Un'esultanza del Cagliari (foto: Zuddas)

Un’esultanza del Cagliari (foto: Zuddas)

Ha vinto la fame. La voglia di riprendere respiro dopo settimane di apnea. Il Cagliari scaccia i suoi stessi fantasmi con una vittoria che vale ben più di quei tre punti che permettono di allontanare il margine rosso. Uno snodo fondamentale, forse decisivo, certamente ristoratore. Basti pensare a quale scenario si sarebbe prospettato in caso di risultato avverso, con una cappa irrespirabile sopra Asseminello e l’orizzonte ad agitare i pensieri rossoblù.

Tra due squadre appannate dalla paura, ha prevalso quella rimasta aggrappata con più tenacia alla partita. Con lucidità intermittente, ma con più cuore. In una partita dai contenuti tecnici non eccelsi (per usare un eufemismo) e vinta sul terreno della continuità mentale, il Cagliari – alla distanza – ha portato gli avversari sui propri binari, più compassati e orizzontali. L’Udinese abile nelle verticalizzazioni, letale in avvio con Lasagna e benevola in almeno altre due occasioni, si è così progressivamente spenta. Davanti ad una squadra sempre più insicura, così, i rossoblù hanno acquisito coraggio, spinti da un pubblico che dopo l’incornata di Ceppitelli ha potuto tirare un lungo sospiro di sollievo. Lungo almeno 32 secondi, come i punti nella bisaccia della truppa di Lopez.



Merita una menzione speciale Luca Cigarini, la cui importanza è diventata folgorante in sua assenza e il cui ritorno mette (ulteriormente) con le spalle al muro una società rea di non aver cercato e trovato un suo vice, rivendicando in più occasioni la scelta. Errore costato una cascata di punti e dettato dall’assenza di un vero e proprio uomo di campo a guidare le operazioni di mercato. Errore, si spera, sia stato di insegnamento dalle parti di via Mameli. Lampante, infatti, come l’ex Atalanta fosse anche ieri l’approdo sicuro per i compagni. Fonte di materia grigia e carisma, un caveau nel quale mettere i palloni scottanti. Caratteristiche che Barella, indipendentemente da quale piega prenderà la sua carriera, non possiede. O quantomeno non possiede ancora.

A Milano, martedì, mancheranno entrambi. Paradossalmente il male minore, al netto di ogni dichiarazione di circostanza. Se, contro i nerazzurri, Pavoletti e compagni scenderanno in campo senza aver niente da perdere, domenica alla Sardegna Arena arriverà il Bologna: sarà quello l’appuntamento – l’ennesimo – da non fallire, per salire a quota 35 e mettere un piede e mezzo nella Serie A 2018/19.

Stefano Sulis



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