Diego Lopez e Massimo Rastelli

Diego Lopez e Massimo Rastelli

Solo pochi giorni fa il presidente del Cagliari, Tommaso Giulini, in un’intervista ad ampio raggio sul momento rossoblù, promuoveva ed esaltava Diego Lopez, definendolo un tecnico utile per crescere a 360 gradi. Una considerazione affiancata a quella, espressa più volte, che richiama(va) l’ovvia intenzione di migliorarsi rispetto all’anno prima, quando si sfiorò il decimo posto, utile per questioni tecniche, di prestigio e soprattutto economiche. Poco importa, però, che questo miglioramento non venga sempre perseguito nei fatti, in un ambiente dove il tecnico è spesso isolato e usato da parafulmine, si punta a galleggiare e la società si nasconde dalle proprie responsabilità tecniche e gestionali.

La nuova sconfitta, a Verona, ha riaperto il dibattito su chi sia meglio tra Diego Lopez, attuale nocchiero rossoblù, e Massimo Rastelli, predecessore che venne silurato un girone fa (in seguito a Cagliari-Genoa) al termine di un’epopea tra le più discusse della storia del club. Una sorta di romanzo social, quello con protagonista Rastelli, di cui un po’ tutti abbiamo disquisito dal giugno 2015 in avanti, provando a districarci tra le mille contraddizioni della sua gestione. Una volta avvicendato il campano con l’antico capitano sardo-uruguagio, i confronti sono stati automatici e a cadenza regolare, invero inevitabili a prescindere da chi fosse il successore dell’uomo di Torre del Greco. Sconfitte e vittorie, prestazioni all’altezza o deludenti fanno quindi da metronomo di un dibattito tornato ad accendersi dopo la scialba prova offerta dal Cagliari in quel di Verona.



Non sono pochi quelli che – al grido di “era meglio Rastelli” “ah se ci fosse Rastelli”, o ancora “e a Rastelli cosa avreste detto?” – hanno riportato sul tavolo l’antica questione. Una vicenda di lana caprina, totalmente inutile e senza il minimo sbocco, buona per inasprire una volta di più i toni nella vacua arena dei social network, dove – giova ricordarlo – si assiste ad un piccolissimo spaccato di quella che è l’opinione pubblica reale, pensante e parlante sui vari temi.

Giulini e Lopez nel giorno della presentazione del tecnico uruguayano (foto: Zuddas)

Giulini e Lopez nel giorno della presentazione del tecnico uruguayano (foto: Zuddas)

In sostanza, tra Lopez e Rastelli, la pochezza di uno non può giustificare e far dimenticare l’insipienza dell’altro. Siamo di fronte, dunque, a due facce di una moneta dal valore molto basso. Da una parte un Lopez che ha sistemato la fase difensiva ridando unità di intenti e compattezza ad una squadra sfilacciata, dall’altra un Rastelli che aveva visto i suoi segnare molti gol in Serie A e in Serie B ottenendo due traguardi pregiatissimi. Da una parte un Lopez che non è riuscito a fornire un gioco a più tonalità e una capacità di padroneggiare sul campo anche contro avversari inferiori – affidandosi a trame semplici ed episodi -, dall’altra un Rastelli che in questo era sostanzialmente identico al collega, beneficiando a più riprese di individui in stato di grazia. Da una parte un Lopez con il quale le bollicine non sono state tolte dalla cantina, dall’altra un Rastelli che viveva sulle montagne russe scatenando l’umoralità e la schizofrenia della piazza.

E poi i moltissimi gol subiti (da Rastelli), l’assenza di tiri in porta (con Lopez), le imbarcate (con Rastelli), le partite da sbadigli, i risultati altalenanti (con entrambi), la costante di una classifica di fatto mai in discussione anche grazie al ciapa no di avversari mediocri. Quindi l’aziendalismo, tanto di uno quanto dell’altro, con Lopez impegnato a sistemare ed elogiare una coperta resa corta anche dal colpevole avvallo totale del monco mercato estivo da parte di Rastelli. Ce n’è in avanzo, insomma, per dire che il quadro restituito è quello di un Cagliari piatto nella sua dimensione tecnica e societaria, che si tiene stretta la Serie A poiché questa rappresenta l’unica arena dove poter fare business e guardare avanti.

Rastelli in panchina assieme a staff, giocatori e dirigenza (foto: Zuddas)

Rastelli in panchina assieme a staff, giocatori e dirigenza (foto: Zuddas)

In questo contesto, discutere del gol, del punto in più o in meno raccolto da questo o quell’allenatore risulta davvero privo di senso, utile solo in una piazza dove di calcio, progetti, soddisfazioni reali si è persa ogni traccia. L’epoca Lopez ha portato quella normalizzazione di cui si è parlato spesso – anche grazie ad un consenso di default –, non ha fornito gioco e innovazione, ha mantenuto sgradevoli abitudini da ancient regime, che si rispecchiano spesso in scelte di formazione emblemi del vivere alla giornata di un club impantanato. L’epoca Rastelli ha riportato il Cagliari in Serie A e lì lo ha consolidato, e stiamo vedendo quanto non sia impresa scontata; ha, però, presto manifestato l’assenza di qualsivoglia progetto tecnico, acuendo i veleni anche per via della debolezza (e della bontà) di un professionista che è stato presto facile bersaglio lasciato sguarnito dalla società.



Tra le due vie, insomma, c’è ben poco di che sorridere o parteggiare, ma solo da tenersi stretta la Serie A. Non è poco, in attesa di veder realizzato qualche proclama, aspettando lo stadio e un salto di qualità reale. Non di cartone.

Fabio Frongia

Altre notizie relative

Giulini: “Barella via subito? No! Fiducia sullo stadio” Il patron rossoblù a 360° sull'universo Cagliari
Stadio Cagliari, niente ok da Conferenza Servizi Non c'è l'ok della conferenza dei servizi del Comune
Cerri: “Voglio giustificare il mio prezzo” Le parole di Alberto Cerri che ha incontrato i tifosi allo store rossoblu

...e tu cosa ne pensi?

300