Diego Lopez (foto: Zuddas - Agenzia Fotocronache)

Diego Lopez (foto: Zuddas – Agenzia Fotocronache)

Un mix di delusione e rabbia, una forte sensazione di mediocrità e voglia di rimanere in un limbo rischioso, ai limiti del quale ti può andare (molto) bene in egual misura alla possibilità di rimanere scottato. Questa la sensazione lasciata dal Cagliari visto a Verona, non diversa da quella di una settimana prima a Reggio Emilia, identica a molte altre della precedente gestione, tecnica e presidenziale. I sogni sono andati via da tempo, sperare di vedere qualcosa a livello tecnico e tattico non dovrebbe rappresentare utopia. Oggi, per i colori rossoblù isolani, è così.

Difficile commentare in modo diverso un Cagliari che si è opposto al Chievo (in grave crisi) come se davanti avesse uno spauracchio insormontabile. Un atteggiamento che nemmeno contro le big si era visto, restituendo spesso una squadra gagliarda e redditizia, seppur con i suoi difetti.



Difficile spiegare la scelta di rinunciare completamente a giocare, e ha voglia Lopez di dire che “si poteva fare, si poteva giocare meglio nel primo tempo”. Parole di circostanza, classiche, difficile dar loro credito vedendo un Dessena maldestramente impegnato sulla destra in un 5-3-2 dove non aveva licenza di superare la trequarti difensiva; o ammirando subito una sequela di lanci lunghi che mortificavano il lottatore Pavoletti (si è visto poi cosa sia capace di fare se servito a dovere) ed evidenziavano la pochezza di un Joao Pedro che (assieme a qualche altro compagno) appare emblema di un castello fragile retto sul fatto che tutto sommato si può vivacchiare.

Lopez si coccola “la reazione dopo lo 0-2”. Quasi irridente, forse non ci crede nemmeno lui, almeno si spera. Una reazione rabbiosa quando i buoi erano scappati dalla stalla, che poteva regalare un pareggio buono per mettere una volta di più la polvere sotto il tappeto. Una reazione guidata da Han, non straordinario ma comunque più frizzante nel creare una variante alla piattezza, non si sa perché confinato a briciole di partita a beneficio di chi ha già ampiamente deluso.

Il frutto è una squadra che si gode il suo ottimo portiere e il suo buon pacchetto difensivo, al di là di chi giochi, e un Lykogiannis che ha fatto vedere buoni spunti, mettendo in pratica l’unico schema del Cagliari ormai da mesi: fuga solitaria, break del singolo, cross da trasformare in miracolo. Contro il Napoli servirà il Cagliari gagliardo che ha fatto soffrire diverse “big”, servirà abbandonare una mediocrità che prima di tutto andrà debellata a livello di gestione generale. Altrimenti le ultime due recite (non certo le sole) saranno da inserire nella normalità del Cagliari.

Fabio Frongia



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