Cagliari, Cragno: “Noi con Dei studiamo sempre”

Il portiere fiorentino dopo Cagliari-Palermo: “Stiamo crescendo, ora sotto con la Juventus”

Alessio Cragno

Alessio Cragno

E’ Alessio Cragno l’ovvio protagonista davanti ai microfoni dopo Cagliari-Palermo, che ha visto i rossoblù superare i rosanero dal dischetto. “E’ una bellissima sensazione – dice il fiorentino -, fa piacere dare una mano alla squadra per passare il turno. Penso che nei 120 minuti meritavamo di avere la meglio, abbiamo creato tanto, magari non siamo riusciti a concretizzare. Il Palermo ha avuto pochissime occasioni, penso che tutto sommato il passaggio del turno del Cagliari sia una cosa meritata”.



Ora la Serie A con la prima in casa della Juventus, il modo migliore o peggiore di iniziare? “Dipenderà da come andrà, lo potremo dire a fine partita – afferma col sorriso -. Penso che iniziare sul campo della Juventus possa essere solo uno stimolo per tutti noi, provando ad ottenere un risultato difficilissimo in un campo dove in questi anni hanno vinto pochissime squadre”.

Come sta il Cagliari? “Penso che nei 120 minuti tutti hanno corso, stiamo lavorando bene e dobbiamo continuare così. Normale che non possiamo essere al 100%. Io faccio un ruolo a parte, sto lavorando tanto con mister David Dei, ogni partita che passa acquisisco condizione e misure del campo, penso sia normale crescere via via. Ci vuole sempre un po’ di tempo per entrare in palla. La linea difensiva? Ci siamo mossi bene, credo che un episodio possa capitare, succede di subire in alcuni frangenti gli avversari, ma nel complesso la squadra mi è piaciuta”.



Spesso Cragno e i difensori si sono disimpegnati palla al piede senza buttarla via. Indicazioni di mister e staff? “Siamo una squadra che ha sempre l’intenzione di giocare la palla, il mister ce lo chiede. Capita di dover rilanciare lungo, fa parte del gioco. L’idea iniziale è quella di partire dal basso”.

I portieri del Cagliari, allievi del preparatore David Dei, si contraddistinguono ancora per i rigori neutralizzati. “Studiamo sempre tanto, osserviamo i rigoristi, ci fai un ragionamento sopra ma non hai mai la sicurezza. Indovinare l’angolo è sempre prioritario, a quel punto diventa più facile parare il rigore. Il miracolo su Trajkovski? Non era facile, ho dovuto richiamare e recuperare il movimento, sono movimenti da allenare e quando capitano in partita bisogna farsi trovare pronti”.

dagli inviati Riccardo Bianco e Marco Condello

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