbe a coinvolgere in prima persona le aziende sarde del territorio, elemento, quest’ultimo, che ha trovato la piena soddisfazione dell’Amministrazione Comunale, rimasta “favorevolmente impressionata dalla serietà della delegazione”.

Chissà che non siano stati fabbricati i grimaldelli giusti per aprire cancelli sino ad oggi chiusi a doppia mandata? Ne sapremo di più la prossima settimana, quando verrà imbastito il primo tavolo tecnico durante il quale il Comune esaminerà i progetti. Per intanto emerge però un dettaglio interessante, relativo al fatto che negli uffici municipali si starebbe ragionando sulla vendita dello stadio Sant’Elia, ipotesi che sino ad oggi non era ancora stata prospettata. Due sono infatti le soluzioni che si possono percorrere e già effettivamente al vaglio della giunta comunale: da una parte la concessione dell’intera superficie per 99 anni, dall’altra la vendita dello stadio e la concessione della restante area. Il secondo scenario è probabilmente il più suggestivo, sebbene il gruppo americano al momento non sembra interessato ad approfondire il discorso.

Continua a rimbalzare però con insistenza anche un altro interessamento meno internazionale (e se possibile meno limpido) per la società del Cagliari. Non poco fastidio, in questo senso, starebbe destando, presso il gruppo statunitense, l’incursione di una cordata sarda molto vicina all’attuale proprietà, che già nelle scorse settimane era salita alla ribalta come possibile soluzione per il post Cellino. L’interesse (sia esso reale o di disturbo) si è manifestato, ma è difficile supporre che il sondaggio della cordata isolana possa risolversi in qualcosa di concreto (disponibilità economiche decisamente non alla portata dell’impresa), a meno che l’auspicio non sia quello di poter rilevare la società a condizioni estremamente vantaggiose nel momento in cui la situazione dovesse varcare la soglia dell’irreversibilità. Al momento, dunque, la sola proposta valida resta quella del fondo d’investimento americano. Che corre, e non ama troppo indugiare, tentennare o addirittura dover gareggiare con interessamenti fittizi. Notizia fresca di giornata, infatti, è che nella giornata di ieri gli aderenti al fondo hanno approvato il progetto, il quale inizierà verosimilmente ad essere chiacchierato nei salotti finanziari di tutto il mondo, in attesa che il discorso avviato lunedì 3 marzo venga ricondotto e ripreso dalle parti di via Roma. Perché è pur sempre da lì che devono arrivare le risposte che contano. Oltre che da Cellino, ovviamente.

Matteo Sechi