Le vibranti proteste del Cagliari a Crotone

Le vibranti proteste del Cagliari a Crotone

Se non fosse per il gol annullato a Ceccherini sulla sirena, ci sarebbero gli estremi per dare luogo ad illazioni complottistiche. Se fosse una gara da raccontare andrebbe bene il fatalismo pessimistico, con una spolverata di umorismo, di Leonardo Sciascia. Connubio perfetto per delineare la reazione dello spettatore cagliaritano prima dell’esultanza di Luca Cigarini: delusione a palate e risate, sardoniche.

Nel momento in cui Pisacane veniva allontanato, con un rosso diretto dal terreno di gioco, in molti avranno avuto la tentazione di spegnere la tv, uscire di casa, prendere una boccata d’aria fresca, inveire e fare altro. Seguire un corso accelerato per arbitrare, magari. Soltanto per il gusto di capire se il contatto tra Faragò e Nalini fosse rigore o il tackle del centrale ex Avellino potesse imbrattarsi d’arancio. Continuare a rivederli spalmati in tutte le salse nei vari processi del lunedì, scanditi dalla voce narrante di un ex calciatore, è masochismo all’ennesima potenza.

Andrebbe bene anche leggere un manuale di psicologia qualsiasi per il gusto d’intuire parte del flusso di pensieri del signor Paolo Tagliavento da Terni davanti all’Old Field Review. “Ormai ho deciso. Regia? Mandate lo spot che preferite. Non cambierò idea. La tecnologia non serve col libero arbitrio”. Libero, già, come l’interpretazione del regolamento. Libera e malleabile a seconda dei punti di vista, manco fosse un quadro cubista o una regata in mare aperto da rapportare alla direzione del vento. Metafore.

Seppure sia possibile condonare al fischietto ternano la concessione del penalty ai calabresi – l’errore è imputabile a Damato che richiama Tagliavento, confondendo un episodio da Var con uno da moviola – lascia perplessi l’espulsione e l’annullamento del gol del raddoppio pitagorico, anche qui in collaborazione con i colleghi. Nel primo episodio non si capisce perché la decisione non sia stata ratificata dopo la visione del replay. L’intervento, seppur violento, sul pallone doveva essere sanzionato con un giallo. Nel secondo caso ogni ricostruzione darebbe forma ad una concatenazione di battute da bar.



Cosa pensare? Parlare di malasorte appare altresì forzato. Le ultime partite del Cagliari – un filotto delle recriminazioni iniziato contro la Roma – non son state decise dalla sfortuna (chiedendo venia al tumefatto Cragno), né caratterizzate da errori tecnici particolari o sbavature determinanti dei singoli. Tutt’altro. I rossoblù hanno dato vita a prestazioni più che sufficienti, riuscendo ad imporre in lunghe fasi il proprio gioco. Certo, l’XI di Diego Lopez non ha la fluidità della manovra del Manchester City di Pep Guardiola. Mancano i gol sotto porta e un uomo di spessore in ogni reparto, ciononostante i Mori non possono recriminare nulla a loro stessi. L’avversario non ha forma o volto, aspetto da non sottovalutare che, a lungo andare, potrebbe piegare gli animi più tenaci.

Inoltre, parlare solamente di errori di giudizio – da diverse settimane a questa parte – è frustrante. Il calcio giocato è passato in sordina. Piovono polemiche, si creano fazioni di tifoserie del giusto e sbagliato, in uno sport diventato puro show e strumento di distrazione di massa. I quesiti rimarranno senza risposte, come ha scritto Stefano Sulis nelle pagelle domenicali. Dubbi privi di responsi, dai quali non resterà che uno strascico di risentimento, prontamente inghiottito dal timore di retrocedere e dall’ossessione di salvarsi.

Se non fosse per il 2-1 del Crotone annullato, non sarebbe sbagliato sentirsi, in parte, vittime del sistema. Se fosse un racconto di Sciascia sarebbe di certo Il lungo viaggio, in cui dei poveri paesani in viaggio per l’America vengono illusi, truffati e scaricati in un altro punto della costa siciliana. Un finale amaro riassunto in due battute: “Da qua non potete allontanarvi. La vostra posizione deve rimanere questa!”. Metafore, come sempre.

Fiorenzo Pala



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