Luca Ceppitelli (foto: Gianluca Zuddas, Agenzia Fotocronache)

Luca Ceppitelli (foto: Gianluca Zuddas, Agenzia Fotocronache)

Luca Ceppitelli è ormai uno dei senatori dello spogliatoio rossoblù. Uno dei pochi rimasti che hanno  vissuto l’intero corso targato Tommaso Giulini, iniziato nel 2014. Mai noto come un nomade del calcio, ha vissuto ogni forma di avventura con la maglia del Cagliari. Le tempeste che precedettero la retrocessione, il trionfo dell’anno successivo, fino alle recenti battaglie sotto la guida di Diego Lopez. Senza mai lasciare la barca. Un rapporto non lineare, ma che si è forgiato col passare degli anni, rendendo il difensore uno dei pilastri rossoblù.

Fa piacere trasmettere ai nuovi arrivati la filosofia del club, così come altri fecero con me quando arrivai. Siamo un unico gruppo, coeso. Il fatto di essere qui da più tempo non ci fa sentire diversi. Certamente, se c’è bisogno di trascinare la squadra o spiegare i valori di questa maglia dobbiamo essere in prima linea.”



Il rapporto tra Ceppitelli e il Cagliari – inutile negarlo – ha vissuto di alti e bassi. Si è mai sentito realmente vicino all’addio nei mesi scorsi?Specialmente nell’ultimo anno ho vissuto sulle montagne russe, è vero, ma più che altro a causa di problemi fisici. Poi durante le sessioni di mercato ci sono sempre degli interessamenti, dipende anche da quanto i media vogliono farli risaltare. Ho sempre scelto di rimanere. E non ho mai avuto alcun rimpianto, non ne avrei motivo”. Come ha risolto quella polemica per le parole del suo procuratore, che parlò di rammarico per il mancato approdo al Chievo? “Non c’è stato nessun problema, mi dispiacque molto per la reazione dei tifosi, che fu comprensibile e con i quali mi scusai sentitamente. Ero tranquillo con me stesso e con il mio agente perché sapevo che le sue parole erano state travisate e ingigantite. Siamo andati avanti serenamente, pensando al lavoro sul campo”.

Tre anni e mezzo fa il Cagliari si assicurava uno dei difensori più ambiti provenienti dalla cadetteria: giovane, elegante e goleador. E il bilancio che fa della sua esperienza in rossoblù è fin qui positivo. “Sto vivendo dei bellissimi anni qui a Cagliari. Eccezion fatta per la prima stagione, che non è andata bene a livello collettivo pur insegnandomi tanto. Anche dalle sconfitte impari molto, forse più che dalle vittorie. Si chiudono dei capitoli e se ne aprono di nuovi. Bellissimi. Abbiamo vinto un campionato, ed è stata una grande soddisfazione. E anche lo scorso anno abbiamo fatto un’ottima stagione arrivando undicesimi”.

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Una piazza, quella rossoblù, che Ceppitelli ha imparato a conoscere nel corso degli anni: “Una piazza che pretende tanto, giustamente. Anche perché rappresentiamo un popolo. Non esageriamo se paragoniamo il Cagliari ad una sorta di piccola Nazionale. Bisogna saper sopportare le critiche e i momenti difficili, e difendere il peso di questa maglia. Ci può stare, perciò, che i tifosi chiedano quel qualcosa in più. Bisogna capirlo e trasmettere questo messaggio ai nuovi”.

Ceppitelli con la maglia numero 23 del Cagliari (foto: Gianluca Zuddas - Agenzia Fotocronache)

Ceppitelli con la maglia numero 23 del Cagliari (foto: Gianluca Zuddas – Agenzia Fotocronache)

Il Cagliari e Ceppitelli sono migliorati nettamente con il cambio di guida tecnica. Sicuramente il rendimento della squadra è migliorato. Il mister è stato bravo a toccare le corde giuste, alzando l’intensità di gioco e cambiando modulo. Una mossa intelligente perché, così facendo, è riuscito a trarre il massimo da ogni giocatore”. L’arrivo (o il ritorno) del tecnico uruguaiano è coinciso con l’applicazione di un nuovo sistema di gioco, insolito nella storia recente rossoblù. “Con la difesa a 3 l’allenatore è riuscito a mettere ogni elemento nella posizione ideale. In particolare per quanto riguarda le fasce, dove probabilmente ci mancavano dei terzini di ruolo. Con questa impostazione tattica, Lopez è riuscito a sfruttare meglio i giocatori di gamba che avevamo in rosa”.

Da ex difensore a difensore, Lopez ha fatto qualche discorso particolare al momento del suo arrivo? “Diciamo che non c’è stato un discorso vero e proprio. Ci ha spiegato il cambio a livello tattico e i motivi che lo spingevano a proporlo. Più che un discorso specifico, però, ha puntato sul lavoro quotidiano. Sin dal primo allenamento. Avere un allenatore che è stato difensore ad alti livelli per tanti anni sicuramente ti aiuta, perché può darti i giusti consigli. E così fanno anche i suoi assistenti, Fini e Agostini”.



Un mantra che Lopez ripete spesso è quello di guardare sempre la porta avversaria, anche contro le big.Un atteggiamento che incide anche nel modo di difendere. Per certi versi può sembrare più difficile perché hai tanto campo alle spalle e devi stare più attento, ma se viene applicato bene ti aiuta. Logicamente serve anche il supporto degli attaccanti, che devono partecipare ad entrambe le fasi. Poi, anche se può sembrar banale, correre in avanti è più bello piuttosto che coprire la porta sempre all’indietro e vicino ad essa. L’interpretazione è diversa, ma piace molto anche a noi difensori. Non è semplice, ma ci sta riuscendo spesso e bene perché le idee sono giuste e il mister ce le sta trasmettendo nella maniera giusta”. 

Il momento positivo del Cagliari coincide con uno stato di forma finalmente ideale, ed è lo stesso giocatore a rimarcarlo: “Ho risolto tutti i problemi fisici, le prestazioni positive derivano dal fatto che sto bene. Ci lavoro tanto, tutti i giorni. Ho imparato in questi anni a curare ogni dettaglio, a cominciare dalla prevenzione e altri aspetti a cui magari non badavo quand’ero più giovane”.

Un'esultanza di Sau, Barella e Ceppitelli (foto: Gianluca Zuddas)

Un’esultanza di Sau, Barella e Ceppitelli (foto: Gianluca Zuddas)

Nel match contro la Juventus hai sfidato quel Chiellini autore, nei giorni scorsi, di una dura denuncia nei confronti del calcio italiano. Secondo il toscano, la moda del “guardiolismo” ha creato difensori capaci di impostare, ma con delle lacune sempre più evidenti nella fase prettamente difensiva, marchio di fabbrica italiano: “Il calcio è in continua evoluzione. Anni fa si marcava a uomo e a tutto campo, poi si son fatti passi avanti. I primi difensori che provarono ad impostare erano considerati dei matti perché correvano dei rischi eccessivi. E adesso lo fanno tutti, perché hanno visto che può portare dei vantaggi. L’importante, poi, è sempre quello di non trascurare le basi difensive. La capacità di impostare dev’essere un qualcosa in più”.

Un buco generazionale, quello lamentato dal bianconero, che ha costretto la Nazionale ad affidarsi a giocatori ultra-trentenni proprio per la mancanza di giovani leve di sicuro affidamento: “Forse si è persa un po’ l’abitudine di insegnare a difendere – replica Ceppitelli – ma io non l’ho vissuto sulla mia pelle. Semplicemente il ruolo si è evoluto. E’ vero che loro sono ancora protagonisti, ma è anche perché fino a pochi anni fa erano tra i migliori al mondo. Perciò credo sia merito loro, non un demerito degli altri.”

A proposito di giovani leve, inevitabile un riferimento a Filippo Romagna, che in pochi mesi ha conquistato il mondo rossoblù (e non solo). Ti saresti aspettato un’esplosione simile o ha sorpreso anche te la rapidità con cui si è adattato al grande calcio? “Ho compreso subito le sue qualità. Credo abbia ancora ampi margini di miglioramento, e crescerà ancora tanto perché è un ragazzo intelligente. Nessuno di noi, quando ci ha raggiunti in ritiro, sapeva quanto potesse effettivamente dare al Cagliari e in Serie A. Ma lui è stato bravo a farsi trovare pronto, dimostrando di essere all’altezza. Mi piace la sua sicurezza, nonostante l’età. Sarà sicuramente un difensore importante, per il Cagliari e per tutto il calcio italiano”. 

Un altro ragazzo con cui Ceppitelli ha un rapporto di amicizia molto stretto è Marco Sau, che vive probabilmente le settimane più difficili della sua avventura in rossoblù: “Il suo problema è che ha sempre qualche guaio fisico. Purtroppo in questi casi bisogna essere forti, io cerco di spronarlo perché so quanto potrebbe essere utile alla squadra. Deve stare tranquillo, curarsi al meglio e togliersi qualche peso di dosso. Per lui poi non è semplice giocare con questa maglia perché le aspettative sono alte. Meriterebbe più sostegno e meno critiche”. Parole da leader. Veste che il centrale di Castiglione del Lago ha indossato e che lo ha reso uno dei pilastri di questo Cagliari.

Stefano Sulis



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