Il Cagliari “normale” è vivo e ha un’anima

Dopo il 2-1 all’Hellas Verona, i rossoblù si regalano due settimane di serenità prima dell’Udinese

La gioia rossoblù dopo il gol di Faragò all'Hellas Verona (foto: Zuddas)

La gioia rossoblù dopo il gol di Faragò all’Hellas Verona (foto: Zuddas)

Poco da inventare, tanto da rischiare e quindi ottenere. Il Cagliari chiude il primo tour de force dell’era Diego Lopez con due vittorie su quattro gare, qualche rimpianto per la trasferta di Torino e 6 punti fondamentali per poter analizzare con calma tutto quanto ruota attorno al pianeta rossoblù. Poche storie: Benevento e Verona andavano sconfitte in qualunque modo. E così è andata, a riprova di come non solo i rossoblù ma tutta una porzione di campionato viva di mediocrità e fame, sopravvivenza e bando ai fronzoli. Prima la salvezza, per tutto il resto (forse) ci sarà tempo.

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Il Cagliari che ha battuto meritatamente un Verona ai limiti dell’imbarazzante per il nulla proposto è stato nuovamente normalizzato da Lopez e staff. Tornati al 3-5-2 muscolare proposto contro il Benevento, hanno abbandonato le invenzioni torinesi e riportato in panchina Joao Pedro, bocciando (definitivamente?) Miangue e lasciando Padoin come fluidificante di sinistra, rispolverando Ionita e facendo di necessità virtù vista l’assenza di alternative in difesa.

La pochezza dell’Hellas, spentasi dopo l’illusorio vantaggio, ha permesso ad un trio non certo ad alta garanzia (l’ottimo Romagna, il fortunato Ceppitelli e il cauto Andreolli) di sfangarla con comunque buona personalità, senza complicarsi troppo la vita e venendo aiutato in un paio di circostanze da appannamento arbitrale. Bene, comunque, il Cagliari che non si è depresso per l’inizio da incubo, e che quando poteva sprofondare ha tirato fuori gli artigli vincendo con il rapporto lungo. Segno che la squadra è viva, ha un’anima, ci crede. Aspetti che meno di un mese fa parevano smarriti.

Oggi le certezze arrivano da Romagna, leader difensivo (e non solo) pur essendo il più giovane della truppa, e da Faragò che raccoglie con gli interessi i frutti della sua serietà e maturità di ragazzo prima che di calciatore. Ci sono poi la disordinata ma imprescindibile foga di Barella, la solidità di Ionita e l’operaismo di Padoin. E poi il puntiglio di Joao Pedro, in qualche modo spronato dall’essere messo in discussione.



Il brasiliano appare soluzione ideale dietro il panzer Pavoletti, a rinforzare un sistema di gioco dove non c’è spazio per i vuoti ricami dei Sau e dei Farias, se questi non cambieranno registro. Lopez, infatti, ha scelto la squadra più logica che si potrebbe schierare in questo momento, e ha avuto ragione. Non c’erano molti dubbi sul fatto che quella fosse la strada maestra, sulla quale bisognerà proseguire cercando di fare più punti possibile contro le squadre di pari rango, e irrobustendo una classifica dolce grazie anche ai passaggi a vuoto altrui.

Due successi per tranquillizzarsi, perché alla fine della fiera si guardano i numeri. Che dicono +6 sulla paura, che nascondono ogni ammaccatura e pesante difetto. Ma per adesso va bene così.

Fabio Frongia

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