Fabio Aru, tre giorni cruciali per il sogno giallo

La nostra analisi sull’ultima decisiva settimana del Tour de France

Fabio Aru

Fabio Aru

Ammettiamolo. Quanti di voi non avrebbero firmato per avere Fabio Aru a soli 18″ da sua maestà Chris Froome, dominatore degli ultimi tre Grande Boucle, all’ultimo giorno di riposo di Le Puy en Velay? Un distacco minimo se pensiamo che alla 15ª tappa nelle precedenti due edizioni il keniano bianco aveva già messo una bella ipoteca sui due Tour, con un vantaggio di 1’47” su Mollema nel 2016 e addirittura 3’10” su Quintana due anni fa. Distanze minime anche tra i primi quattro della generale, favoriti va detto anche dalla conformazione della corsa, con l‘enfant du pays Romain Bardet che fa sognare la Francia a 23″ e il ritrovato colombiano Rigoberto Uran a 29″ dal simbolo del primato.



Sarà riscatto in casa Astana? Il disastro di Rodez è ancora al centro dell’attenzione con la maglia gialla lasciata sola in una tappa insidiosa, ma di certo non di quelle segnate col bollino rosso alla vigilia. E anche se il villacidrese si è assunto parte delle colpe (“Mi sono fatto trovare tropo dietro”), le responsabilità della squadra sono evidenti. Prevedibile la solitudine del Cavaliere dei Quattro Mori nelle tappe montane rimanenti dopo le perdite sfortunate di Jakob Fuglsang e Dario Cataldo, Lutsenko a mezzo servizio per una caduta in discesa e gli altri componenti del team con caratteristiche che difficilmente gli permetteranno di tenere le pendenze più aspre. Difficilmente si osserverà la bi-zona tanta cara a Beppe Martinelli vista in tanti grandi giri, ecco che probabilmente si vedranno quelle alleanze naturali radicate da sempre nel mondo del ciclismo. Già nella tappa sul Massiccio Centrale l’Ag2r si è mostrata squadra ben costruita al servizio di Bardet con l’obiettivo comune di mettere in difficoltà il britannico della SKY.



Alpi e Contre la Montre: Saranno tre a scanso di sorprese, vedi finale concitato di Rodez, le frazioni decisive per chi alzerà le braccia sul gradino del podio più alto degli Champs Elysèes. Se martedì 18 e venerdì 21 luglio si vivranno tappe transitorie, a metà settimane le Alpi potranno dare grandi indicazioni: alla 17ª tappa gli appassionati del ciclismo incontreranno tre “vecchi amici”, compagni di tanti pomeriggi estivi passati davanti alla televisione. La successione formata dal Col de la Croix de Fer, il Col du Telegraphe e il Galibier, poi la lunga discesa che porterà all’arrivo a Serre Chevalier potranno già cambiare i connotati della classifica generale, senza dimenticare di dare un occhio ai due “leoni feriti” di queste due settimane di Tour de France Alberto Contador e Nairo Quintana che potrebbero scompigliare i piani con azioni da lontano. Meno dislivello nella 18ª tappa, con il Col de Vars a fare d’antipasto all’ascesa finale Izoard: una frazione più classica con arrivo montano (14,1 km al 7,3% di pendenza media) che delineerà la classifica prima della cronometro di Marsiglia. Saranno 22 km da fare con il coltello fra i denti quelli sulla Costa Azzurra con lo strappo di Notre Dame de la Garde ad “aiutare” i meno specialisti. “Niente è perduto” come ha sottolineato il villacidrese dopo il fattaccio di Rodez, come non essere d’accordo con lui?

Matteo Porcu 



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