Arzachena, Ruzittu e quella scritta nello spogliatoio

Il racconto di un particolare aneddoto da parte del portiere biancoverde

Marco Ruzittu (foto: Gianfranco Zucchi)

Marco Ruzittu (foto: Gianfranco Zucchi)

Difficile, per chi non ha mai giocato in porta, capire cosa passi nella testa di un estremo difensore negli attimi precedenti un calcio di rigore. L’adrenalina che sale, l’intuito che si sforza di percepire le intenzioni dell’attaccante e poi i millesimi di secondo impercettibili che intercorrono tra il calcio e il tuffo. Marco Ruzittu le stesse sensazioni le ha provate all’ennesima potenza nell’ultima giornata di campionato, quando l’Albalonga con Martinelli ha provato a bussare alla porta dell’Arzachena, in quel momento in vantaggio per 2-0, ma ha sbattuto contro i guanti di un supereroe di Santa Teresa di Gallura. Da lì la partita è virtualmente conclusa e Branicki e compagni hanno solamente dovuto mettere il punto esclamativo sulla vittoria di un campionato fantastico.




“Fortunatamente è andata bene – commenta il numero 1 smeraldino riguardo il rigore parato – poi penso che non ci sia stata più storia, abbiamo dominato e le motivazioni superiori hanno avuto la meglio. È il giusto epilogo di un campionato straordinario”. 

Umiltà da vendere, insomma, per uno dei protagonisti chiave di questa stagione, che tuttavia non vuole parlare di sè e dedica la vittoria a “tutto il paese, che ci ha sostenuto oggi come non mai, e alla società, che io ho visto retrocedere (poi ripescata ndr) appena arrivato e rialzarsi fino alla vittoria della Serie D“. Sono state le partite contro Monterosi e Rieti, secondo il lungonese, quelle della svolta. “In quel momento ci siamo resi conto di essere una grande squadra“.




Storie di sport vissuto, aneddoti di una stagione appena conclusa. Ruzittu racconta di una scritta apparsa nello spogliatoio in uno dei momenti più duri della stagione arzachenese, poi rivelatosi una perfetta predizione. “A ottobre abbiamo perso tre partite di fila e tutti ci criticavano, noi invece abbiamo fatto gruppo. Poi nello spogliatoio è apparsa una scritta che recitava così: ci credevano morti, ci vedranno marciare. E oggi siamo qui a festeggiare“.

Che festa sia, allora, con il vento in poppa, possibilmente maestrale. Tanto problemi non ce ne sono, se passano degli spifferi ci pensa Marco Ruzittu a chiudere la porta.

Oliviero Addis

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