Andrea Sanna - Foto: Gianfranco Zucchi

Andrea Sanna – Foto: Gianfranco Zucchi

“Così come in algebra, due affermazioni false ne danno una vera, così spero che il prodotto dei miei fallimenti si concluda con un successo”. Scriveva così Vincent Van Gogh mentre diventava uno dei più grandi pittori di sempre. Chissà quante volte Andrea Sanna, che i dipinti li realizza negli ultimi sedici metri di un campo di calcio, avrà pensato alla sua carriera negli stessi termini dell’artista olandese. Soprattutto quando in una calda estate del 2015 ha visto definitivamente spegnersi il suo sogno tra i professionisti con la maglia del Savona ed è ripartito dall’Arzachena e dai dilettanti, categoria dove aveva già incantato tutti con la maglia del Selargius. Persino il Chievo, squadra di Serie A che se ne era assicurata le prestazioni, l’aveva poi abbandonato al suo destino nei campi polverosi dell’ex Interregionale.



Il finale di un romanzo che poteva spegnersi con il più classico dei “quel che poteva essere e non è stato” e che invece il bomber di Oristano, a forza di gol e cavalcate trionfali, è riuscito a riscrivere. Ripartendo dalla Costa Smeralda, con il mare davanti agli occhi e il cielo sulla testa, toccato finalmente con un dito lo scorso 8 maggio, quando i suoi compagni e le sue 20 reti hanno permesso ai biancoverdi di vincere un miracoloso campionato di Serie D. “Ma l’Andrea Sanna di oggi è lo stesso di Savona – assicura lui, che insiste – l’unica differenza è che qui credono in me, là ero uno dei tanti”. Mai banale, esattamente come i suoi gol, l’ultimo due giorni fa contro la Carrarese, figli di tanta potenza in progressione palla al piede e di un killer instinct da numero 9 di altri tempi. “Ancora non ho fatto niente (4 gol in 8 partite finora, una media di uno ogni 2 partite ndr), ma se continuo con questo ritmo dimostrerò a tutti che in Serie C uno come me può starci da protagonista”.

Lui lo ha sempre saputo, in realtà, e il rammarico ovviamente non manca. “Se solo tutto questo fosse successo quattro o cinque anni fa forse ore staremmo parlando di un altro giocatore”, ma la vita è questa. Il tempo scorre, i treni a volte ripassano, lui ha saputo aspettare e salirci di corsa alla fermata successiva. “Non penso a prendermi delle rivincite, voglio solo il bene mio e quello dell’Arzachena”. Idee chiare e una maturità tale che probabilmente lo incoronano a leader del gruppo, essendo anche uno dei pochi ad aver già assaporato questa categoria. “Mi sento addosso la responsabilità di guidare i miei compagni, tuttavia anche i ragazzi che non erano mai andati oltre la D si stanno dimostrando assolutamente pronti”. La classifica, che vede i galluresi rivelazione del campionato con ben 13 punti, dimostra quanto siano vere la sue affermazioni. “Ad inizio campionato non avevamo idea di quale fosse la nostra forza e il nostro livello, ad oggi ci siamo accorti di potercela giocare con tutti”, è il grido di battaglia di Sanna.



Domenica però c’è la partita delle partite, il derby di Gallura contro i vicini dell’Olbia. Una sfida che non ha bisogno di presentazioni. “Preparare un incontro del genere è molto semplice, le motivazioni vengono da sole”. Anche se Mauro Giorico dovrà fare i miracoli con il centrocampo titolare praticamente fuori uso, viste le assenze per infortunio di Bonacquisti e Nuvoli e per squalifica di Casini. “Non vorrei essere nei suoi panni”, sostiene con un sorriso amaro l’oristanese. Che individua il punto debole della squadra proprio “nella rosa troppo corta e, sottolinea, “forse qualche giocatore in più tra quelli della scorsa stagione poteva essere tenuto. Spesso siamo costretti ad andare a giocare con 16 uomini contati”. La paura più grande di Sanna e compagni è proprio quello di subire eccessivamente la stanchezza con il prosieguo del campionato. “Giochiamo anche dei turni infrasettimanali e la fatica si farà sentire se l’organico non verrà infoltito, ne siamo consapevoli”. Di positivo c’è l’ottimo impatto dei nuovi acquisti, nonostante l’ossatura sia rimasta la stessa della Serie D con le conferme di Ruzittu, Bonacquisti, Nuvoli, Sbardella, Aiana e La Rosa. “Chi è arrivato è stato scelto con attenzione per inserirsi all’interno di una struttura già formata. Tutti si sono integrati alla grande, siamo un gruppo unito”.

Una ventina di guerrieri e il suo condottiero, Mauro Giorico, anche lui all’esordio nel calcio dei grandi. “Il suo metodo non è cambiato, anche se il livello dell’organizzazione e dello staff si è alzato: quest’anno ad esempio il vice allenatore Marco Fresi studia le altre squadre con i video e noi lavoriamo in settimana avendo ben presente come giocherà il nostro avversario”. E una squadra come l’Olbia come si si affronta? “Loro hanno un grandissimo attacco e sono molto forti a centrocampo, noi ce la giocheremo senza aver paura di nessuno”. Sarà anche la sfida tra bomber sardi: Daniele Ragatzu (capocannoniere con 8 gol) contro Andrea Sanna. “Ho visto che ha fatto una tripletta contro il Cuneo, ma lui ha un nome molto più importante rispetto al mio. Io mi affido di più ai miei compagni (ride ndr). Si gioca Arzachena contro Olbia e non Ragatzu contro Sanna”. E sarà anche l’occasione di rivedere un buon numero di arzachenesi allo stadio, i 3000 contro l’Albalonga sono solo un vecchio ricordo. “Ci pesa l’assenza del nostro pubblico e giocare lontano da casa ci sfavorisce sotto questo punto di vista. Abbiamo bisogno del calore della nostra gente e mi piacerebbe che tutti gli arzachenesi vengano al “Bruno Nespoli” per il derby e per le prossime partite. Ci vuole solo un po’ di voglia, con l’Olbia giochiamo di sera ed è un orario comodo, non ci sono scuse”.

Chi ama il calcio dovrebbe conoscere la storia dell’Arzachena degli invincibili, di quelli che in Serie C non dovevano salirci, di quelli che in Serie C non sarebbero riusciti a iscriversi, di quelli che in Serie C sarebbero retrocessi subito. Di quelli che in Serie C, a dieci partite dal via, si trovano in zona playoff e che proveranno a battere l’Olbia dei Ragatzu, degli Aresti e degli ingenti investimenti del progetto Cagliari.



In silenzio e senza il clamore di una stampa spesso incredibilmente distratta nei loro confronti, Sanna e compagni stanno scrivendo l’ennesimo miracolo sportivo di una squadra che di smettere di stupire non ha nessuna voglia. E pazienza se gli scettici professorini del calcio in giacca e cravatta continuano a pronosticare la loro caduta. “Ci siamo guardati in faccia a inizio campionato e ci siamo detti: ci credono già retrocessi, proviamo a zittirli tutti ancora una volta”. E allora silenzio e giù il cappello. Andrea Sanna è tornato dove gli compete, da solo e senza l’aiuto di nessuno, contro tutto e tutti, con quella corsa elegante, quasi compassata, in grado di far girare la testa a qualunque malcapitato difensore abbia provato a mettersi tra lui e la porta. Non è mai troppo tardi per vivere la vita che hai sempre sognato, neanche a trentaquattro anni. E domenica sera, se permettete, tutta Arzachena ha voglia di sognare con lui.

Oliviero Addis

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