Manlio Puxeddu, sogniamo a Berlino

A tu per tu con il tecnico sardo, nello staff di Serniotti al Recycling Berlino

Manlio Puxeddu - FOTO: Ingo Kuzia

Manlio Puxeddu – FOTO: Ingo Kuzia

La pallavolo sarda non sta benissimo. Si raccapezza tra qualche buon risultato con alcune squadre (maschili e femminili) in Serie B, si culla sulle prospettive sorridenti regalate da Alessia Orro e Matheus Motzo, vede la Serie A maschile come un miraggio e guarda con nostalgia ai bei tempi andati. C’è però un settore tecnico che continua a produrre persone capaci, in grado anche di esportare conoscenze oltre mare. E’ il caso di Manlio Puxeddu, una vita sotto la rete isolana, tuttora membro della FIPAV sarda, ma soprattutto migrante di successo nell’Europa che conta. Prima l’avventura russa con l’Iskra Odintsovo a occuparsi di statistiche e preparazione tattica, dall’estate scorsa il Recycling Berlino di un totem del volley italiano come Roberto Serniotti.

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E il periodo è dei più luminosi, perché i teutonici hanno appena battuto per 3-2 la Dinamo Mosca (praticamente la Nazionale russa) nell’andata dei quarti di finale di Champions League, rimontando da 0-2 e tenendo vivo un sogno inimmaginabile ad inizio stagione. “Sono arrivato qui con 12 mesi di ritardo”, ci racconta Puxeddu mentre si reca all’ennesimo allenamento col suo staff, un lavoro sempre stimolante perché Serniotti “è persona che lavora sul dettaglio, ha una storia che parla per sé ma non si culla su essa, volendo anzi migliorarsi e migliorare la sua squadra sin dal giorno successivo alla partita, anche quando si vince o si ottiene un grande risultato”.




Il Recycling ha perso sia la Supercoppa che la Coppa tedesca, ma è sbarcato al risultato storico delle Final Six di Champions League (è uno dei club partiti col budget più basso) e si giocherà il titolo nazionale con i rivali storici del Friedrichshafen. “Il livello del campionato era molto più alto in Russia”, spiega Puxeddu, che l’ultima esperienza in un club sardo l’ha vissuta con l’Alfieri Cagliari, dopo avere vissuto il tramonto del Cagliari Volley ed essere brevemente passato per Sarroch. “In Germania il campionato è diviso in tre tronconi: quattro squadre di ottimo livello, tra cui noi, quindi altrettante normali e un paio con scarso potenziale. E’ difficile che si registrino sorprese a livello di risultati, il campionato non è troppo allenante e questo non aiuta quando giochi gare europee. Ma per ora le cose stanno andando splendidamente, oltre ogni più rosea aspettativa, anche se abbiamo lavorato duro per crescere sin dal primo giorno in palestra”.

Russia e Germania. Un mondo che vive (anche) di pallavolo, dove si investe tanto, e un paese che per lo sport e tutto ciò che gli ruota attorno fa tantissimo, rendendo piacevole un’avventura che va oltre salti e schiacciate. “A Odintsovo c’era meno calore rispetto a qui – continua Puxeddu -, qui a Berlino abbiamo una vera curva, i tifosi hanno un’età media alta ma ci seguono anche in trasferta, si sta bene”. E poi il modo di intendere la gestione della società-azienda, dentro e fuori dal campo, dovrebbe essere preso ad esempio in Italia. “Da noi solo i top club sono al livello delle realtà europee, qui ci sono 7 dipendenti al di fuori dello staff tecnico e della squadra, tra general manager, team manager, segreteria, addetto ai social media e alla comunicazione, addetto all’organizzazione degli eventi, non manca davvero nulla, e i risultati si vedono anche senza un budget clamoroso”.

Roberto Serniotti, uno dei migliori allenatori del volley italiano

Roberto Serniotti, uno dei migliori allenatori del volley italiano

La Serie A2 a Cagliari con Santilli e Scarduzio, quindi la Russia al fianco ancora di Santilli “che mi chiamò dopo la sua triennale avventura in Polonia”, ora la Germania. Lavorare al fianco di Roberto Serniotti non è banale. “Ha vinto la Champions League dieci anni fa con il Tour, in Italia ha fatto la storia, è da sempre uno dei migliori, spesso gli aneddoti della sua carriera vengono fuori nelle chiacchierate e aiutano a migliorare e farne tesoro. Una persona di grande livello, perfezionista in campo e attento fuori, per esempio si è sempre preoccupato che tutto per noi funzionasse al meglio nella vita quotidiana, tra ambientamento e alloggio berlinese”. Un’esperienza che “sta andando molto bene – conferma il sardo viaggiatore -, e ora vogliamo giocarcela tra i giganti d’Europa”. Con Puxeddu c’è anche Lucio Oro, brasiliano di Sardegna, campione della pallavolo mondiale che a Cagliari ha colorato di verdeoro l’epoca più felice della pallavolo isolana: “Da quando ha 15 anni gira il Mondo per la pallavolo”, racconta Puxeddu mentre Oro guida, sorride e annuisce al suo fianco. “Ha fatto tanta gavetta, un super lavoratore che sia come giocatore che come come tecnico dà tutto per l’obiettivo fissato. E poi è un’icona, lo conoscono tutti e quando andiamo sui vari campi diventa una vera e propria attrazione”.

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Concluso il dialettico viaggio in Germania, si può parlare di Italia e Sardegna. “Siamo stati leader per tanti lustri e stiamo tornando tali – dice sul movimento azzurro – la Nazionale è tornata in auge anche grazie a Juantorena, gli sponsor sono tornati in realtà come Modena, Civitanova Marche (ex Macerata, ndr), Perugia e Trento, che non hanno nulla da invidiare ai top club europei. Direi che si è aperta una nuova epoca felice, occorre sicuramente crescere a livello generale. Sono convinto che il progetto del Club Italia sia utile, perché permette a giovani e giovanissimi di cimentarsi con avversari maturi, mentre non mi piace granché il campionato senza retrocessioni, anche perché in Serie A2 e Serie B ci sono realtà di buon livello e prospettiva che meriterebbero la possibilità di essere promosse, come è avvenuto in passato”.




E la Sardegna? “Non stiamo bene, ma nemmeno tanto male – dice la sua Puxeddu -, ci sono società come Pallavolo ed Hermaea Olbia che stanno facendo bene, poi Sant’Antioco che ha grande entusiasmo e l’Alfieri che quest’anno ha puntato maggiormente sui giovani. I budget sono sempre più ridotti, la Regione dà sempre meno soldi e credo sia giusto così, perché serve finanziare l’attività di formazione per favorire la pratica dell’attività sportiva, poi il professionismo o semi-professionismo deve camminare con altre risorse. Bisogna lavorare di più e davvero sui settori giovanili, altrimenti non si crescerà mai. Ci sono società che hanno una prima squadra e non hanno settore giovanile, altre che hanno rinunciato a campionati perché avevano i soldi ma non gli atleti, altre ancora preferiscono prendere ragazzi da fuori che, seppur bravi, tolgono spazio a giocatori locali che costerebbero molto meno e magari non sono granché inferiori. Con questo andazzo diventa difficile pensare ad un futuro migliore, se non ci si decide ad investire in progetti davvero pluriennali per creare giocatori e giocatrici”.

Lucio Antonio Oro

Lucio Antonio Oro

“C’è da puntare su organizzazione, comunicazione e partnership con sponsor che vengano coccolati e coinvolti, come avviene un po’ ovunque in Europa”, spiega, ma c’è comunque di che sperare: “Gli allenatori sardi non sono inferiori a quelli del resto d’Italia – afferma convinto -, la cultura pallavolistica è di buon livello e i nostri tecnici si aggiornano anche andando fuori. Ciò che manca è la capacità di gestire dei progetti con competenza, la FIPAV regionale sta facendo tanto per l’aggiornamento, anche perché punta sull’aggiornamento delle varie figure portanti, dagli allenatori ai dirigenti con i vari master”.

Tra un’analisi e l’altra, passando per scout e allenamenti, Manlio Puxeddu guarda però al prossimo viaggio. “Sono uno al quale piace conoscere, sperimentare e scoprire. Mi piace l’idea di cambiare sempre, vedere nuove realtà, di sicuro sarebbe bello continuare a lavorare col gruppo dove sono oggi. Una nuova meta? Mi intriga la Polonia, dove non ho mai lavorato e la pallavolo è sport nazionale”. E allora buon viaggio e buona fortuna, a cominciare dal ritorno di Champions League a Mosca, per quello che sarebbe davvero un miracolo sportivo.

Fabio Frongia

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