Lopez: “Cagliari, con Giulini sei cresciuto tanto”

L’allenatore uruguayano a 360 gradi a L’Unione Sarda: passato, presente, futuro e singoli

Diego Lopez

Diego Lopez

L’ultima vittoria, contro l’Hellas Verona, ha rasserenato un ambiente che iniziava a vedere gli spettri. La pausa per le Nazionali ha fatto il resto, regalando a Diego Lopez il tempo necessario per modellare a suo piacimento il Cagliari. In un’intervista rilasciata a Fabiano Gaggini de L’Unione Sarda, l’allenatore uruguaiano fa il punto a 360 gradi sul momento rossoblù, all’inizio della settimana che porta alla gara di Udine.

Quando l’amministratore delegato, Carlo Catte, mi ha chiamato per dirmi che presidente e direttore volevano parlarmi non ho dato nemmeno il tempo di finire la frase” dice con grande trasporto. “Bisognerebbe chiedere a lui perché non sia stato tenero nei miei confronti dopo avermi lanciato – dice su Massimo Cellinoma in ogni caso il mio rispetto e la mia gratitudine non verranno meno. Il primo anno con lui da allenatore fu ottimo, arrivammo undicesimi vincendo gare importanti, l’anno successivo ci fu qualche difficoltà ma la salvezza non fu mai in discussione. Ho sempre agito per il bene del Cagliari”.



L’esperienza di Bologna. “C’era una situazione critica dal punto di vista economico, creammo un gruppo forte e a dicembre eravamo primi, quando arrivò Corvino non credette in me in una fase difficile e fui esonerato a due partite dalla fine. Fece la scelta che ritenne più giusta per il Bologna”.

Toccata e fuga a Palermo. “A Palermo fu esperienza breve ma intensa, ci credevo davvero e ringrazio il presidente Zamparini per l’opportunità”.

Cosa è cambiato con Giulini. “Il centro sportivo di Assemini è più completo, oggi ci sono un nuovo presidente, programmazione e lo stadio provvisorio in attesa di quello che verrà. Il Cagliari si è trasformato in positivo”.

La sua idea di calcio. “Da difensore posso vedere le cose da un punto di vista, come quello di chi veniva punito dagli attaccanti. Difendere bene è importante, ma anche guardare la porta avversaria. La velocità della palla fa la differenza, alla squadra ho detto che voglio portare la mia idea di calcio e non insegnare calcio”.



Il rapporto con Giulini. Ci eravamo già confrontati in passato, è ambizioso, non vuole fermare la crescita e ciò mi piace. Mi ha chiesto di trovare equilibrio e dare identità alla squadra”.

Gli inizi. Ho iniziato con Pietro Pillosu come collaboratore nei Giovanissimi e lì ho capito che riuscivo a comunicare e trasmettere qualcosa”.

I maestri. “Giampaolo per la fase difensiva e Allegri per quella offensiva. Anche se non giocavo, anche Ventura mi ha trasmesso qualcosa”.

Sul 3-5-2 che ha adottato. Nasce dalle caratteristiche dei giocatori a disposizione. Attualmente in questo modo sono arrivati i risultati e buone prestazioni”.

Faragò. Giocare da quinto a destra è la soluzione migliore per lui, non essendoci la difesa a quattro. Sgravato da compiti difensivi può essere devastante”.

Joao Pedro. Non è sacrificato, è una mezzala diversa da quelle di quantità e corsa, può giocare dietro la punta e dopo aver parlato con me sa che può dare molto alla squadra”.

Sau. “Il solito lottatore, col Verona è stato straordinario, gli manca solo il gol”.

Van der Wiel. “A Nuoro si è rivista la gamba, la qualità non si discute”.



Melchiorri. “Il recupero deve essere graduale, tornerà presto a essere un giocatore importante”.

Pisacane. “Per caratteristiche tecniche e caratteriali mi rivedo in lui”.

Romagna. “Ha talento e sta crescendo, dovrà imparare ad affrontare i momenti difficili”.

Dessena. “E’ il nostro capitano, è un esempio per tutti”.

Lopez è ormai cagliaritano. “Mi sento a casa, qui è la mia vita, ragiono da cagliaritano e non sono mai andato via, come ho detto quando sono tornato”.

Sui tifosi. “C’è rispetto e stima reciproca”.

Il problema rigori. “Il prossimo a tirare? Decidono sempre i ragazzi”.

Si va a Udine. “Vogliamo continuità, servirà la mentalità per far male a qualsiasi avversario”.

Il suo Cagliari indimenticabile. Quello della salvezza con Ballardini nel 2008″.

Diego Lopez chiude indicando quattro nomi di compagni non banali per lui: “Il più forte, Gianfranco Zola. Il più simpatico, Nelson Abeijon. Quello fondamentale, Daniele Conti. E l’amico, Andrea Cossu”.

Spazio anche a due aneddoti riguardanti risse in occasione di Venezia-Cagliari e Fiorentina-Cagliari di qualche anno fa: “Con Valtolina ci incontrammo a Coverciano e ridemmo, Felipe Melo non l’ho mai rivisto e non so come reagirei. Forse lo ignorerei, dipende da come si porrebbe lui”.



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