Cagliari, Cigarini: “Mi manda Daniele Conti”

Le prime parole del nuovo metronomo rossoblù

Luca Cigarini nel ritiro di Pejo

Luca Cigarini nel ritiro di Pejo

A Pejo è il giorno di Luca Cigarini. Il nuovo centrocampista del Cagliari, arrivato dalla Sampdoria nell’operazione Murru, ha parlato nel ritiro dei rossoblù in Trentino. Per lui e i suoi compagni è stata una mattinata di test atletici e raccolta dati per il prosieguo della stagione. Di seguito l’interessantissima conferenza stampa del nuovo metronomo rossoblù, il quale ha giocato anche con le maglie di Atalanta, Napoli e Parma.



Perché hai giocato poco e con quale spirito arrivi?

Arrivo da un periodo non molto fortunato. Per un giocatore, giocare poco è sempre un peccato. Un calciatore deve aspirare a giocare sempre, poi le scelte le fa l’allenatore. Le aspettative erano alte, purtroppo è andata così. Il mio infortunio e l’esplosione di Torreira hanno fatto sì che andasse in questo modo, ma senza nessun rimorso. E’ stato un anno complicato però sono ben felice di essere qui.

Tu che all’Atalanta eri insostituibile, a vedere ciò che ha fatto, ti sei mai pentito o Gasperini non ti aveva nei suoi piani?

Pentito no, ognuno fa le sue scelte. Non mi pento di nulla. Non nascondo che sarebbe stato il coronamento di 5 anni vissuti alla grande. Vivere un anno come quello scorso sarebbe stato entusiasmante.

Perché hai cambiato?

Non c’è un perché, ci sono varie motivazioni. Dopo vari anni in cui ero lì avevo bisogno di nuovi stimoli, una nuova piazza e ho optato per cambiare squadra. Poi non sai mai come vanno le cose. Zero rimorsi, però mi sarebbe piaciuto esserci.



Già l’anno scorso c’era la possibilità di venire a Cagliari, come mai saltò?

Si era prospettata questa opportunità, però la Sampdoria si era fatta viva per prima ed erano stati più insistenti. Dunque ho optato per quella scelta, sbagliando probabilmente, ma senza nessun rimorso.

Perché Cagliari e cosa ti aspetti?

Cagliari perché già dall’anno scorso sia presidente che direttore e mister si erano avvicinati, quest’anno ancora di più. Ciò vuol dire che hanno molta fiducia in me, questa è stata la componente principale della mia scelta. A livello personale mi aspetto di riprendermi ciò che mi è stato tolto lo scorso anno. A livello di squadra di migliorare ciò che è stato fatto qui l’anno scorso, le potenzialità ci sono, così come gli ingredienti per migliorare sempre più.

Sei arrivato alle soglie della nazionale, poi cosa è successo?

Probabilmente a quell’epoca, avevo 23 anni, non ero ancora maturo per un’esperienza del genere in una piazza come Napoli. Le cose lì sono andate non proprio male, le mie partite le ho fatte, ma quando cambiò l’allenatore da Donadoni a Mazzarri ho giocato poco da titolare. E’ stato un anno dove pensavo di poter esplodere invece son dovuto ripartire da zero, però non c’è problema per come sono andate le cose.



Cosa si risponde a chi dice che Cigarini non è giocatore di altissimo livello?

Che ha ragione (ride n.d.r.). Non sono riuscito a fare quel salto di qualità che ci si aspettava e che mi aspettavo anche io.

Pensi ancora di poter fare un salto in avanti?

Assolutamente sì, Cagliari può essere un trampolino. Vedendo ciò che è stato fatto lo scorso anno e quello che sto respirando in questi giorni, penso si possa fare un campionato importante.

Cosa ti ha dato Giampaolo?

Bisogna scindere l’aspetto tecnico-tattico da quello umano. Dal punto di vista umano e personale le cose non sono andate bene ma dall’altro lato Giampaolo è un allenatore che ha delle ottime idee, tutti i giorni lavora su ciò e sicuramente mi ha lasciato qualcosa. Anzi, probabilmente fra tutti gli allenatori che ho avuto è stato uno di quelli che mi ha insegnato di più. Poi le cose sono andate come tutti sapete, però qualcosa mi ha insegnato.



Sarai regista o potresti fare anche la mezzala?

Io ho fatto una carriera giocando a due, dunque non avrei nessun tipo di problema. L’ultimo anno di Bergamo ho fatto la mezzala con buoni risultati però, per caratteristiche, in un centrocampo a tre mi vedo davanti alla difesa. Poi bisogna vedere la situazione durante il campionato, le caratteristiche che si mettono in campo. Sono a disposizione.

Non avere concorrenza ti lascia tranquillo?

Questo no, per esperienza quando c’è la concorrenza tutti fanno meglio. Sono frasi fatte a cui io non credevo ma col passare degli anni ho capito che è così. Con la concorrenza tutti son portati a dare qualcosa in più.

Sei stato vicino al Cagliari a gennaio? Perché non hai cambiato nonostante giocassi poco?

A gennaio no. Non ho cambiato perché quando prendo un impegno con me stesso, con la mia famiglia e le persone vicine cerco di portarlo sempre a termine comunque vada. Non mi sentivo di cambiare, sono andato avanti per la mia strada, forse sbagliando, ma il mio pensiero era di rimanere lì e dimostrare che c’ero. Penso di averlo fatto e non ho nessun tipo di rimorso.



Qual è stato l’impatto con l’ambiente?

L’ambiente è super positivo. Non penso che 47 punti vengano per caso. E’ un ambiente di lavoro veramente sereno, ci sono ragazzi in gamba e molto giovani che vengono trascinati dai più esperti, penso ci sia un ottimo mix.

Che impressione ti ha fatto Rastelli? Ti ha chiesto qualcosa di particolare?

Abbiamo fatto una chiacchierata già prima che firmassi e anche in questi giorni. Mi ha fatto capire di essere un calciatore importante. Glielo devo giustamente dimostrare. Poi mi ha fatto delle determinate richieste che però non posso dire. Il rapporto è sano e vivo, si rafforzerà nel tempo. Andiamo avanti. Ciò che ho sempre chiesto e voluto è un rapporto, che sia di fiducia o di scontro o una litigata, qualcosa da dirsi in faccia, penso che debba essere detto e fatto. Io sono così. Sono schietto, è sempre giusto rapportarsi. Accumulando le cose poi si esplode e secondo me non è la soluzione giusta.

Come ti stai trovando in questi primi allenamenti?

Bene, non sono 4 o 5 allenamenti che ti fanno trovare l’intesa. Ogni sessione, ogni esercizio che faremo sarà importante per trovare una certa sintonia di campo. Io devo conoscere bene i miei compagni e le loro caratteristiche e viceversa. L’inizio è di studio piuttosto che di pratica.



Cosa ti aspetti dalla città di Cagliari?

Di Cagliari ne ho parlato con 10-12 persone e probabilmente su queste me ne hanno parlato bene 15. Ovunque si vada ne parlano benissimo. Non dico solo i compagni, ma anche persone al di fuori del calcio. Le prerogative per stare bene, per vivere al meglio, ci sono. Non vedo l’ora di arrivare a Cagliari perché ancora non ci sono stato, anche per respirare il clima. Sono contento, ho parlato con presidente e direttore che quando parlano del popolo sardo sono tutti entusiasti. Non vedo l’ora di viverlo.

Ti vedi come leader tecnico e caratteriale?

Non penso che uno si debba erigere a leader. Deve dimostrare tutti i giorni, in campo e fuori, di poterlo essere. Ma devono essere i compagni a dargli questo status. Sono ben felice, nel caso, di ricoprire questo ruolo ma penso che al momento i leader siano altri.

In campo ti fai sentire?

Sì, abbastanza. Sono uno tra quelli che ha più partite. Una delle richieste dell’allenatore è anche questa. C’è un gruppo giovane, serve qualcuno che nei momenti difficili tiri fuori qualcosa in più, viste le caratteristiche e l’esperienza che posso avere mi è stato richiesto e spero di portarle.



Abbiamo visto che sei un giocatore dal grande temperamento: sei uno che litiga facilmente?

Il calcio va vissuto così. In campo vale tutto, poi quando finisce la partita termina tutto lì. Tra l’altro, sono venuto a sapere che Daniele Conti mi ha sponsorizzato e parlando con lui cinque o sei giorni fa l’ho ringraziato e abbiamo ricordato le vecchie partite. Son state più le volte che abbiamo litigato che quelle che ci siamo dati la mano, ma lui è stato il primo a fare il mio nome. E’ il bello del calcio, in campo è una cosa e fuori è un’altra.

Ci risulta che Giulini ti considera e spera che sia il nuovo Daniele Conti per il Cagliari. E’ così?

Assolutamente sì e mi fa piacere. Lo ha detto anche a me ma penso che ciò che è stato Conti per Cagliari difficilmente potrà essere replicato. Solo l’avvicinarmi mi renderebbe orgoglioso.

Perché secondo te il Parma degli 86-87 come te e Dessena non è mai arrivato al top?

Un top player c’era, Giuseppe Rossi, poi però ha avuto tanta sfortuna. Il calcio giovanile credo sia un calcio diverso, il salto alla prima squadra è duro, prima lo era anche di più. E’ un gap molto importante. Bisogna mangiarne di carne per arrivare!

Cosa hai insegnato a Baselli? Pensi possa arrivare a essere un leader del centrocampo italiano?

Può assolutamente arrivare in nazionale. Deve aspirare al mondiale. Io non gli ho insegnato niente, lui le sue qualità le ha e sono molto evidenti, importanti. Abbiamo fatto un anno insieme nel quale ci siamo scambiati varie opinioni, dove lui apprendeva. Ogni tanto ci sentiamo ancora. Penso che abbia le carte in regola per diventare un giocatore da nazionale.

Perché tanti tatuaggi?

L’anno scorso non sapevo cosa fare e mi tatuavo (ride n.d.r.)

dagli inviati Mattia Marzeddu e Fabio Frongia

Commenti Facebook


Lascia un commento