Ivan Cirinà (foto: Alessandro Sanna)

Ivan Cirinà (foto: Alessandro Sanna)

Niente di nuovo sul fronte occidentale. All’indomani del rallentamento (secondo 0-0 in tre gare) contro il Calangianus, l’opera del tedesco Erich Maria Lemarque sembra la più appropriata per inquadrare il momento Torres. I protagonisti del romanzo domenicale sono fatalismo e disillusione, tessitori delle trame di un conflitto logorante, senza capitolazioni e risultati significativi. Al Vanni Sanna, gli ospiti, in scacco perpetuo, riescono con un re e un manipolo di pedoni a strappare la patta. La linea difensiva gallurese non crolla, asserragliata in trincea per buona parte dei novanta minuti.



Sul terreno di gioco le due compagini, diametralmente opposte per valore degli uomini e attitudine, risultano schierate similmente. Il modulo adottato da Cirinà è più variabile rispetto all’ordinato 4-1-4-1 di Addis. La torre Piga è l’ago della bilancia torresino: sale e scende sull’asse Gancitano-Cocco mandando in tilt Loddo e Cugini, in difficoltà per l’uomo in più da marcare. I maggiori pericoli, non a caso, nascono sul centro-destra. Il Calangianus, imbottito di riserve, prova a ripartire col generoso Tusacciu e le sportellate di El Hadi. Pinna (Calangianus) cuce le linee di passaggio ma l’intesa con Paulis e Loddo non decolla. Gancitano cresce esponenzialmente, in cabina di regia, imbeccando gli alfieri Buba Diouf e Stefano Sarritzu in verticale. I due rigori sciupati da Cocco e Julvecourt nascono da una dinamica analoga. Il francese, ex Ajaccio, gioca di sponda ma non punge, ancora fuori condizione.

I padroni di casa sciupano l’impensabile, a pochi metri dalla porta. Loddo salva la baracca in extremis in rapida successione, Brundu ruba la scena a Tore Pinna (mai chiamato in causa) e abbassa la serranda. Nel momento migliore per i rossoblù, ad inizio ripresa, Cirinà decide di scardinare la linea difensiva avversaria inserendo forze fresche, ipotizzando un crollo fisico degli avversari. L’Isonzo insegna che nuovi uomini in guerra non possono arrivare alla vittoria senza una strategia, quella che manca. I galluresi, al contrario, approfittano della confusione scaturita dall’assestamento dei nuovi entrati, per prendere il pallino del gioco (prima volta nella partita, rendendosi due volte pericolosi con Murgia. Addis, legge l’andamento della gara e butta nella mischia centrocampisti offensivi creando densità sulla trequarti. I ranghi si sfilacciano, le idee si rabbuiano con la frenesia e l’ansia di far risultato. Regna il disordine. Gli ultimi minuti son caratterizzati da un autentico assedio torresino. Brundu compie un’altra straordinaria parata su Caterisano, prima di seguire Cugini fuori dal campo per somma di ammonizioni. El Hadi indossa i guantoni, senza essere impegnato.



I sassaresi hanno preso a pallate i galluresi. I numeri del tabellino parlano chiaro, tuttavia dovrebbero essere presi con le pinze. La Torres ha fatto la partita, meritava la vittoria ma non ha ancora un’identità ben precisa. Non dà la sensazione di essere una corazzata da prima posizione. Chi nega questo dato, oltre ad essere poco obbiettivo, fa del male alla squadra. Tra alfieri, torri, pedoni e cavalli, nello scacchiere di Cirinà, manca una regina, un panzer, la prima donna, una strategia e lo spirito di quella brigata di diavoli rossi che supplirono con la cattiveria, nel primo conflitto mondiale, alle innumerevole mancanze tecniche, scardinando ogni fronte. La fortuna premia gli audaci, dicono.

Fiorenzo Pala

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