Il Cagliari guadagna terreno sulla zona calda (foto: Pietro Mosca)

Il Cagliari guadagna terreno sulla zona calda (foto: Pietro Mosca)

Che bello il Cagliari granitico che subisce ben poco. Che goduria la squadra rossoblù che ha reso un lontano ricordo le imbarcate foriere di malumori storici. Che entusiasmo questa squadra compatta, fatta di aiuto reciproco e raddoppi sistematici, linee strette e spirito da battaglia. Punto. Finito. Non è poco, è bene ribadirlo a voce alta, perché quando ti devi salvare ad ogni costo certi ingredienti sono ben più prioritari delle bollicine e della raffinatezza tecnico-tattica. Raggiungibile, questa, solo con grande competenza, lavoro dettagliato (datato e duraturo), idee, invenzioni e doti in possesso solo di chi davvero può emergere dalla mediocrità.



Il calcio del pragmatismo, dei freddi calcoli, della paura di sprofondare sportivamente e finanziariamente esige l’abbandono di ogni contorno. Chi ci sta può vivere, o vivacchiare. Chi spera di fare altro rischia grosso. Il Cagliari di oggi, quello visto in casa del Sassuolo ma anche in precedenza, è l’emblema della teoria del pochi fronzoli e tanta resaAlla fine, si sa, contano i risultati, e così una salvezza vicina vale più di mille discorsi da esteti perfezionisti. Se il Cagliari fosse più vicino alla pericolante Spal la rabbia critica sarebbe ben più acuta, invece l’odierna tranquillità mette al bando le polemiche.

Le bastonate, però, erano molto forti anche nel recente passato, a salvezza acquisita, quando si discuteva di sconfitte fragorose, classifica dolcissima, gioco ugualmente assente. Meglio pensare al presente, provando a dribblare gli sbadigli di un match prandiale ai limiti del deprimente. Un tiro (da centrocampo) in tutta la partita; poche sofferenze (bravo Lopez, bravi i singoli che compongono e attuano la fase difensiva); un tridente offensivo che è quello della Serie B con più anni sul groppone e meno garanzie per vari motivi (non) offerti dai poco affidabili singoli. E poi l’incapacità di produrre calcio, un aspetto oggettivo che già contro Crotone e Spal aveva restituito tre gol salvifici: uno su punizione, uno estemporaneo dalla distanza e un altro da calcio piazzato. Poche idee, nessuna profondità artistica, men che meno innovazioni e inventiva. La salvezza è dietro l’angolo. Per il calcio citofonare altrove.

Fabio Frongia



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