Barella, il Ninja del Cagliari

Tra conferme di crescita, modelli e mercato è sempre il ventenne l’uomo copertina rossoblù

Nicolò Barella

Nicolò Barella, quarta stagione in prima squadra rossoblù per lui (foto: Zuddas)

Sono contrastanti i pareri che aleggiano fra i tifosi per l’agrodolce avvio di campionato del Cagliari, scioltosi come neve al sole dopo uno stupefacente inizio. Ma se c’è una cosa sulla quale tutti i tifosi concordano è l’importanza e il valore di Nicolò Barella per l’organico di Massimo Rastelli. Talento classe ’97, è inserito unanimemente tra i futuri componenti del centrocampo della Nazionale italiana, dove peraltro è stato recentemente convocato pur senza esordire.



GLI INIZI DA INCURSORE – I rossoblù hanno un prezioso frutto all’interno del proprio paniere. Il giovane, cresciuto nella “Scuola calcio Gigi Riva” e quasi subito approdato ad Asseminello, durante i suoi primi passi nel professionismo venne etichettato come trequartista. Anche nelle sue prime esperienze con la prima squadra venne schierato dietro le punte, e il ricordo più dolce è sicuramente l’assist che Barella servì a Giannetti in un caldo Salernitana-Cagliari pre-natalizio. Dopo l’esordio in Serie A nel 2015 (al tramonto di un’annata disastrosa per il club), tanta naftalina, allenamenti in sordina e interrogativi sul suo ruolo (mezzala o trequartista?), Rastelli lo lanciò a sorpresa e Barella rispose da campione. Fu un lampo, perché di lì a poco lo stesso stupore nacque di fronte al prestito in quel di Como. I mentori Festa e Matteoli lo accolsero, la malcapitata squadra lariana finì in terza serie, Barella giocò (e maturò) con continuità. Eppure, nonostante la copiosa corsa e un piede abbastanza educato, l’enfant prodige non sembrava confermare tutto quanto di buono si diceva sul suo conto.

LA SVOLTA DI COMO – Si disquisisce in continuazione sull’apporto che avrebbero potuto dare nella stagione in corso Han e Colombatto, se fossero rimasti a Cagliari invece di andare in prestito al Perugia. Per Barella, i 6 mesi al Como sono stati quanto di più azzeccato ci potesse essere. Nonostante qualche presenza da trequartista, è lì che si fece apprezzare come centrocampista a tutto tondo, venendo talvolta schierato anche sull’esterno. Il suo dinamismo, la capacità di prevedere le giocate altrui e chiudere le linee di passaggio sono una qualità importante per un ragazzo che abbina tanta, tantissima quantità. C’è ovviamente ancora parecchio da migliorare, ma se il buongiorno si vede dal mattino…

UN PICCOLO “NINJA” – Il Barella che ritorna dal Lario è giocatore con più esperienza e consapevolezza, e forse pensa di essere già (troppo) pronto. Lui stesso, come Rastelli, dirà più volte che ci fu bisogno di una “registrata” alla mentalità, per non rischiare di rimanere eterna incompiuta. E così la seconda stagione (la prima vera) in Serie A inizia nuovamente in sordina, fino all’inserimento in squadra (sostanzialmente imposto a mezzo stampa da Giulini dopo la disfatta di Torino) per non uscirne più. La fase di interdizione è quella in cui, finora, Barella si è fatto più apprezzare. Non è reato o lesa maestà dire che il cagliaritano, nei suoi interventi, ricorda quel Radja Nainggolan che ha fatto degli interventi in scivolata il suo marchio di fabbrica. Come il calciatore della Roma, Barella preferisce arpionare la palla scivolando a terra, sui fianchi, contrastando l’avversario direttamente da terra utilizzando la gamba come uncino, senza mai intervenire dritto sulla palla come vorrebbe il più classico dei tackle in scivolata. Proprio in questo fondamentale il classe ’97 ricorda il “ninja” ex Cagliari, che interviene sovente col tacco del piede, più che con il collo.



UN FUTURO ROSEO, MA DOVE? – Certo, è ovvio che Barella debba ancora mangiare parecchia erba prima di avvicinarsi anche solo lontanamente a Nainggolan. Dovrà diventare, per esempio e soprattutto, più incisivo in zona gol, specialità in cui il belga-indonesiano si è fatto spesso apprezzare con delle notevoli “castagne” dalla distanza o con freddezza a coronamento di un inserimento senza palla. Barella, dal canto suo, ha un solo gol all’attivo (a Ferrara), tra l’altro grazie a deviazione. I grandi club non aspettano e hanno già messo gli occhi su di lui. Vent’anni, titolare del Cagliari e già in Nazionale maggiore dopo essere stato perno di quelle giovanili e (ora) dell’Under 21: il futuro di Nicolò Barella appare radioso e di alto livello. Starà a lui giocarsi al meglio le sue carte. L’asta fra Milan, Inter, Roma, Juventus e le varie straniere è già partita. E il Cagliari potrà godersi questo patrimonio a lungo, dal punto di vista tecnico o economico.

Mattia Marzeddu



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