Olbia, Marino: “Indifferenza e abbandono territorio mi mettono dubbi”

Lungo intervento del presidente dei Bianchi: “Ogni componente deve dimostrare di volere realmente una crescita”

Alessandro Marino, presidente dell'Olbia da fine 2015 (foto: Zuddas)

Alessandro Marino, presidente dell’Olbia da fine 2015 (foto: Zuddas)

E’ un messaggio forte quello del presidente dell’Olbia, Alessandro Marino. Il problema della scarsa risposta degli sponsor e delle istituzioni del territorio è stato rilevato a cadenza regolare dal novembre 2015, e oggi arriva un nuovo grido di allarme per i naviganti. Nel mirino di Marino ci sono tutte quelle realtà che, nonostante i risultati sportivi siano indubbiamente ottimi (dalla promozione nei “pro” al primo tentativo alla salvezza successiva e l’attuale grande cammino in Serie C), non hanno dato il sostegno necessario all’Olbia Calcio per promuovere una crescita diffusa. Così arriva la lettera accorata, quali saranno le conseguenze a breve termine?



Di seguito l’intervento integrale di Alessandro Marino:

Sono passati oramai due anni dal nostro arrivo a Olbia e, guardando indietro alla strada percorsa, non posso che essere orgoglioso di quanto i ragazzi e lo staff abbiano fatto in passato e stiano facendo in questo campionato, ma anche di quello che, insieme al pubblico olbiese, come Società siamo riusciti a costruire in così poco tempo. Ad oggi, tutti gli obiettivi programmatici che ci prefissammo e che elencai in occasione della conferenza stampa di insediamento sono stati centrati. Nel novembre 2015 ci presentammo alla città con l’intento dichiarato di riportare il calcio professionistico a Olbia, di creare un nuovo brand Olbia Calcio fresco e moderno, di riqualificare con attenzione il calcio giovanile locale e di risvegliare nei tifosi una passione da troppo tempo sopita. I risultati raggiunti hanno superato le attese: con investimenti importanti abbiamo conquistato la Serie C in poco più di sei mesi; lanciato e valorizzato un brand Olbia Calcio con decine di migliaia di fan; iniziato, grazie alla partnership con il Cagliari, un percorso di consolidamento della scuola calcio e del settore giovanile; e, soprattutto, ripopolato gli spalti del Nespoli, passati dalle circa 300 presenze di media che ereditammo ai 1200 spettatori di questa stagione.



Giovedì ad Alessandria è stato emozionante vedere i nostri tifosi al nostro seguito incitare la squadra nonostante la sconfitta che si stava materializzando. Tuttavia, a distanza di due anni, è giunto il tempo di fare dei bilanci e delle considerazioni che esulino dagli obiettivi e dai meri risultati sportivi, ma che diano invece risposte circostanziate alle prospettive e alle ambizioni di crescita del club. L’Olbia Calcio non è di proprietà né del sottoscritto né dei suoi dipendenti. È, di fatto, un bene comune della città e della regione, che dà lustro alla Sardegna a livello nazionale e che, a Olbia, in un periodo di bassa stagione, dà lavoro a circa cinquanta famiglie generando un indotto notevole per il territorio.



Con grande rammarico devo però ormai prendere atto che, ai risultati sportivi e organizzativi e al mantenimento degli impegni presi dalla Società, non sta corrispondendo con uguale trasporto ed entusiasmo la partecipazione del tessuto imprenditoriale di quelle grandi imprese che hanno interessi territoriali a Olbia, così come di quelle istituzioni che in passato hanno sempre sostenuto le società sarde nei campionati professionistici. I grandi progetti non possono prescindere da una partecipazione attiva di tutte quelle forze che possono concorrere, specie per un club come il nostro che deve scontare importanti problemi logistici rispetto a quelli con sede nella penisola. Ogni componente deve dimostrare di volere realmente una crescita, diversamente l’Olbia rimarrà confinata in una dimensione molto meno entusiasmante di quanto invece potrebbe essere. Questa indifferenza e questo senso di abbandono mi deludono e mi inducono a riflettere in merito all’opportunità di portare avanti il progetto in futuro.



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