Gianfranco Moro

Gianfranco Moro

Si è tenuta quest’oggi, a Coverciano, la giornata conclusiva del corso specifico per direttori sportivi della FIGC. Quarantaquattro nuovi DS, pronti ad intraprendere una nuova avventura dopo la full immersion presso il centro federale, in provincia di Firenze. Tra loro presente anche Gianfranco Moro, fino alla scorsa stagione uno dei  più stretti sodali di Artedino alla guida della Nuorese: “E’ stata un’ottima esperienza. Fino alla scorsa stagione, di fatto, ho svolto il ruolo di direttore sportivo. Questo corso mi è servito per regolarizzare la mia posizione. Non è semplice essere ammessi ma è stato estremamente formativo: ho potuto apprendere dai principali direttori sportivi di Serie A come Paratici, Sabatini e Pradé, per citarne alcuni”.

Terminato il corso, Moro aspetta di iniziare ufficialmente la propria carriera: “Nei giorni scorsi sono stato contattato dal Messina, ma a loro serviva immediatamente un direttore e io dovevo ancora finire il corso. Perciò l’accordo non è andato in porto”.

In questa chiacchierata è possibile anche analizzare le cause dell’avvio complicato delle squadre sarde di Serie D: “Purtroppo in Sardegna abbiamo un brutto vizio, non vogliamo programmare. Ogni stagione si cerca di improvvisare, cercando giovani non sardi senza guardare i prodotti che abbiamo nell’isola. I colleghi con cui ho fatto il corso a Coverciano mi hanno ripetuto spesso che in Sardegna trabocchiamo di talenti, noi invece andiamo a cercarli fuori. E’ evidente che in troppi casi le squadre sarde non curino il settore giovanile, questo poi genera effetti deleteri nei confronti delle squadre di D. Non si può neanche dire che non siano pronti: se non li facciamo giocare…”



“Tutti gli anni c’è un ricambio esagerato di giocatori – continua Moro nella sua disamina – e questo non permette di creare un gruppo coeso in grado di crescere e raggiungere risultati. Poi a pagare, spesso, sono gli allenatori. Pensiamo ad esempio al caso della Nuorese, mi dispiace dirlo ma avevo ragione. Purtroppo, talvolta, si cerca di vincere immediatamente, senza programmare. Proprio a Nuoro avevo intenzione di varare un progetto basato sui giovani, cercando i migliori prospetti regionali per costruire un’ottima base. Anche in ottica futura, non solo nell’immediato. Ma non è stato possibile e si è cercata la strada più corta. Ma le strade più corte non sempre sono le migliori, questo è il problema. Non sta pagando neanche il cambiamento di politica in casa Sassari Latte Dolce: hanno sempre avuto uno dei settori giovanili migliori in Sardegna, quest’anno hanno cercato di cambiare filosofia e non è andata bene. Mi auguro che si riprendano perché hanno tutte le carte in regola per fare un campionato di vertice”.

“Bisogna credere nel proprio vivaio – continua Moro, proseguendo su un tema evidentemente a lui caro – ed investirci con convinzione. Con coraggio e senza lasciarsi influenzare se inizialmente i risultati non si materializzano. Se lo si fa, poi, non si può cambiare progetto alle prime difficoltà. Anche col rischio di retrocedere. Ma dando un seguito a questa linea, i risultati, alla lunga, arrivano. E’ questa la mia filosofia”.

Stefano Sulis



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