Massimo Rastelli, allenatore del Cagliari

Massimo Rastelli, allenatore del Cagliari

Al triplice fischio dell’arbitro Massa, il post di Cagliari-Genoa si è trasformato in una caccia alle streghe. Prevedibile dopo una prestazione inquietante in una gara presentata come quella della svolta. Il mirino – manco a dirlo – rivolto verso la panchina.

Massimo Rastelli è stato il primo a finire sul banco degli imputati. Inevitabile quando sei il responsabile tecnico. Tra scelte opinabili e un approccio indecoroso per una sfida tanto importante, il tecnico campano, in questo momento, è il volto della confusione. La sensazione, confermata dai fatti, è che non abbia più in mano le redini della situazione. La sua terza stagione in rossoblù era iniziata con scelte societarie precise, nate con l’intento di limitarne le scusanti. E’ stato affiancato da uno staff rimpolpato, un team con cui potersi consultare quotidianamente. Figure scelte dalla dirigenza, che lo ha portato a privarsi di alcuni membri del suo staff (come, ad esempio, Gianfranco Ibba) e lo ha visto accettare dei compromessi in linea col suo profilo aziendalista.

In sede di calciomercato, inoltre, diverse scelte sono andate verso la costruzione di un gruppo coeso, eliminando quegli elementi con cui non è mai scoccata la scintilla. Inutile citare i nomi, già li conoscete. Scelte che inizialmente sembravano aver pagato. Prestazioni e risultati che si sono rivelati un’illusione di fine estate.



I nodi sono presto venuti al pettine. Alcuni di questi molto simili a quelli osservati nelle scorse stagioni. Il Cagliari, di fatto, non migliora. Annotazione sconcertante se si parla di progetto tecnico. Parola abusata nel mondo del calcio, mai come in questo contesto stagnante. La gara contro il Genoa è una semplice fotografia dell’idea di calcio dominante (o assente, scegliete voi) ad Asseminello. Non la prima. In altre circostanze le prove mediocri della squadra sono state offuscate dal colpo del singolo o dal risultato. Quei risultati che, adesso, Massimo Rastelli invita a non guardare.

E’ bastata la tonnara disegnata da Juric per mandare in fumo i suoi (presunti) piani e le sicurezze ribadite alla vigilia. Certezze naufragate davanti all’incapacità di dare una svolta alla gara. Sul piano tecnico come su quello caratteriale. Preoccupanti alcune scelte. Come un allenatore non noti la scarsa condizione di van der Wiel e lo lanci dal 1′ in una gara tanto importante, resta un mistero difficile da sciogliere.

Il tecnico non può essere, però, l’unico responsabile della situazione attuale. A Massimo Rastelli, infatti, è stato affidato in queste ore anche il ruolo di parafulmine. Se alla vigilia della gara, il direttore generale Mario Passetti parlava di “situazioni surreali, si vince e si perde assieme”, al termine del match nessuna figura societaria è comparsa per far quadrato intorno a squadra e tecnico. Decisione opinabile, che ha lasciato il solo Rastelli in balia delle critiche. Sarebbe bastato un gesto anche pro forma per dare maggior idea di coesione e lucidità. Parole o presenze che sarebbero state molto più utili di una qualsiasi cerimonia. Una situazione, quella odierna, che segue di pochi giorni le dichiarazioni dello stesso Passetti, che confermava la fiducia nell’operato del tecnico. Sintomo, questo, di un caos dilagante. Prima di tutto in via Mameli.



Il Cagliari paga, in questo momento, anche le scelte in sede di calciomercato. Quei terzini invocati a lungo e non ancora trovati dopo quasi due mesi di campionato (a meno che non consideriate pronto van der Wiel). Così come un sostituto in grado di far rifiatare Cigarini, in netta difficoltà nelle ultime uscite. Tutte scelte che hanno obbligato Rastelli a lavorare con una rosa monca, anche per un suo eccessivo aziendalismo.

Ultima – ma non ultima – una squadra con encefalogramma piatto. Un gruppo che si è dimostrato abulico, privo di mordente, nonostante l’importanza dell’appuntamento. Un approccio molle e un’immaturità caratteriale che destano più preoccupazioni di ogni ragionamento tattico. L’allenatore è appeso a un filo. Si sa, in questi casi è sempre il primo a pagare. Ma le colpe sono ampiamente condivisibili.

Stefano Sulis



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