Damir Ceter con il numero 24 (foto: Agenzia Fotocronache)

Damir Ceter con il numero 24 (foto: Agenzia Fotocronache)

Una prestazione molto negativa non può fare primavera. Questa la didascalia dopo l’attesa, prima volta di Damir Ceter con la maglia del Cagliari. Sabato, nell’attacco della seconda squadra guidata da Max Canzi, il colombiano classe ’97 ha deluso, a pochi giorni dal suo tesseramento in rossoblù e dal ritorno in Colombia, dove si era recato post-presentazione ufficiale per sistemare alcune questioni burocratiche.



C’erano, insomma, abbastanza ingredienti per scendere in campo spaesati e fuori contesto, con ben poca chimica al fianco dei vari R. Doratiotto, Gagliano, Mastromarino e company. Ceter ha sbagliato pressoché tutto, faticando nei semplici controlli e nelle sponde, venendo sistematicamente anticipato dal marcatore diretto e senza riuscire a dare fisicità negli ultimi venti metri. Di attacco della profondità e azioni palla al piede, in stile Muriel per intenderci – ricordando il paragone fatto dallo stesso Ceter -, nemmeno l’ombra.

Guai, però, ad affrettarsi in giudizi che vadano oltre le doverose analisi di quanto visto nella singola gara contro la Ternana, che ha segnato il ritorno alla sconfitta dopo mesi strabilianti dei giovani rossoblù. Ceter ha bisogno di conoscere la nuova platea, di ritrovare confidenza con il calcio giocato, lasciato a luglio per curarsi, e non è un caso che la dirigenza del Cagliari (più Lopez) abbia sempre ribadito come non sia acquisto per l’immediato e forse nemmeno per il futuro prossimo. Chi ha pensato all’arrivo di un nuovo delantero sudamericano pronto ad infiammare la Sardegna Arena si metta l’anima in pace, perché c’è ancora bisogno di attesa e lavoro in cantiere. Un monito doveroso e mai semplice da accettare in un mondo fatto di usa & getta e sentenze, positive o negative, frenetiche e affrettate.

Fabio Frongia



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