Un'esultanza di Joao Pedro, Sau e Cigarini (foto: Zuddas)

Un’esultanza di Joao Pedro, Sau e Cigarini (foto: Zuddas)

Una squadra che deve rimanere in linea di galleggiamento evitando di complicarsi la vita, un’altra che nei precedenti cinque lustri non era mai stata così vicina allo Scudetto. Cagliari-Napoli, oggi, ha perso un po’ di quel livore sparso che fino a qualche anno fa la animava, anche se la rivalità (soprattutto dal lato sardo) resta di quelle da circoletto rosso. È, però, soprattutto una sfida importante per la classifica, visto che gli Azzurri non possono sbagliare un colpo per non farsi ingoiare dalla Juventus, mentre gli isolani iniziano un trittico completato da Genoa (fuori casa) e Lazio, dove ci si potrebbe inguaiare oppure sistemare definitivamente.



Le ultime due uscite della squadra di Lopez hanno lasciato l’amaro in bocca per la qualità delle prestazioni offerte, rinunciatarie e calcolatrici, prive di ogni entusiasmo, che peraltro la piazza ha perso da tempo. Ecco che la cornice della Sardegna Arena, dove – per ordine prefettizio – non saranno ammessi i tifosi campani, rappresenta palcoscenico ideale per ridare un po’ di elettricità, almeno momentanea.

E’ lecito quindi attendersi il Cagliari visto contro Inter e Juventus, per citare due esempi di gagliardia, furore agonistico, irriverenza e brillantezza al cospetto di uno spauracchio sulla carta insormontabile. Quelle due prestazioni, ma anche le due fornite a Roma (con alcuni appunti), fecero giustamente parlare di una squadra viva e compatta, con il giusto atteggiamento di chi deve salvarsi facendolo con l’animo più gradito a tifosi invero disillusi.

Le premesse non sono delle migliori. Perché il Napoli è la più forte squadra assieme alla Juventus, è in grande forma e ha nel mirino il succoso obiettivo. Perché mancherà Cigarini e sostituirlo rimane impresa difficile in una rosa con troppe falle, è stato acclarato. Perché le dolcissime trame dei campani sono difficilmente arginabili rispetto a quelle muscolari e meno raffinate delle avversarie di cui sopra.



Si potrà auspicare un 3-5-2 del Cagliari con le giuste distanze e la capacità di raddoppiare sistematicamente in tutte le zone del campo, provando ad inibire sul nascere la costruzione dei giocatori di Sarri, in primis la fonte primaria Jorginho. Il forfait di Cigarini costringe alla solita danza, fondamentalmente improduttiva, alla fine della quale ci sarà soltanto da sperare, visto quanto passa in convento. Spendere analisi serie su Cossu, Padoin, Dessena, Romagna nelle vesti di registi improvvisati rappresenterebbe esercizio pleonastico. Meglio, allora, concentrarsi sui punti di forza del Cagliari odierno: una difesa dove tutto sembra funzionare, e dove Lopez potrebbe cambiare qualcosa, vista la rottura dell’imbattibilità; la buona personalità di Lykogiannis a sinistra e il desiderio di riavere il miglior Faragò così da portare quegli strappi (assieme a Barella) che sono l’unica sorgente per Pavoletti; la verve di Han per una “sana ignoranza” che al momento appare più interessante della stanca flemma dei brasiliani e dell’evanescenza di un Sau in rottura prolungata.

Il Cagliari parte, dunque, un’altra volta con le spalle al muro. Inferiore e con poche armi, con alle spalle qualche giorno di tendenziale malumore, probabilmente sereno in classifica anche giocando per ultimo rispetto alle (molto più) pericolanti rivali. In questi casi, però, sotto la gestione Lopez ha abituato a stupire.

Fabio Frongia



Altre notizie relative

Cagliari-Roma, l’analisi tattica L'analisi tattica con immagini dopo Cagliari-Roma e verso la sfida al Napoli
Maran ascolti la critica Il nostro commento dopo Cagliari-Roma 2-2

...e tu cosa ne pensi?

300