Nicola Murru in azione con il Cagliari (foto: Zuddas)

Nicola Murru in azione con il Cagliari (foto: Zuddas)

Quella di sabato alla Sardegna Arena (ore 18), tra Cagliari Sampdoria, sarà una sfida tra tanti ex incrociati, ma uno dei temi più succosi sarà il ritorno di Nicola Murru nella sua terra, lasciata all’inizio dell’estate dopo anni di altalena in rossoblù. La società di via Mameli decise di concretizzare l’operazione di mercato con i doriani, con i quali il ventitreenne non ha ancora trovato continuità di rendimento.

L’addio di Murru alla Sardegna fu salutato con sostanzioso giubilo da parte della platea isolana, da sempre molto critica nei confronti di un ragazzo che dopo gli incoraggianti esordi si perse presto per non ritrovare quasi mai la retta via. Qualcuno rimproverò a Giulini di aver optato per un giovane belga sacrificando un prodotto sardo. Scelta condivisibile, al netto di affrettati slogan, se il divario tecnico tra i due fosse stato lampante. Meno digeribile alla luce dell’apporto fornito alla causa dall’ex Inter. La scelta del Cagliari fu quella di puntare, senza alcuna riserva nel ruolo (come avvenne per Murru l’anno prima) su Senna Miangue, classe ’97, arrivato a titolo definitivo dall’Inter (3.5 milioni di euro la spesa dei sardi) dopo sei mesi di apprendistato in semi-naftalina.



Una scelta rivelatasi fallimentare, perché Miangue ha deluso sin dalle prime sgambate e ha messo raramente piede in squadra, fino ad una bocciatura che oggi appare definitiva. Il grande quesito pre-stagionale era legato agli eventuali rimpianti che sarebbero potuti nascere dall’aver perso Murru, cosa che non si può dire si sia verificata, visto che anche a Genova l’ex terzino rossoblù sta tutt’altro che brillando. A fare da contraltare, però, non c’è esaltazione (eufemismo) per il contributo di Miangue. In soldoni, un avvicendamento tra promesse che al momento si sono rilevate ben poca cosa. Il tempo è dalla loro parte, vale la pena aspettarli? Certamente per entrambi il problema è rappresentato dalla testa, che poi si irradia, portando a molteplici errori sia tecnici sia concettuali: Murru fa la collezione, ultimo quello sul gol della Lazio a Marassi, mentre Miangue è riuscito a farsi sorpassare nelle gerarchie da un trentatreenne (Padoin) nonostante abbia mezzi fisici di elevato potenziale.

In blucerchiato, Murru (che sabato si gioca il posto con il recuperato Strinic) ha giocato 7 partite di campionato (su 15 totali) e 2 di Coppa Italia, sempre da titolare. In Serie A è partito dal 1′ in 5 occasioni, venendo schierato da terzino sinistro nel proverbiale 4-3-1-2 di Giampaolo. Chissà se il nuovo 3-5-2 sposato da Lopez avrebbe fatto felice il sardo, di sicuro non ha cambiato le cose per quanto riguarda Miangue, a disagio sia da esterno della retroguardia a quattro sia da fluidificante mancino. Per Miangue sono 5 le presenze stagionali (una, da titolare, in Coppa Italia contro il Palermo): la prima (titolare) in Serie A 2017/2018 arrivò contro il Chievo, con Rastelli allenatore (terzino sinistro); la seconda dal 1′ nel 3-5-2 contro il Benevento, quindi i magri spezzoni in casa di Lazio e Torino.

Sabato la sfida, non propriamente diretta. E la sensazione che, da qualunque lato si guardi la vicenda, anche unendo le loro caratteristiche in un ipotetico unico calciatore, né Cagliari né Sampdoria potrebbero contare su un terzino-esterno pronto e completo.

Fabio Frongia



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