Piredda si racconta: “Dalla Sigma all’Olbia: più maturo e consapevole”

ESCLUSIVA | Marco Piredda si racconta, dagli esordi alla Sigma Cagliari alla maturità con l’Olbia

Piredda - Olbia

Piredda – Olbia



Del talento di Marco Piredda si è sempre parlato tanto. A partire da quando, ancora bambino, illuminava i campetti dell’hinterland cagliaritano. Giocate e personalità sopra la media che non passavano inosservati, lasciando presagire una carriera di primo piano. A ventitré anni, nonostante una crescita frenata dagli infortuni, non c’è spazio per i rimpianti. Non è nell’indole del personaggio, proiettato in avanti e fiducioso per il futuro. Il passato risiede tra gli insegnamenti e i ricordi. Ed è proprio dai ricordi che inizia questa nostra chiacchierata col giocatore dell’Olbia.

Ho iniziato a giocare nel corridoio di casa, da solo. Ero veramente piccolo quando mia madre mi ha messo un pallone tra i piedi – racconta Piredda – ma ha capito subito che ero dotato e mi ha portato alla Sigma, un punto di riferimento per il calcio giovanile in Sardegna. Lì sono cresciuto molto. Ho imparato a giocare in un sistema, in una squadra”. Si crea così un legame solido con la società, tanto da portarlo a rifiutare un trasferimento al Cagliari: “Mi trovavo benissimo in quella società e in quell’ambiente, per questo rifiutai più volte. Poi, dopo qualche anno, mia madre mi convinse a provare in rossoblù, sicura che avrei potuto far carriera. Aveva ragione, bastarono una decina di minuti e il provino andò bene”.

Ad Asseminello si incrociano le strade di Piredda e Diego Lopez: “Una bandiera, un giocatore fortissimo e poi un tecnico di carisma. Se giochi a quei livelli e per così tanti anni respiri calcio, è inevitabile. È stato mio allenatore sia in Primavera che in prima squadra e, nonostante qualche incomprensione, mi ha fatto esordire da giovanissimo sia in Coppa Italia, allo Juventus Stadium, che ad Is Arenas, contro il Pescara”.

Quando però la carriera sembra pronta per decollare, Piredda è costretto a fare i conti con i capricci della dea bendata. Anni vissuti in prestito, destino comune a molti giovani calciatori che si affacciano nel mondo professionismo. Stagioni condite da molti infortuni e poche presenze tra Como, Terni e Siena: “Nessuna società mi ha mai fatto mancare la fiducia, ma gli infortuni mi hanno condizionato. È stato un periodo duro che però mi ha aiutato a crescere. Onestamente poi ci ho messo anche del mio. Ero ancora un po’ immaturo, dentro e fuori dal campo. Non capivo che comunque si trattava di un lavoro e non sempre mi comportavo seriamente”. Col tempo sono arrivati la maturità e la consapevolezza delle proprie qualità: “Grazie anche agli allenamenti, perché le doti te le dà Dio e non tutti le hanno, però poi serve anche la testa“.

Marco Piredda

Marco Piredda

L’Olbia, dunque, è arrivata al momento giusto. La ripartenza dalla Serie D e una potenziale svolta per la sua carriera: “Mi trovo benissimo, siamo un gruppo giovane che gioca un ottimo calcio, senza troppe pressioni come può accadere in altre piazze. Per molti di noi Olbia può essere un trampolino di lancio. Il mister Mereu vive il calcio da una vita e ci sa fare con i ragazzi, ci riempie di consigli”. Un’altra figura chiave in quest’Olbia è senza dubbio quel Daniele Ragatzu il cui percorso è, per certi versi, simile proprio al suo: “Daniele merita altri palcoscenici, la Serie C gli sta strettissima. Potrebbe giocare in Serie A ad occhi chiusi. Sta dimostrando tutto il suo valore e potrà essere un elemento chiave per noi in questo campionato”. Magari proprio al fianco dello stesso Piredda, tornato titolare domenica a Livorno dopo che un infortunio alla spalla lo aveva tenuto ai box sin dalla terza giornata: “Star fuori è sempre dura, ma i miei compagni hanno fatto molto bene in questo scorcio di stagione. Adesso voglio tornare al top della condizione il prima possibile”. 

La chiosa finale è inevitabile, visti i riflettori che da Cagliari sono costantemente puntati sul “Bruno Nespoli”. L’obiettivo è ancora quello di un ritorno alla casa madre rossoblù o il cordone si è ormai spezzato e pensi solo alla tua carriera? “Sarò sempre un tifoso del Cagliari ma adesso sono ad Olbia e la mia mente è focalizzata sull’Olbia. Ed è giusto che sia così perché questa società mi ha dato la possibilità di rilanciarmi”.

Un rilancio che nell’immediato si traduce nella sfida di Pontedera contro il Prato, dove l’Olbia e Piredda andranno a caccia della vittoria. Dopo l’ottima e sfortunata prova di Livorno e con – magari – il ritorno al gol del funambolo biancolbiese, che lo scorso anno incantò tutti sfornando cinque gemme, una più bella e lucente dell’altra. Proprio come il suo talento.

Stefano Sulis



Commenti Facebook


Lascia un commento