Danilo Bonacquisti, capitano dell'Arzachena, in un contrasto (foto: Sandro Giordano - PhotoPoint)

Danilo Bonacquisti, capitano dell’Arzachena, in un contrasto (foto: Sandro Giordano – PhotoPoint)

L’amarezza di chi sa di aver perso immeritatamente e l’orgoglio di chi ribalta sistematicamente ogni pronostico e mette in difficoltà il gigante Golia sfiorando il colpo perfetto. Stavolta, però, la favola di Davide e la sua fionda si ferma sul più bello: il sasso infatti non acceca il gigante, che in pieno recupero trova il fendente giusto per abbattere il rivale. Questo è quello che è successo tra Arzachena e Pisa, con i galluresi che dopo aver rischiato l’imbarcata hanno rimontato due gol ai rivali e sfiorato in almeno due occasioni il gol del vantaggio, prima di subire il quarto gol in pieno recupero sull’ennesima palla inattiva. Alla fine non arriva neanche un punto quando anche il pareggio poteva stare stretto ai biancoverdi di mister Giorico.

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Imprecisione e rischi – Primo tempo particolare: col favore di vento, il Pisa parte meglio tenendo il pallino del gioco e l’Arzachena va in apnea, salvata due volte da Ruzittu prima di capitolare. Preso lo schiaffo, i biancoverdi si ritrovano, riescono a far girare meglio la palla e alla mezz’ora trovano il pareggio con una perla firmata Curcio: azione personale sulla sinistra, ingresso in area in velocità, tocco felpato e finta di corpo su Birindelli e fulmine sotto il corpo del portiere. Da mostrare nelle scuole in calcio. Col pareggio gli smeraldini sembrano in controllo ed è beffardo il nuovo vantaggio pisano e il terzo gol su rigore. La forza delle grandi squadre si misura soprattutto da questi dettagli, così come dalla capacità di sfruttare pienamente ogni occasione concessa.



La reazione – Con l’intervallo chiuso sul 1-3, le speranze erano ormai ridotte al lumicino, ma troppo spesso ci si dimentica della qualità migliore dell’Arzachena: il cuore. Senza sbilanciarsi inutilmente, i biancoverdi giocano palla a terra cercando il fraseggio per il cross dal fondo e il Pisa stra-favorito perde ogni certezza arretrando sempre più il baricentro. I due gol in poco più di un minuto a cavallo del 64’ sono la certificazione della supremazia smeraldina che a tratti è addirittura strabordante, così Vano ha sul piede la palla del sorpasso al 70’: ma la galoppata che ormai gli viene riconosciuta come marchio di fabbrica stavolta non si conclude con l’esultanza e l’urlo della tribuna resta strozzato in gola. I toscani che sognano la B sono rintanati nella propria trequarti e non riescono a raccapezzarsi di cosa stia succedendo, ma tengono il risultato in equilibrio. E provano a resistere.

La beffa – Quello che accade dopo il 90’ ha il sapore amaro della beffa: angolo dubbio assegnato agli ospiti, cross teso e Masucci inspiegabilmente solo all’altezza del dischetto incorna fulminando Ruzittu. Il resto è l’esultanza sotto la curva gremita dei tifosi ospiti e la delusione sul volto dei padroni di casa, che si guardano l’un l’altro senza darsi una risposta di cosa sia successo. Al triplice fischio finale, l’applauso della tribuna (finalmente all’altezza di una partita di serie C) regala una bella cartolina di sport, rendendo merito al cuore di una squadra che al cospetto di una delle corazzate del girone ha dato una prova di gran calcio.

Cosa c’è nel bicchiere mezzo vuoto – “Una squadra che deve salvarsi non può lasciar saltare un avversario da solo, a maggior ragione al novantesimo”. Dice bene Alessio Curcio, una squadra che deve salvarsi non può avere questo atteggiamento sulle palle da fermo. Problema ormai fin troppo evidente su cui anche Giorico è consapevole delle difficoltà. Tuttavia, non si trova una soluzione, e se è vero che i tanti cambi non aiutano a gestire questo tipo di situazioni, forse sarebbe il caso di provare a studiare un modo diverso di affrontarli. Infatti, al netto dei tanti errori che i singoli commettono, com’è nella logica delle cose, è questo il difetto principale che si può trovare a questa squadra, che per il resto compensa alle carenze tecniche con la volontà, dopo ogni errore rimbocca le maniche e parte più forte di prima, con un cuore e una determinazione encomiabili.

Cosa c’è nel bicchiere mezzo pieno – L’ostacolo Pisa non lascia punti ma tanta consapevolezza: questa squadra ha tutte le qualità per giocare alla pari con qualsiasi avversario. Tutte le sconfitte (anche contro le big) sono arrivate col minimo scarto e spesso con qualche rimpianto (vedi il Siena all’andata e il Pisa in entrambe le sfide).



Detto ciò, e a maggior ragione, la squadra dovrà arrivare alla sfida col Gavorrano col giusto carico di rabbia e sicurezza nei propri mezzi. Perché, se è vero che il confronto con le corazzate richiama il grande pubblico e aumenta le motivazioni, senza dubbio quella in arrivo è davvero una partita in grado di decidere le sorti della stagione. Vincere significherebbe affossare ulteriormente un avversario, già ultimo in classifica, e dare ulteriore lustro forza alla propria corsa salvezza.

Claudio Inconis

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