Cagliari, nuovo stadio: c’è la soluzione “tutto compreso”

La società rossoblù dovrà presentare il progetto definitivo per riprendere la marcia verso il nuovo stadio

Tommaso Giulini, presidente del Cagliari dal 2014 (foto: Gianluca Zuddas)

Tommaso Giulini, presidente del Cagliari dal 2014 (foto: Gianluca Zuddas)

Il Cagliari Calcio, chiuso il capitolo Sardegna Arena e trascorso quel periodo di stacco e riposo che gli attori protagonisti avevano invocato dopo la volata di 127 giorni, si è tuffato in maniera ancor più decisa sul progetto del nuovo stadio, stavolta definitivo. Circa un quinquennio per arrivare (si spera) a mettere piede in quello che è il vero fulcro dell’avventura di Tommaso Giulini e soci in Sardegna. Una prospettiva succosa un po’ per tutti, dai sogni meramente calcistici dei tifosi allo sviluppo economico, infrastrutturale e sociale di club e territorio in senso lato.



Il prossimo passo dovrà necessariamente essere la presentazione del progetto definitivo da parte del Cagliari Calcio, che a fine 2015 ufficializzò un dettagliato rendering assieme a BFutura, l’organizzazione legata alla Lega di Serie B dell’allora presidente Andrea Abodi. Un cordone ombelicale che (dato il silenzio in merito) sembra essersi reciso da tempo per proseguire in altro modo. Ecco perché, a proposito di quanto diffuso a dicembre 2015, non è escluso che venga partorito qualcosa di significativamente diverso. Lo scorso 31 ottobre la società di via Mameli ha fissato nel 20 novembre il termine ultimo per candidarsi a progettare il nuovo stadio che sorgerà sulle ceneri dell’ormai abbandonato Sant’Elia, così da definire entro il 20 dicembre un numero più ristretto di potenziali assegnatari.

Lo stadio di Cagliari nel rendering preliminare di dicembre 2015

Lo stadio di Cagliari nel rendering preliminare di dicembre 2015

Intanto, però, la società si muove sotto traccia per sondare idee e strade da percorrere, visionare modelli europei che possano ricalcare quelli che sono i suoi obiettivi ed esigenze. Dal budget (previsto tra i 50 e i 60 milioni) alla capienza (da sempre fissata sui 21 mila e sempre oggetto di dibattito fino a scelta definitiva), passando per il fondamentale discorso del naming rightsl’affiancamento di un grande sponsor che dia il nome alla struttura e affianchi il suo marchio in modo decisivo garantendo un ritorno economico cruciale. Gli aspetti da curare sono molteplici quando si vuole costruire un’opera simile, e gli esempi in Europa non mancano, tanto che i massimi dirigenti rossoblù da molto tempo viaggiano per prenderne visione.



Davanti al Cagliari si potrebbe aprire una soluzione diversa da quella sopra citata per quanto concerne la progettazione e realizzazione dello stadio. Non sono poche, infatti, le realtà sportive che si affidano a colossi in grado di prendere in carico la totalità dell’iter e modellare la macchina organizzativa sulle prerogative del cliente. Tra queste c’è la Lagardère Sports and Entertainment, un buon esempio di come oggi ci si possa muovere (e ci si muova) quando si decide di realizzare uno stadio come quello che potrebbe essere la nuova casa del Cagliari Calcio. Tra le varie opere frutto del modus operandi che vedremo di seguito c’è anche quella Groupama Arena di Budapest, ultimo stadio europeo visionato in ordine di tempo dalla dirigenza rossoblù nei giorni scorsi. Prematuro dire se questo sia un indizio sulla strada scelta dal club sardo, ma intanto è sicuramente interessante saperne di più su una modalità che permette ad una società di avere qualcosa più di un partner, di fatto un appaltatore di un’opera mastodontica che altrimenti andrebbe realizzata e seguita passo passo con tutte le complicazioni (e i rischi) del caso.

Realtà come Lagardère, ormai transnazionale e multidisciplinare, si occupano sia di servizi di consulenza sia degli aspetti tecnici e commerciali di arene (non solo per lo sport) site in tutto il mondo. L’obiettivo è quello di gestire al meglio un budget fissato, snodandosi sia nella sfera amministrativa sia in quella creativa e tecnica, così da massimizzare i profitti e rispettare le tappe previste per la realizzazione. Pianificazione, progettazione, costruzione, gestione e commercializzazione, quindi manutenzione, ristorazione, biglietteria, organizzazione eventi. Tutto un “pacchetto” che dovrebbe togliere pensieri alla società-cliente di turno e aiutarla a massimizzare l’efficienza del meccanismo costi-reddito. Rimanendo all’esempio di Lagardère, furono quattro gli stadi da essa seguiti e che ospitarono gli Europei del 2012 in Polonia, ben sette su nove di quelli che furono sede di Euro 2016 in Francia. Tra gli altri, esempi sono forniti dallo stadio di Lione, ma anche la Friends Arena di Stoccolma e la già citata Groupama Arena di Budapest.



Il cliente viene seguito sin dall’inizio di un progetto, con tutte le analisi iniziali su punti di forza, di debolezza, opportunità e le minacce legate all’opera (la cosiddetta Analisi SWOT), al fine di valutare la fattibilità e assicurare un approccio strategico sin dal principio, arrivando al compimento dell’opera con una gestione efficiente. Ovviamente pianificazione e design (secondo i parametri richiesti da federazioni e confederazioni) sono parte centrale del lavoro di questo tipo di attori, il che rende interessante la prospettiva al cospetto di dover fare un vero e proprio bando e selezioni solo per scegliere chi dovrà progettare. Una differenza notevole, almeno in linea teorica. Cruciale anche la consulenza finanziaria, inclusa la pianificazione aziendale, la proiezione su ricavi e spese di lungo periodo, lo studio inerente i diritti commerciali, i partner pubblici e privati, il controllo dei rischi. In conclusione, il marketing e le vendite, ovviamente fondamentali una volta che l’opera sarà a regime: dai diritti legati allo stadio e al club fino ai marchi e la vita dei tifosi, con tutto l’aspetto commerciale e pubblicitario.

Una strada sicuramente interessante che abbraccia tutto ciò che, dalla A alla Z, inerisce la costruzione di uno stadio (che non è solo stadio) in grado di diventare vero motore di un cambio di passo per una società come sarebbe il Cagliari, come sono state Juventus e Udinese e come vorrebbero essere tante altre in un’Italia ancorata alla preistoria. Chissà se anche in Sardegna si opterà per questo sentiero, ricalcando in qualche modo (sicuramente molto più ampio e sviluppato) la partnership con BFutura che fu importante per la prima fase dell’iter amministrativo, e allineandosi ai molti club europei che già hanno inaugurato le proprie arene.

Fabio Frongia

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