Antonio Sala: “Ecco cosa sbagliai a Cagliari” – SardegnaSport


Antonio Sala ai tempi del Renate, ad oggi l'ultima esperienza positiva della sua carriera

Antonio Sala ai tempi del Renate, ad oggi l’ultima esperienza positiva della sua carriera

Antonio Sala da Saronno. Qualcuno l’ha dimenticato, altri sorridono ricordando quei mesi bizzarri dell’estate-autunno 2001, alcuni lo hanno seguito anche dopo l’addio al Cagliari. Dove è personaggio quasi mitologico, perché bastò una breve e negativissima parentesi per farne un simbolo delle ciambelle celliniane prive di buco. Il mister, però, è tutt’altro che persona sprovveduta, molto lontano dall’idea che un fenomeno da baraccone fosse sbarcato in Sardegna. Malato di tattica, appassionato di calcio, forse troppo schietto, come avrà modo di raccontare. E così, tra un ricordo e l’altro, ci tiene a ribadire che “le motivazioni per allenare sono ancora molto vive”, e soprattutto “io alleno senza pagare, senza sponsor, senza promuovermi come fan tutti”. Un triste ritornello, l’ennesima occasione che cogliamo per provare a combattere l’andazzo pallonaro.



Mister, di lei si son perse un po’ le tracce…
Vivo qui a Saronno, ormai sono commentatore per TeleLombardia, ogni giorno mi alleno in bicicletta e aspetto un progetto serio da cui ripartire in panchina.

Lei è fermo dal 2013: quanto è difficile rientrare nel giro una volta uscitovi?
Molto, soprattutto perché nel calcio ci sono certe logiche che tutti conosciamo ma che si fatica a debellare. Ero vicino al Vicenza la scorsa estate, ma l’idea è quella di rientrare dalla porta principale, non con progetti poco solidi. Fare uno o due mesi con squadre pericolanti come quelle che ti propongono, rischiando di incappare in una brutta avventura, non avrebbe senso.

Prima di entrare nel capitolo Cagliari: è un caso che dopo la Sardegna le cose non siano più decollate?
A Cosenza (la stagione successiva a quella nell’isola, ndr) partimmo bene, con una grande squadra con i vari Lentini, Edusei, Stankevicius, Guidoni e tanti altri; poi pareggiammo proprio col Cagliari all’undicesima giornata e iniziammo a calare. L’ambiente cosentino si era abituato bene, anche se non eravamo partiti per vincere il campionato, e alla tredicesima fui esonerato. A Terni nel 2005 avevo gente come Jimenez, Dionigi, Frick e tanti giovani (Candreva, Lucioni, Peluso, Corvia ndr) ma andò male. Devo dire però che le successive esperienze con Monza, Pro Sesto, Renate non furono negative.

Qualche bella squadra l’ha avuta: dopo Siena, Cagliari, Cosenza, Ternana. Cosa non funzionò?
Il calcio è semplice: non vinci coi nomi, ma se hai gente che corre. Sia in Sardegna, sia a Cosenza, sia a Terni c’erano molte prime donne, invidie nello spogliatoio, gente che correva poco e parlava tanto.

Arriviamo al Cagliari: dove sbagliò?
Il rimpianto è quello di avere approcciato l’esperienza con troppa disinvoltura, con qualche dichiarazione roboante e troppi proclami. Quando fai così metti eccessiva pressione all’ambiente e se non parti bene si fa dura.

In tanti ricordano il Sant’Elia che – a suo dire – avrebbe dovuto conoscere un ampliamento per la troppa gente che avrebbe voluto ammirare il suo Cagliari.
Sì, quella è una delle dichiarazioni sbagliate. La ricordo bene, tornassi indietro mi comporterei diversamente.



Che ricordo ha di quell’avventura e di Massimo Cellino?
Un’esperienza breve ma intensa, con il Pres (lo chiama proprio così) avevo un bel feeling, e lo mantengo tuttora. Siamo rimasti in contatto, quasi si scusò per l’esonero di fronte ai risultati negativi, al gruppo e alla tifoseria. Le cose non andarono bene per un sacco di motivi….

Per esempio?
C’era uno spogliatoio molto turbolento, con più di qualche giocatore che alla prima difficoltà non accettò di essere messo in discussione. Giocatori come Grassadonia, Lopez, Abeijon, Suazo e altri non erano facilissimi da gestire.

Antonio Sala nel giorno della presentazione a Cagliari

Antonio Sala nel giorno della presentazione a Cagliari

Le fecero le scarpe?
Diciamo che successivamente al mio esonero uscirono alcune interviste non proprio tenere nei miei confronti.

Si comporterebbe diversamente anche con quei senatori?
Io sono uno che le cose le dice e le diceva in faccia, anche nello spogliatoio. Probabilmente a qualcuno non andò bene.

Con lei muoveva i primi passi anche un giovane Daniele Conti, avrebbe mai detto che sarebbe diventato bandiera del Cagliari?
Era uno tranquillo, mai avuto problemi con lui, si notavano le qualità tecniche e la serietà. Non mi ha stupito il fatto che abbia fatto una grande carriera a livello sportivo e umano.

Lei è famoso anche per aver portato due meteore: i centrocampisti Cavallo e Colasante.
Erano visti come i miei uomini nello spogliatoio, ma il mio interesse era solo portare il Cagliari in Serie A. Purtroppo non ebbi modo di lavorare in un certo modo.

L’idea era un 4-3-3 con Cammarata punta e Suazo-Mayelè ai lati?
Sì, penso che ancora oggi ci siano poche squadre in grado di avere quella potenza e velocità tutta insieme. David si fece male con la Nazionale ed ebbe bisogno di tempo per entrare in forma, Cammarata era in ombra, poi Jason andò al Chievo e successe quel che tutti sappiamo. C’era anche Beghetto, che non accettava il ruolo di riserva, quindi Lucenti che nel 4-3-3 non era ideale. Fu sbagliata da tutti noi qualche valutazione su quella rosa.



Subì il passaggio da Siena a Cagliari?
E’ inevitabile, sono due piazze diverse. A Cagliari dovevamo vincere e basta, Cellino me lo disse subito, anche perché l’anno prima era andata male con Bellotto, alla prima stagione dopo la retrocessione. Vincemmo nettamente col Modena in Coppa Italia, avevamo difficoltà nell’assemblaggio della squadra, partimmo con lo 0-0 interno col Messina e poi a Palermo, dove giocammo bene. Ci si aspettava troppo e subito.

Ci pensa ancora?
Un po’ si, anche se sono uomo di calcio e di sport, so come funziona e la vita va avanti. Tornando indietro rimarrei più abbottonato nelle parole, negli atteggiamenti. D’altronde, venivo da due anni ottimi col Siena, mi volevano tutti, scelsi Cagliari e non rinnego quella scelta.

Ebbe modo di vivere la città?
Assolutamente sì, a Cagliari si sta da dio soprattutto se i risultati arrivano. Il mare, la serenità, l’estate lunga, chi non vorrebbe stare a vita lì?.

Cosa pensa del Cagliari di oggi?
Non avrà problemi a salvarsi, la sua salvezza la costruisce in casa come sempre. Rastelli è un allenatore giovane e valido, si può puntare alla metà classifica. Non di più.



Si è rischiato un po’ troppo sul mercato?
Pavoletti a Napoli doveva fare il titolare, poi è esploso Mertens. Cigarini ha grandi qualità, anche se come Pavoletti e Andreolli è stato fermo a lungo nella passata stagione. Però non dimentichiamo che parliamo del Cagliari, con tutto il rispetto, e le prime scelte vanno altrove.

Il suo amico Cellino ha già fatto fuori un allenatore, come lo vede in quel di Brescia?
Farà bene, lui ne capisce. Quando tu sei arrivato su qualcosa vuol dire che Cellino è già lì da tempo. Personaggio con i suoi modi e le sue idee, come ce ne sono tanti, però la storia parla per lui. Siamo coetanei, e Brescia è una piazza che lo ha sempre affascinato”.

Qualche episodio di istrionismo che ricorda?
A Palermo, alla seconda giornata: arrivammo allo stadio e impose che il pullman entrasse in retromarcia.

Lei era allenatore giovane arrivato dal basso vincendo campionati, cosa penso di chi allena subito le big?
Non sono d’accordo. Per carità, in panchina come in campo ci sono i fuoriclasse, ma il più delle volte si mandano degli allenatori, ex calciatori alle prime armi, in prima squadra solo per il curriculum. Ma allenare è un’altra cosa.

Antonio Sala e la sua grande passione: la bici da corsa con cui percorre ogni giorno tanti chilometri

Antonio Sala e la sua grande passione: la bici da corsa con cui percorre ogni giorno tanti chilometri

Dei giovani d’oggi chi la stuzzica?
Longo del Frosinone, Bucchi del Sassuolo (anche se sembra pagare lo scotto della Serie A) e Giunti del Perugia. Ma un allenatore non si giudica da uno o due campionati. E poi c’è Tedino, arrivato al Palermo a 53 anni, senza che nessuno dal basso alla Serie C gli regalasse nulla.

Chi vince lo Scudetto?
Penso sia l’anno del Napoli. Quest’anno ha tutte le carte in regola per superare la Juventus. Vedo loro due davanti, col Napoli favorito, poi Roma e Inter. Quindi Milan e Lazio di rincorsa.



E c’è una Nazionale che, in un calcio italiano mediocre, rischia di non andare ai Mondiali. Le sembra possibile?
Non ci voglio neanche pensare. Però bisogna dire che una Nazionale di così basso livello non l’abbiamo mai avuta. In dieci anni siamo passati dall’avere difficoltà nel scegliere chi convocare al non avere più difensori, centrocampisti e attaccanti. Ti ritrovi a dover far giocare ragazzi inadeguati, speriamo che per lo spareggio tornino i migliori, almeno di oggi.

E alla fine paga tutto il CT…
Come sempre. Anche se Ventura in Spagna ha sbagliato tutto, andando a giocarsela col 4-2-4 contro una squadra fortissima. Forse l’atteggiamento all’italiana, come fece Conte agli Europei, avrebbe pagato di più. Anche lì bisognava volare bassi.

Come a Cagliari sedici anni fa…
Esattamente, ma sempre forza rossoblù!

Fabio Frongia



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