Han Kwang Song in allenamento ad Aritzo, col Cagliari, nell'estate 2017 (foto: Zuddas)

Han Kwang Song in allenamento ad Aritzo, col Cagliari, nell’estate 2017 (foto: Zuddas)

Ha fatto rumore, nei giorni scorsi, l’ennesimo grido dall’allarme della comunità internazionale contro la Corea del Nord, con il monito dell’ONU – su proposta degli Stati Uniti d’America – volto a ridurre le importazioni di prodotti petroliferi da parte di Pyongyang e ordinare il rimpatrio dei lavoratori nordcoreani di stanza in altri paesi. Questi sono fonte di guadagno (circa 2.3 miliardi, fonte The Guardian) per il governo, che può così mettere in bilancio valuta estera di valore più elevato rispetto alla propria moneta. Il documento finale è stata ammorbidito rispetto alla prima versione, su coordinamento di Cina e USA. Le sanzioni dell’ONU non sono state, ovviamente, accolte col sorriso da Kim Jong-un, il quale ha parlato di “ennesimo atto di guerra”. Circa un mese fa, le agenzie hanno battuto la notizia di oltre cinquanta lavoratori nordcoreani rimpatriati dall’Angola, mentre non si segnalano altre concrete evoluzioni nel mondo occidentale.



La questione, particolarmente pesante e intricata come ogni vicenda geopolitica, ha avuto una cassa di risonanza in più nel più veniale mondo del calcio. Il calciatore nordcoreano più famoso, infatti, è quell’Han Kwang Song che è di proprietà del Cagliari e in prestito al Perugia. Fenomeno mediatico oltre che calcistico, vista la sua nazionalità, Han è ora ai margini della squadra umbra dopo un inizio sfavillante. Le sue esclusioni (ultima quella di ieri sera) hanno acceso il fuoco di polemiche e paura per presunti legami tra la situazione di cui sopra e il ridotto impegno, preludio – secondo il bizzarro e confuso tam tam dei social network – di un rimpatrio di Han e della fine del sogno di vederlo un giorno protagonista con la maglia rossoblù.

Han sarà protagonista del mercato invernale del Cagliari, che potrebbe riportarlo alla base sconfessando la scelta estiva, quando lui e Santiago Colombatto vennero dirottati in Umbria. Il diciannovenne è ufficialmente infortunato, ma le dinamiche di mercato restano vive, e dal 2018 la vicenda sarà al centro del tavolo. Intanto, in attesa di capire le intenzioni dei due club, è bene fare chiarezza sul tema delle sanzioni ONU e dei possibili legami con quelli calcistici.

Un primo smorzamento alla costruzione del teorema sanzioni ONU-rimpatrio di Han arriva dalla non immediatezza dei dettami dell’organizzazione internazionale, che peraltro non sono automaticamente vincolanti se non con una legge di recepimento degli stessi. Ci sarebbe bisogno di un decreto di espulsione ai danni di Han (o di qualsivoglia lavoratore-cittadino nordcoreano) con alla base della notifica una sanzione ONU, che però non è fonte normativa né in Italia né in altre nazioni.

E’ bene ricordare che, anche se si fosse in presenza di un diktat normativo, ogni caso sarebbe valutato singolarmente, nell’ambito dell’imposizione di far rientrare tutti i nordcoreani entro 24 mesi, con l’obiettivo di chiudere i rubinetti al finanziamento per Pyongyang. Nei fatti è difficile, se non impossibile, che venga data a breve attuazione a quanto scritto, non fosse altro perché sono molti i casi in cui il lavoro nordcoreano (vedi la manovalanza per gli stadi di Russia 2018, rimanendo in ambito sportivo) e la vendita di risorse petrolifere (dalla Cina) alla Corea del Nord rappresentano un affare per il resto del mondo.



Il rimpatrio sarebbe poi solo per chi invia soldi in Corea del Nord, una fattispecie tutta da dimostrare, non semplice in un’epoca dove tutto è tracciabile e risulta complicato (seppur non impossibile) affidarsi a messaggeri di antica memoria o contanti nascosti chissà dove. In passato avevamo già parlato della necessità di pagare Han su un conto italiano, ma sarebbe comunque improbabile che il Cagliari pagasse il suo stipendio su un conto nordcoreano, vista l’assenza di rapporti tra banche italiane e il paese asiatico posto sotto embargo.

In ultima istanza, la sanzione ONU in oggetto non dice certo che Han non debba giocare, per cui associare l’assenza contro l’Empoli a questo è quantomeno forzato. A maggior ragione se si ribadisce che Han è tuttora in Italia, come ogni giorno ormai da anni, e ha assistito al match dalla tribuna del “Renato Curi”. Ce n’è abbastanza per mettere freno agli allarmismi e pensare solo alle normali dinamiche del semplice, ma sempre rovente calciomercato.

Fabio Frongia

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