Crisi Dinamo? Sardara: “Nessuno in discussione, criticate me”

Lungo sfogo del presidente biancoblù sui social: “Crescita del club non è finita”

Stefano Sardara, presidente della Dinamo Sassari (foto: Zuddas)

Stefano Sardara, presidente della Dinamo Sassari (foto: Zuddas)

Le due sconfitte interne in Champions League hanno riportato sconforto in casa Dinamo Sassari, dove non bastano le due vittorie su tre in campionato (entrambe interne) per lenire il malcontento. E allora, dopo la sfuriata del coach e general manager Federico Pasquini, arriva il lungo sfogo via social del presidente Stefano Sardara.



“Ed eccoci ancora qua – esordisce Sardara -, come la tradizione degli ultimi anni vuole, con processi, sentenze, tensioni, insomma tutte quelle cose che fanno sempre bene ad un club. Da un lato i tifosi di sempre, quelli che amano la squadra sempre e comunque; dall’altra quelli che la contestano a prescindere, perché il presidente la ha trasformata in una azienda, perché l’allenatore è inadeguato, perché la politica dei prezzi è sbagliata, perché si stava meglio quando si stava peggio, perché comunque non va bene. In mezzo quelli che vogliono il bene della squadra, ma come è normale per i tifosi, discutono, si infervorano, criticano. Questo è quello che avviene da noi. Ma non è diverso da quello che avviene in qualsiasi altra città con qualsiasi altra squadra, quindi fino a qua niente di rilevante”.

Sardara punta il dito contro un presunto cambiamento della mentalità dei tifosi biancoblù. “Quello che rileva è che noi non eravamo così – continua il numero uno di via Nanni – È vero, eravamo anche molti meno, ma quando ho iniziato questa avventura in prima persona, sapevo di avere un gruppo di tifosi che amavano la squadra a prescindere, competenti, appassionati, anche critici, ma sempre con in testa il bene della squadra. Oggi siamo molti di più e questo è un bene per il club, ma siamo diversi. È inutile negarlo, siamo cambiati e forse era anche inevitabile. Ma non diciamo che ci hanno cambiato solo le vittorie, perché le stesse identiche critiche avvenivano nei mesi da gennaio a giugno 2015, quando poi vincemmo lo scudetto. Quindi sicuramente le vittorie hanno contribuito, ma non sono state solo loro. È stato un processo umano che ha visto sparire dagli orizzonti gli spettri della sostenibilità del club e che quindi ha lasciato spazio a diverse preoccupazioni. Nel 2011 ci preoccupavamo di trovare risorse per sostenere il club, quindi gli schemi, i pick and roll o i rimbalzi in attacco, venivamo sicuramente molto dopo e non c’era tempo da dedicargli. Oggi questo timore non esiste più e quindi giù a mazzate. Con questo non dico che non si possa e non si debba criticare, ci mancherebbe pure, ma come per tutto, esistono modi e modi, ma soprattutto esistono tempi e tempi. Sono passate poche settimane dall’inizio della stagione, settimane travagliate a causa di importanti assenze che non solo hanno escluso dal campo alcuni giocatori, ma sopratutto li hanno esclusi dagli allenamenti, allungando di pari misura il percorso di amalgama e di crescita del gruppo”.



E ancora: “Io non sono qui a trovare giustificazioni che non devo trovare. Io il mio lavoro l’ho fatto e lo faccio tutti i giorni, quindi non devo trovare giustificazioni o alibi per nessuno, ma sono qui per far riflettere tutti voi sul fatto che stiamo perdendo la nostra identità. Quella tipica di noi sardi, pronti ad aiutare chi ha bisogno di aiuto e non a tentare di dare il colpo di grazia per misere rivalse. L’allenatore non è in discussione, i giocatori non sono in discussione, l’intero staff non è in discussione; ma ciò che più mi fa senso è che questo discorso lo stiamo facendo a tre settimane dall’inizio, come se avessimo perso decine di partite. Io no so come la vediate voi, ma se qualcuno crede che il processo di crescita del club sia finito, si sbaglia di grosso. La strada è ancora molto lunga, sia per la sostenibilità economica che per la crescita tecnica, e le due cose sono intrecciate in maniera inscindibile. In tutto questo i tifosi fanno la parte più importante, perché se l’aria diventerà pesante ne risentiranno tutti, giocatori, staff e società, e se qualcuno pensa che con questo atteggiamento tutti lavorino meglio, ecco quel qualcuno si sbaglia di grosso. Dopodiché processi, difese, sentenze, ci sarà sempre il tempo di farle, ma io OGGI e fino alla fine della stagione, avrò fiducia in staff e giocatori, INCONDIZIONATAMENTE, perché se li abbiamo scelti non lo abbiamo fatto per simpatia o estrazione a sorte, ma perché crediamo profondamente nelle loro capacità e potenzialità, e non abbiamo alcuna intenzione di metterli in discussione, soprattutto dopo poche settimane e dopo tutte le condizioni in cui abbiamo lavorato in questo scorcio di stagione.
So bene che la maggioranza di voi la pensa allo stesso modo, ma ho ritenuto corretto dirvi quello che penso, perché noi viviamo di entusiasmo e senza entusiasmo siamo molto più deboli. L’entusiasmo non è un interruttore che accendi quando serve, ma è frutto di un lavoro di fiducia quotidiano e la sua criptonite è ogni cattiveria gratuita indirizzata a giocatori o staff che lavorano intensamente ogni santo giorno”.



La chiusura: “Quindi facciamo così: quando a qualcuno va di fare insulti gratuiti a qualche giocatore o all’allenatore, li diriga verso me, così lasciamo loro in pace a lavorare. Magari poi, se anche umanamente vuole crescere, ci metta anche nome, cognome e ragioni a fondamento della critica, così magari possiamo anche discuterne concretamente e non ci prendiamo in giro sostenendo che si critica per il bene della squadra. Ringrazio tutti i tifosi che ci hanno sostenuto e ci sostengono quotidianamente, agli allenamenti, nei post partita, nelle trasferte e che vivendo la squadra conoscono, capiscono e quando criticano, perché lo fanno anche loro tranquilli, lo fanno a ragion veduta e a volte è anche difficile dargli torto. Sempre e solo Forza Dinamo!!!”.

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