Massimo Rastelli, esonerato dopo due anni in rossoblù

Massimo Rastelli, esonerato dopo due anni in rossoblù

Massimo Rastelli e il Cagliari, un amore giunto al capolinea. Il tecnico campano è stato sollevato dall’incarico dopo un avvio di campionato disastroso. 2 vittorie e 6 sconfitte nelle prime 8 partite. 4 sconfitte consecutive, 3 delle quali in casa contro avversarie dirette per la salvezza. Un gioco mai decollato e la sensazione di non aver mai avuto pienamente, come spesso accaduto nei suoi 2 anni e 4 mesi in Sardegna, la squadra in mano.



Se ne va il tecnico della vittoria del campionato di Serie B, che rimarrà giocoforza nella storia del club di via Mameli. Una vittoria, quella della cadetteria, sudata oltremodo contro un Crotone decisamente inferiore come qualità di rosa ma superiore dal punto di vista caratteriale e del gioco. Poi il primo anno in Serie A tra alti e bassi. Vittorie casalinghe pesanti contro dirette concorrenti, ma anche pesantissime imbarcate in trasferta (e in casa) e goleade sistematiche contro le grandi, che hanno portato i rossoblù a essere la terza peggior difesa dell’intero campionato. Salvezza comunque mai messa in discussione, complici i suicidi sportivi di Pescara e Palermo e quello nelle ultime giornate dell’Empoli, superato al fotofinish dal miracoloso Crotone di Nicola, in un contesto di mediocrità che stavolta non ha evitato il precipitare della situazione nell’isola.



Oltre alla vittoria della Serie B, evento mai successo prima nella quasi centenaria storia degli isolani, rimarranno di Rastelli il sempre dichiarato amore per la squadra rossoblù e l’attaccamento alla propria panchina. Rimarrà anche l’amore mai sbocciato con gran parte del popolo del Cagliari, che mai ha supportato pienamente il tecnico ex Avellino nonostante la pronta risalita in Serie A. Rimarranno le conferenze “particolari” dove gli avversari erano di altri pianeti o quelle dove i sardi avevano fatto il massimo possibile pur fornendo prestazioni ben sotto la sufficienza. Tanti i nei che hanno costellato il cammino dell’allenatore di Torre del Greco in questo biennio abbondante, con crisi varie e l’acuirsi delle difficoltà nell’ultimo tribolato periodo: la sua squadra ha raramente avuto una sua identità di gioco e caratteriale, spesso vittima dell’improvvisazione e in balia degli eventi. Ma non è tutto, anche la scarsa empatia con l’ambiente e, talvolta, coi giocatori ha influito nella sua avventura cagliaritana.



Ha fatto sicuramente comodo alla società, utilizzato come scudo per far passare sotto traccia tutti i mali gestionali di casa Cagliari, società che raramente (se non in un primo periodo) lo ha difeso con forza, tentennando anche in sede di riconferma, quando i deleteri compromessi mantennero Rastelli al suo posto con il vorticoso cambio di collaboratori, non più di sua fiducia ma imposti dal club. Il tecnico campano lascia il Cagliari dopo due stagioni e quattro mesi, dopo aver toccato il punto più basso della sua storia in Sardegna. Saluta il Golfo degli Angeli con il Cagliari in 13° posizione, con una sola lunghezza di vantaggio sulla Spal attualmente penultima in classifica. “Ho sempre raggiunto gli obiettivi che le società mi hanno chiesto” amava dire Rastelli. Stavolta è andata diversamente.

Giampaolo Gaias



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