Massimo Rastelli

Massimo Rastelli

Io speriamo che me la cavo. Questa la linea di pensiero dominante in casa rossoblù. Cagliari-Genoa era stata presentata come uno snodo fondamentale lungo il percorso di entrambe le squadre. Per il prosieguo del campionato, ma soprattutto per il momento attuale. Alla prova dei fatti, le parole sono andate in fumo palesando dei problemi ignorati e mai curati. Polvere impossibile da nascondere sotto il tappeto per una stagione intera.

Neanche il più pessimista dei tifosi avrebbe potuto immaginare una prova tanto inconsistente da parte del Cagliari. Un approccio difficile da digerire, più del risultato emesso dalla Sardegna Arena. E’ bastato un Genoa volitivo e con qualche idea – tutt’altro che trascendentale – per irridere i rossoblù e metterne a nudo la totale inconsistenza. Sul piano tecnico-tattico e su quello caratteriale. Un Genoa che ha impostato la gara sul piano dell’intensità e che, specialmente nei primi 45′, ha maramaldeggiato in tranquillità. Senza alcun tipo di resistenza da parte di Farias e compagni. Solo la prova di Cragno, uno dei pochi sufficienti, ha evitato passivi peggiori. Eloquente la confusione dilagante in occasione dei primi due gol genoani. Tra movimenti approssimativi e completo disorientamento.



Da questo punto nasce il quesito intorno al quale ruota la sfiducia serpeggiante nei confronti dell’operato del tecnico. La prova dei rossoblù, infatti, segue la conferenza della vigilia durante la quale affermava, con sicurezza, di aver lavorato bene in queste due settimane. Dichiarazioni che si sono scontrate con la recita del suo Cagliari. Difficile, pertanto, immaginare da dove sorgessero tutte quelle certezze. Il dubbio nasce dunque spontaneo: o Massimo Rastelli non ha più il polso della situazione o, nonostante prepari bene gli appuntamenti, dispone di una rosa inadeguata. Difficile trovare soluzioni alternative in ossequio alla filosofia del volemose bene.

Ma se l’allenatore – come da tradizione – è sempre il primo a pagare, sarebbe ingiusto attribuirgli in toto le responsabilità del momento complicato. Se da un lato, infatti, la sua creatura incappa in continui e reiterati errori, dall’altro lato è doveroso evidenziare come lavori con una rosa incompleta. Caratteristica, questa, evidenziata a lungo già durante il ritiro estivo.



Contro il Genoa, così come in altre occasioni, sono emerse le falle trascurate durante il calciomercato. Lacune ignorate (anche con superficialità) nella speranza di cavarsela nell’arco della stagione. Ragion per cui il Cagliari è ancora privo di un terzino sinistro, stante la poca fiducia in Miangue. Così come, nel versante opposto, sarà necessaria più di qualche settimana per vedere in forma van der Wiel, tutt’altro che pronto per i ritmi della Serie A. Da qui le difficoltà di Pavoletti, fiore all’occhiello del calciomercato e, non a caso, in gol nell’unico cross degno di nota arrivato dalla sovrapposizione dei terzini. Un elenco che potrebbe continuare con un ricambio per Cigarini quando questo, a corto di benzina, necessita di un cambio. A dimostrazione di come, anche in via Mameli, non ci si possa considerare esenti da appunti e critiche.

Facile parlare col senno del poi, se non fosse che questi punti interrogativi gravitavano sulla squadra già nello scorso luglio. Discorsi inutili? Probabilmente. E’ certo, invece, che i nodi sono venuti al pettine. E per scioglierli ci vorrà una netta inversione di tendenza.

Stefano Sulis



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