Il Cagliari in tenuta arancione

Il Cagliari in tenuta arancione

Lo scorso 27 luglio, quando i nuovi completi firmati Robe di Kappa sono stati presentati alla stampa e ai tifosi, qualcuno ha storto il naso: dopo tanti anni in rosso, infatti, la terza maglia del Cagliari è tornata a essere arancione. La scelta non è piaciuta troppo ai tifosi della Curva Nord, che hanno chiaramente manifestato di non gradire la tenuta con dei cori inequivocabili cantati durante il match amichevole contro il Saragozza. “Sembriamo la Pistoiese”, hanno scandito gli ultras. Eppure, anche se pochi lo sanno, l’arancione è un colore che fa parte a pieno titolo della tradizione del Cagliari almeno dagli anni ’40, e rappresenta l’eredità di una storica squadra cittadina.

Alla fine degli anni ’20 a Cagliari vive un portuale (lavorava allo scarico merci) che rispondeva al nome di Antonio Marras. Costui ha contratto una folle passione per il gioco del calcio al punto di decidere di fondare una squadretta tutta sua: anno Domini 1927. In Sardegna, intanto, si sta per disputare il primo campionato federale di III Divisione. Vi partecipano  l’Avanguardia Fascista di Cagliari, il Cagliari, la Monteponi e la Torres. Alla fine vince il Cagliari, che può così finalmente approdare ad un campionato nazionale.

Ma ritorniamo ad Antonio Marras: dopo aver fondato la squadra trova il modo di costruire un piccolo campo per gli allenamenti e per le amichevoli nella Fossa di San Guglielmo, dalle parti di via San Giorgio, dove poi sorgerà la “Clinica Aresu”. Alla realizzazione del campo provvedono i calciatori stessi, che si danno da fare per sistemare l’improvvisato rettangolo di gioco. Questi provvedono di tasca propria anche all’equipaggiamento sportivo. La squadra è finalmente attiva, ma ancora non ha un nome. Un tifoso, allora, decide di affibbiarle il nome di “Sa Pibinca”, vocabolo che in lingua sarda significa letteralmente “piattola”, ma che viene usato soprattutto in senso metaforico per designare, come è facile intuire, una persona fastidiosa.

Il campo viene così ironicamente denominato “Su campu de Sa Pibinca”. La squadra si affilia alla federazione in vista della partecipazione al campionato zonale dell’ULIC edizione 1928-29. Fanno parte del girone anche l’O.N.B. di Cagliari, l’Avanguardia B, il Cagliari B, l’Amsicora e l’Arborea. La squadra termina all’ultimo posto. Il nome scelto è: Gruppo Sportivo San Giorgio. Il colore sociale è l’arancio, e il nuovo presidente Raffaele Longu. Negli anni sucessivi la squadra continua a militare nel torneo ULIC per poi approdare alla Sezione Propaganda. Marras prosegue a giocare nella squadra come mediano fino al 1934. Nello stesso periodo gioca con gli arancioni anche un certo Renato Brandolini, il quale gestisce un’attività di commercio all’ingrosso di legna da ardere. Negli ultimi mesi del 1934 proprio Brandolini diviene il neo presidente della San Giorgio.

La formazione della San Giorgio 1935/36

La formazione della San Giorgio 1935/36

La piccola società comincia a crescere e farsi onore, tanto che negli anni successivi vi militeranno calciatori del calibro di Renato Raccis, Francesco Servetto, Cenzo Soro, Giovanni Pinna, Vittorio Fercia, Salvatore Oppo, Giovanni Schinardi, Salvatore Sechi, Arturo Contini, Mario Fiori e molti altri apprezzati anche a livello nazionale. Nel 1936 Brandolini cambia la denominazione in Pro Calcio San Giorgio.

Il 10 Febbraio del 1936 è il giorno della clamorosa affermazione della San Giorgio in campionato contro il Cagliari, appena risorto dalle sue ceneri e ridotto alla partecipazione al torneo regionale. Il risultato finale è di 2 a 1 in favore degli arancioni, che si schierano con: Soro, Piras II, Puccini, Fercia, Servetto, Pilloni, Fenu, Invernizzi, Todde, Clavello, Oppo. L’anno successivo i rossoblù si vendicano rifilando ai rivali due batoste: 0 a 3 in casa il 21 febbraio 1937 e 9 a 1 il 28 marzo.

Il Cagliari, vincitore del campionato, ritorna in Serie C. Oppo, Schinardi e Servetto, richiesti dai rossoblù, verranno cavallerescamente ceduti dalla ai cugini dalla San Giorgio, per facilitare la costruzione di una rosa migliore in vista del difficile torneo nazionale. L’anno dopo gli arancioni, forti del nuovo piccolo astro Renato Raccis, appena sedicenne, vincono il torneo. Il sogno di Brandolini di portare la squadra in Serie C finalmente si avvera. Nel torneo 1938-39 Cagliari ha due squadre partecipanti alle terza serie.

I ruoli federali assegnano le due compagini a due differenti gironi, negando ai tifosi la gioia di un memorabile derby. Che comunque arriva, perché durante il primo turno di Coppa Italia a settembre, le due squadre si affrontano per approdare al secondo turno. Il Cagliari vince per 2 a 0 sul campo di via Pola. Il campionato andrà molto male per gli arancioni, in costante crisi finanziaria. La San Giorgio chiuderà l’inglorioso campionato un clamoroso 13 a 0 patito sul campo della M.A.T.E.R. di Fulvio Bernardini.

I giocatori, che non vedevano la paga da mesi, vendono l’incontro: con quel risultato, infatti, la compagine romana può superare la diretta concorrente alla prima piazza. Una circostaza che non sfugge all’organo federale, le cui indagini tuttavia non portano a nulla. A fine stagione la Federazione ripesca la San Giorgio, ma Brandolini rifiuta ed anzi cambia denominazione sociale in Sardegna e, al tempo stesso, muta anche i colori sociali.

Il gioiellino si sfascia, e quasi tutti vanno via: Raccis, promesso al Cagliari viene poi venduto al Prato per una cifra enorme che permetterà di ripianare gli ingenti debiti. Brandolini cede il testimone ad Umberto Ceccarelli. La società vivacchia durante il periodo bellico, in seguito, nel 1945-46 piazza la sua ultima zampata, giunge inaspettatamente al secondo posto in classifica dietro al Cagliari e davanti alla Torres. Serie C? Sembrerebbe proprio di sì, ma poi la Federazione non riammette la partecipazione di squadre sarde ai tornei nazionali per problemi logistici ed anche il Cagliari è costretto a rinunciare. È la fine, ai primi di agosto 1946 l’ex San Giorgio, ora Sardegna, si fonde con il Cagliari, alcuni suoi giocatori passano in rossoblù ed il suo presidente Ceccarelli diventa il nuovo massimo dirigente del Cagliari. Quelle maglie arancioni  che oggi Sau e compagni indossano, insomma, fanno pienamente parte della storia della città di Cagliari e del Cagliari. Il sangue de “Sa Pibinca” scorre ancora nelle vene rossoblù.

Mario Fadda

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