Tore Pinna, capitano e monumento della Torres (foto: Alessandro Sanna - SEF Torres Calcio 1903)

Tore Pinna, capitano e monumento della Torres (foto: Alessandro Sanna – SEF Torres Calcio 1903)

Momento positivo in casa Torres, dove si carica la batteria per la volata finale. Ultime partite della stagione regolare (con un occhio agli impegni di Atletico Uri, Stintino e Sorso) e poi i playoff per dare la caccia alla Serie D. In casa rossoblù c’è fiducia, come espresso nelle scorse ore dal presidente Salvatore Sechi e dal mister Pino Tortora. La bandiera delle bandiere, Tore Pinna, è più moderata nelle previsioni, rispetto al tecnico che si è detto sicuro del salto di categoria: “Saranno playoff difficilissimi, possiamo giocarcela con tutti, Sassari e la Torres non c’entrano nulla in queste categorie”. Intanto il portiere di Sorso continua a distinguersi per miracoli e attaccamento alla maglia, e così sulle pagine de L’Unione Sarda racconta una volta di più la sua epopea.



Il prossimo obiettivo del portierone torresino, ancora uno dei migliori non sono nell’Eccellenza sarda, è il record assoluto di presenze con la maglia del club che si prepara a festeggiare i 115 anni di età. Le 342 presenze di Paolo Morosi sono ad un passo, essendo già a quota 337, per questo arrivare agli spareggi nazionali che valgono il ripescaggio in Serie D è ancora più importante. “Vorrei giocare anche l’anno prossimo, se starò bene come sto oggi – dice Tore Pinna a L’Unione Sarda – e magari fare da chioccia a due bravi giovani come Antonio Sechi ed Enrico Selva. Per me essere una bandiera torresina è una soddisfazione enorme – continua – Sarei rimasto anche nel 2006 (dopo aver sfiorato la Serie B ai playoff, ndr), ma la società fallì e fui costretto ad andare via. Mi sento come Daniele Conti al Cagliari: un capitano esemplare”.

Tanti i ricordi ripercorsi da Pinna, a cominciare dalla promozione in C1 nel ’92, a Mestre, poi le esperienze nella Penisola: Salerno (“durissima, dopo Zenga, Chimenti e Balli, ma conquistai ugualmente i tifosi”), Grosseto e Pescara, con promozioni in Serie B e Supercoppe di categoria. Il rimpianto è ovvio: “Mi dispiace non aver potuto giocare in Serie A, lo meritavo, degli ingaggi che non ho avuto non mi interessa, conta la parola data, anche se in questo mondo non ha grande valore”.

Sulle ragioni del mancato sbarco nella massima serie, Pinna non ha dubbi individuando l’altezza: “Qualcuno si è fermato a questo dato: sono alto 1.81 e in Serie A ti vogliono dai 1.85 in su. Cragno? Ci ho giocato contro quando ero al Pescara e lui, giovanissimo, al Brescia. Era già bravo allora, deve ancora crescere e crederci sempre”.

Il rifiuto al Cagliari, ad inizio anni Duemila (quando era tra i migliori portieri in circolazione) è cosa nota: “Senza nulla togliere al Cagliari, ho legato la mia carriera alla Torres, l’onore e il rispetto contano più dei soldi e dei contratti. Per questo ho stima di Daniele Conti, è rimasto sempre fedele alla sua bandiera”. L’occasione di parlare con un simbolo torresino anche delle vicende cagliaritane è utile per parlare dei rapporti tesi e della rivalità tra le tifoserie. “Da sportivo mi dispiace che ci sia questo clima – dice Pinna – Non viviamo il mondo delle tifoserie, è brutto che ci siano ancora scontri nei traghetti, in treno, nelle città, sarebbe bello limitarsi a sani sfottò”.



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