Mauro Giorico in panchina, accanto all'uomo mercato Antonello Zucchi

Mauro Giorico in panchina, accanto all’uomo mercato Antonello Zucchi

Il 4-1 di Grosseto sul Gavorrano restituisce all’Arzachena tre punti di platino e la consapevolezza che gli smeraldini sono sì matricola, ma di quelle proverbialmente terribili e terribilmente propositive. Se poi di fronte c’è un avversario con tanta acqua alla gola e pochi mezzi per competere, ecco che la vittoria diventa d’obbligo e preziosissima.



Gli attributi del plotone di Mauro Giorico sono cosa nota, arrivano da lontano, incastonati anche negli ultimi innesti, segno di una mentalità ben cementata in Costa Smeralda. La riprova è l’atteggiamento mostrato allo “Zecchini” sin dal fischio di inizio, cattivo e affamato, deciso nel non regalare nulla ad un avversario invero battagliero, ma poco affilato. Non mancano le ombre, che andiamo a enunciare di seguito, ma se dopo otto partite hai 12 punti (4 vittorie e 4 sconfitte), con 6 di questi arrivati nelle ultime tre, ecco che il sorriso si può stampare senza riserve, in vista di un trittico (Alessandria-Carrarese-Olbia) da paura.

In terra maremmana ha convinto la fase offensiva di un’Arzachena aggrappata alle possenti (eufemismo) spalle di un Michele Vano fresco di compleanno (auguri!), centravanti che di gol ne ha segnati quattro (due annullati, il secondo forse era buono) e di lavoro sporco ne ha fatto molto, meritandosi i galloni di titolare. Se in panchina, poi, hai un cecchino come Andrea Sanna (20′ positivi per lui dopo un guaio muscolare), ecco che là davanti puoi stare sereno. Anche perché se Curcio rifinisce e impreziosisce in un certo modo, i patemi si riducono non poco.



Male in fase di non possesso, l’Arzachena ringrazia la pochezza altrui, perché è difficile pensare che contro un avversario più dotato tante defaillances sarebbero state superate così a cuor leggero. La Rosa (ormai titolare in difesa accanto a Piroli, con Sbardella in panchina) e compagni hanno concesso un’enormità di opportunità al Gavorrano, sia nel primo che nel secondo tempo. Momenti di panico assoluto dalle parti dell’ottimo Cancelli (non ha fatto rimpiangere Ruzittu), e il Gavorrano non ha saputo mettere in campo più della classica foga di chi è disperato (e ancora al palo).

Uno sguardo ai singoli: Taufer è piaciuto, razionale e freddo sotto porta, fondamentale (come tutti) in un momento dove la rosa è ridotta al lumicino, e capitan Bonacquisti rischia di averne per più di un mese. Avere gli uomini contati già ad ottobre non è certo bello, ma lo scenario quello è, e non è che ci si aspettasse molto di diverso, fortuna o sfortuna a parte. Ora, dunque, c’è l’Alessandria, realtà come sempre di primo piano. Ma la sconosciuta Arzachena, in alto come nessuno avrebbe pensato, non ha grande voglia di svegliarsi dal sogno.

Claudio Inconis



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