Alessio Scarpi

Alessio Scarpi

Una carriera racchiusa in due colori: rosso e blu. Due maglie che hanno rappresentato oltre vent’anni di vita, umana e professionale. Cagliari-Genoa non sarà mai una partita come le altre per Alessio Scarpi. Inevitabilmente. Anche domenica, quando alla Sardegna Arena si scontreranno le sue due anime calcistiche: “Cagliari e Genoa per me rappresentano tanto. Tutto, a livello calcistico. Dieci anni in Sardegna, tra settore giovanile e prima squadra, e tredici a Genova. Due città, due squadre e due società fondamentali per la mia carriera”.

La partita in programma domenica vedrà affrontarsi due squadre in difficoltà: “In questo momento il Cagliari è messo meglio del Genoa. Noi siamo stati sfortunati perché il gioco non è mai mancato, ma i punti sono pochi per quanto fatto vedere in campo. La squadra di Rastelli si trova in una situazione di medio-bassa classifica, che rispecchia quanto mostrato in queste prime giornate di campionato. Poi in questi casi, specialmente in Italia, si inizia facilmente a parlare di panchine traballanti. E a mio parere questo non aiuta per la serenità dell’ambiente. Rastelli ha fatto bene, fin qui. Mentre con Juric lavoro ogni giorno e so che parliamo di un bravissimo allenatore. Perciò in entrambi i casi è presto per discutere di panchine a rischio, il campionato è iniziato da poche giornate e li farei lavorare con tranquillità. Sono due allenatori giovani e preparati, meritano fiducia”.



Cagliari-Genoa sarà anche una sfida nella sfida tra due dei più promettenti portieri italiani, Alessio Cragno e Mattia Perin: “Seguo Cragno da diverse partite, mi è sempre piaciuto molto. E’ un portiere molto reattivo e considerata la giovane età può fare una carriera di livello assoluto. Mattia (Perin ndr) lo conosco da tanti anni, per sua sfortuna ha avuto tre diversi infortuni che ne hanno rallentato la crescita. Adesso, però, sta tornando ai suoi livelli. Sono la dimostrazione di come la scuola italiana dei portieri sia ancora di ottimo livello. Potremmo allargare il discorso anche a Meret e, certamente, a Donnarumma. Per il dopo Buffon, l’Italia può dirsi al coperto”.

Sembrano passati secoli da quando Scarpi vestiva la maglia del Cagliari. Sono cambiati i protagonisti, l’impronta dirigenziale e anche lo stadio. Siamo passati dall’era Cellino, in versione padre padrone, ad una gestione più manageriale. Visto il contesto dall’esterno, è utopico pensare ad un Cagliari in lotta per ambire a traguardi più quotati della “semplice” salvezza? “Il campionato italiano è strutturato e infiltrarsi tra quelle 6-7 squadre è piuttosto complesso. Mi auguro per Cagliari e Genoa, ma anche per l’intero movimento, che la lotta per i piani alti si apra ad un numero di squadre più alto possibile. Ma serve programmazione, è improbabile che questi risultati arrivino da un giorno all’altro. Certamente una cavalcata come quella dell’Atalanta, nella scorsa stagione, attira la simpatia di tutti i tifosi. Ma dietro, appunto, c’è un lavoro minuzioso”.



A Genova si vivono settimane turbolente, i programmi del presidente Preziosi sono un punto interrogativo: “Non credo che questo influirà sulle prestazioni della squadra. Juric è bravo ad isolare il gruppo da tutte le vicende extracalcistiche. Da qui nasce il rammarico per i pochi punti conquistati. Non dico che meritassimo di essere a punteggio pieno, ma abbiamo raccolto meno di quanto seminato”.

La dirigenza cagliaritana si è appellata nei giorni scorsi ai tifosi, auspicando uno stadio pieno in questo momento difficile. Alessio Scarpi conosce perfettamente la piazza, che ambiente si aspetta? “Un ambiente caldo, senza dubbio. I tifosi rossoblù, nel momento del bisogno, sono sempre accanto alla squadra e sicuramente trascineranno il gruppo di Rastelli. Non ho dubbi che i cagliaritani e i sardi tutti risponderanno presente”.

Stefano Sulis



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