Ogunseye in azione contro il Siena (foto: Sandro Giordano - Photopoint)

Ogunseye in azione contro il Siena (foto: Sandro Giordano – Olbia Calcio)

Mereu lo aveva detto alla vigilia: “Serve una prova di carattere, il rispetto per l’avversario deve trasformarsi in coraggio”. In parte è stato accontentato. La sua Olbia al cospetto del Siena che, non nascondiamoci dietro un dito, è stato costruito per approdare in ben altri lidi, ha ben figurato e creato diverse occasioni pericolose. Non è bastato Ragatzu (capocannoniere del Girone A) e il suo rigore a rimontare i due tiri cinicamente diventati gol, complice un Aresti che così appannato non lo è mai stato. Quasi uno scherzo del destino per uno dei più esperti della compagine.




Non è stata una partita come le altre, invece, a differenza di quanto detto da Mereu, ed era palese anche per i 1600 del “Nespoli”. In campo era palpabile la tensione e la voglia di far bene contro quel Mignani salutato lo scorso marzo e nocchiero di una squadra di grande esperienza, che in più frangenti ha dato la sensazione di poter dilagare, – complice lo strapotere fisico – e che ha usato tutte le armi a disposizione per portare a casa il risultato. Marotta e Guberti in primis, ma anche tanto mestiere e un po’ di furbizia nel far salire la tensione in campo tanto da mettere in difficoltà persino il direttore di gara, in molti episodi apparso poco autoritario (leggasi: non stoppare il cronometro e assecondare le cospicue perdite di tempo non recuperate). Piccolezze che, come sottolineato dal tecnico dei bianchi, non hanno certo inciso sul risultato ma sulla lucidità dei suoi, tanti dei quali sono alle primissime esperienze nel professionismo.

La partita ha evidenziato al netto del risultato  quanto già si sapeva: l’Olbia giovane e poco esperta dirà la sua contro ogni avversario. Nell’attesa che tornino gli anni di esperienza in mediana con il recupero di Piredda (probabilmente dalla prossima settimana) e quello più lento di Geroni, i ragazzi di Mereu hanno gettato il cuore oltre l’ostacolo: il peso del reparto di mezzo se lo dividono Muroni e Feola che instancabilmente, anche ieri, si sono dannati filtrando, proponendo e recuperando. Accanto a loro Murgia che continua a collezionare minuti ma può e deve dare di più e Pennington che sta mostrando adattamento e sacrificio.

Abbiamo già nominato Aresti. Una sicurezza che ieri è venuta a mancare, prima con un’uscita a vuoto e poi facendosi infilare dal rasoterra chirurgico di Guberti. Qualche distrazione in un reparto nel complesso solido che può vantare un Pisano in gran forma (cercato anche troppo poco dai compagni),  Dametto che ieri, oltre ad aver procurato il rigore e aver preso una traversa, ha dovuto tentare la via dei lanci lunghi per impensierire una difesa granitica come quella dei bianconeri; passando per Cotali costante ed inesauribile e Leverbe che di giornata in giornata (escludendo la sua ingenuità da doppio giallo contro il Pro Piacenza) sta dimostrando di saperci stare molto bene in questa Olbia, avendo dalla sua fisico e senso della posizione (ieri un bellissimo recupero da applausi). A differenza del centrocampo, il reparto più arretrato può godere di varie soluzioni (Iotti recupererà a breve il fastidio lombare), fattore che non potrà che far aumentare la sana competizione tra i giocatori.

Passiamo, infine al reparto avanzato. Paradossalmente nonostante la presenza di Ragatzu,  – ossigeno puro in assenza di gravità, che guarda tutti (anche Marotta) dall’alto della classifica marcatori – qualche gol all’attivo è stato lasciato per strada. Da mercoledì a domenica alcune traverse potevano risultare decisive. Probabilmente serve qualcosa in più dalle sportellate di Ogunseye e della buona volontà del giovane Arras.



Non sarà uno scivolone a cancellare quanto di buono visto fin qui, senza drammi né ricerche spasmodiche di colpe, anche perché la classifica parla di una quinta piazza a 4 punti dallo stesso Siena, nuova capolista. Il prossimo appuntamento sarà ad Arezzo: i bianchi potranno andare a giocarsela consapevoli del proprio valore.

Roberta Marongiu

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