Basket, Serie C – Masini: “Calasetta oasi felice, dobbiamo migliorare nell’atteggiamento. I giovani? Bisogna crederci…”

Postato il 19 Dic 2014
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Andrea Masini

Andrea Masini, tecnico del Calasetta

Negli anni ’80 è stato un realizzatore implacabile, tra Perugia, Avellino, Gorizia (dove ha conosciuto un certo Drazen Dalipagic) e, soprattutto, Stella Azzurra Roma. Una volta appese le scarpette al chiodo e indossati i panni dell’allenatore, ha proseguito il suo personale “giro d’Italia” alla ricerca di un progetto cestistico di valore. Che pare finalmente aver trovato in quel di Calasetta, dove lo storico dirigente Mario Fontana ha deciso di affidargli il ruolo di head coach della prima squadra. La stagione dei tabarchini, fino a ora, è andata a strappi, con vittorie esaltanti alternate a sconfitte inaspettate. “Ma è normale quando si ha a che fare con una squadra giovane e profondamente rinnovata”, dice Andrea Masini, condottiero di un gruppo rinnovatissimo rispetto a quello che, con Edoardo Peretti in panchina, aveva conquistato i playoff nel torneo di DNC. “Sono arrivati tanti ragazzi da fuori – prosegue – e ci vuole del tempo affinchè si calino a pieno nella nuova realtà. Una squadra di questo tipo necessita di tempo per poter essere assemblata, non si può pensare di far tutto dall’oggi al domani“.

L’ex giocatore della Stella Azzurra si è spesso misurato in piazze di grande tradizione, al punto che fa un certo effetto vederlo catapultato in una piccola realtà come quella calasettana: “E’ vero, viviamo in un ambiente molto familiare – ammette – ma sono felicissimo della scelta fatta in estate. Calasetta è un’oasi felice, proprio come me l’aveva descritta Andrea Morresi tempo addietro, in occasione di un All Star Game. Sia io che i giocatori siamo messi nelle condizioni ideali per poter lavorare al meglio. Non abbiamo pressioni di nessun tipo: la società ci chiede solamente di dare il massimo in ogni partita e di contribuire alla crescita del progetto.”

Il Calasetta attualmente occupa il sesto posto in classifica con 10 punti, frutto di cinque vittorie e sette sconfitte. L’ultima di queste maturata sabato scorso, al termine di una partita a dir poco avvincente contro la capolista Tavoni: “Potrebbe sembrare un paradosso, ma mi ha soddisfatto maggiormente il ko col Sant’Orsola che la vittoria contro la Torres”, sottolinea. Il nostro problema, purtroppo, risiede nell’atteggiamento. Se avessimo mantenuto la stessa intensità vista sabato anche in qualche altra partita, a quest’ora avremmo sicuramente dei punti in più in classifica.”

Oltre a guidare la prima squadra, Masini si occupa anche della formazione Under 19 del Calasetta. Non una novità per lui, che nel corso della sua carriera ha avuto modo di allenare svariate compagini giovanili. L’occasione, allora, è propizia per chiedergli un’opinione sulla penuria di talenti prodotti dalla pallacanestro sarda negli ultimi anni, in particolar modo al sud: “Credo che anche a Cagliari esista un movimento vivo, che va però valorizzato e smarcato dall’accentramento che Sassari sta operando. Ho giocato tante volte nel palasport di via Rockefeller e lo ricordo come un campo difficile, sempre colmo di entusiasmo. Mi dispiace sapere che spesso ora è vuoto”. Ma i mali del basket giovanile sono tanti, e comuni a tutta l’Italia: “Non è una questione esclusivamente sarda – prosegue -, anche nella penisola, ormai, si producono pochi giocatori. I tempi sono cambiati purtroppo. Quando ero ragazzino si giocava tantissimo negli oratori. Io non volevo mai andar via, al punto che una volta mi ci chiusero pure dentro. Ecco, credo che vada riscoperto questo lato del gioco”. Ma la responsabilità, a volte, è anche dei tecnici: “In troppe circostanze i giovani non vengono gestiti nel modo giusto, perchè i loro allenatori non hanno il coraggio di mandarli in campo”. E questo non è certamente il caso del Calasetta, che in regia schiera il classe ’94 Fabio Aralossi: “I ragazzi vanno guidati e stimolati. A volte mal sopportano i sacrifici necessari per diventare giocatori.” Come se ne esce? “Instaurando nuovamente la cultura del lavoro. Quella che un tempo c’era e ora si è persa. Io, memore degli insegnamenti di Valerio Bianchini, uno dei miei primi maestri, tratto tutti allo stesso modo. Da Barreiro al ragazzino dell’Under”.

Nonostante la formula del tutto particolare, con appena otto squadre e due gironi di andata e ritorno, il tecnico di San Giovanni Valdarno ha trovato una Serie C di buon livello tecnico: “Quasi tutte le nostre avversarie, a livello di quintetto, sono competitive. Mi ha impressionato in positivo Genneruxi, squadra molto forte ed esperta, ma anche il Su Stentu e il Sant’Orsola”. E domani a Monte Mixi, i gialloblù se la vedranno contro quell’Esperia, che – col calo dei Pirates – mira dritta al secondo posto: “Insisterò sull’atteggiamento – ribadisce Masini – piuttosto che su aspetti puramente tecnici. Dobbiamo crescere come gruppo: la continuità è l’unica cosa che ci manca per fare il salto di qualità. Dovremo poi stare attenti a Pedrazzini, che a 44 anni è ancora uno dei migliori giocatori della sua squadra”.

Roberto Rubiu

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