Tommaso Giulini e Bernardo Mereu (foto: Zuddas)

Tommaso Giulini e Bernardo Mereu (foto: Zuddas)

Bella intervista, realizzata da Francesco Caruso per GianlucaDiMarzio.com, con un Bernardo Mereu che a Olbia e in Sardegna è l’uomo del momento, impegnato a gestire il clamore di un terzo posto in Serie C e la preparazione di un derby (il primo al terzo piano del calcio italiano) molto atteso come Arzachena-Olbia (domenica al “Nespoli” ore 20.30).



“Per me è stato importante ripartire dalle ultime giornate dell’anno scorso – esordisce Mereu con la solita pacatezza e modestia di chi la sa lunga – Ricominciare con il mio staff e con gran parte dei ragazzi ci ha permesso di creare la giusta empatia. Non ci sono stati tanti acquisti, la squadra è fondamentalmente quella dell’anno scorso con l’inserimento di un portiere di grande valore come Aresti. Pisano, Dametto, Ragatzu rappresentano l’ossatura della squadra”. Una squadra – aggiungiamo noi – molto giovane (contro il Cuneo il centrocampo ha visto il ’96 Muroni e i ’98 Pennington e Murgia.

“Obiettivo salvezza”, si affretta a dire Mereu, con il ritornello classico del “pensare alla singola partita, lavorare in settimana, scoprirsi domenica dopo domenica senza picchi o tonfi a livello emotivo”. Quando si parla con Bernardo Mereu, tecnico originario di Triei (Ogliastra) che ha scritto pagine importanti in tutta l’isola (da Cagliari a Sassari passando per Nuoro, Villacidro e Olbia), non si può non ricordare il miracolo La Palma a cavallo tra anni Ottanta e Novanta. La piccola squadra fu la seconda di Cagliari, giocava in Serie C in un Sant’Elia deserto (la promozione arrivò all’Amsicora) ed è tuttora ricordata come un prodigio del calcio sardo: “Anche lì eravamo molto giovani, come l’Olbia di oggi – dice Mereu -, ci sono analogie ma il calcio è cambiato sotto tutti gli aspetti. Ci scoprimmo gara dopo gara, i giocatori avevano grande fame di arrivare”.



Gli inizi da giovanissimo (“A 21 anni scelsi di allenare”), le difficoltà sarde (“Da noi non puoi farti condizionare dalla categoria, puoi allenare un anno in C e quello dopo in Promozione”), i concetti chiave: “Umiltà e passione, se non dovessi essere confermato l’anno prossimo non potrei rinunciare ad un incarico in categoria inferiore, rischierei di non allenare più in Sardegna”.

Mereu oggi è un idolo a tutto tondo per gli appassionati sardi, che vedono in lui l’esempio, la signorilità, la competenza di chi meriterebbe la Serie A con il Cagliari: “Sono un tifoso dei rossoblù e spero che possano crescere e raggiungere obiettivi prestigiosi. Il mio obiettivo è sempre vincere la partita che mi aspetta la domenica, senza guardare troppo in là. Adesso alleno l’Olbia e sono felicissimo. Poi vedremo cosa mi riserverà il futuro…”.

Nelle scorse settimane (leggi qui) Mereu ha ricordato i motivi del perché non sia mai uscito dalla Sardegna, anche se “ho avuto diverse opportunità anche a buon livello, ma se fosse andata male non avrei avuto le spalle coperte da un passato da calciatore affermato. Per me è sempre venuta prima la famiglia, lavoravo come informatore medico e mi ritagliavo il tempo per preparare schemi e allenamenti. Adesso – spiega -, dopo tanti anni sono titolare di un’azienda che realizza impianti sportivi e finalmente posso dedicarmi all’attività da professionista al 100%”.

La chiusura è per tre temi: i talenti, i colleghi e l’orgoglio sardo. “Ho allenato Antonio Langella, giovanissimo a Castelsardo, ed è arrivato alla Nazionale nonostante le difficoltà iniziali; ora alleno Daniele Ragatzu e spero che possa arrivare laddove lo abbiamo già visto. Roberto Biancu, che reputo un predestinato: ha una grande carriera davanti. Mi piacciono Maurizio Sarri e Marco Giampaolo per concetti di gioco, tempo dedicato al lavoro e risultati; a Cagliari seguivo sempre Luigi Radice, l’anno dopo andò a Torino e vinse lo scudetto. L’orgoglio sardo è un’eredità della nostra terra, ci ha abituato a contare sempre e solo su noi stessi, ad avere una faccia sola e pulita, ad avere coerenza anche pagandone le conseguenze”.

E domenica si troverà davanti un altro collega e amico: Mauro Giorico, altro uomo dei miracoli. “Vinca il migliore, c’è sempre stato un rapporto sincero e leale, gli auguro il meglio”.





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