Diego Lopez, allenatore del Cagliari

Diego Lopez, allenatore del Cagliari

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Nedo Sonetti rovista alla rinfusa dentro un secchio di arselle, producendo un rumore metallico di ghiaia e rena asciutta dentro la betoniera in funzione. Il Caronte di Piombino, dopo una quindicina di minuti, strabuzza gli occhi col ghigno soddisfatto di Pushkin alle prese col pesce d’oro. Pesca dal fondo un bigliettino plastificato sporco che porge al tecnico rossoblu. Mettilo in tasca – ansima affannato – leggilo stasera. Ti chiarirà molte idee. Ora hai la tua arma. Hai portato quella roba? El Jefe ringrazia ossequioso, porgendogli con remore una bottiglia di Vermentino Capichera “vendemmia tardiva” 2015, dalla modica cifra di 52 euro. – Le consulte senza preavviso hanno un costo. Ora puoi andare. Stasera ho una cena a base di astici col bresciano e non volevo.



-Chi? – interviene l’uruguayano.

-Lascia perdere..

Diego Lopez rientra dentro l’abitacolo della sua vettura. Un ausiliario del traffico gli chiede di scendere, sventolando minaccioso una cedola. L’uruguayano abbassa il finestrino, sorride tirato e chiosa con la voce impostata: – Ho già il foglio che cercavo. Adios! Accende il quadro e ingrana la prima. Alla guida sente la tasca caldeggiare dentro la giacca, richiamando l’attenzione della mano che freme frenetica pronta a cedere alla curiosità, bloccata dal monito del vecchio livornese. “Perchè aspettare?” riflette dando manforte al desiderio di anticipare la lettura del messaggio. “Un’ora prima, una dopo. Cambia poco”. Convinto dalla tesi, estrae senza troppi indugi il bigliettino. Su un lato campeggia la scritta in rilievo: Hotel Archibugi Napoli. Sull’altro uno +081., un indirizzo di posta elettronico e la foto in stile italiano della facciata.

-Cazzo significa? – esplode interdetto – Sonetti si è rincoglionito con l’età. Mi ha dato una sola. Fa un’inversione e s’immette nella carreggiata in direzione di Asseminello. Alle 12.30 è in programma la conferenza stampa.

– Questa sfida è molto importante. “Comma primo delle risposte pre-partita, affisse in maiuscolo all’anta dell’armadio.”– In settimana abbiamo analizzato gli errori. “Periodo evidenziato in basso a destra nel paragrafo relativo alle sconfitte. Ora dirò due cagate sul gioco di Sarri, i complimenti che si aspettano tutti e me ne andrò a mangiare. – Il Napoli è una squadra spagnola nel campionato italiano. “E questa? Da dove l’hai pescata? Bravo Dieguito, ti sei superato”. – Il portiere partecipa all’azione e.. “Stoppati non andare oltre.” E niente. Formazione? Volete i titolari? Son tutti titolari. “Ve li darei io i tre nomi. A cartellate. Vi farei ingoiare questo pezzo di plastica uno per uno. Maledetti. Per fortuna domande e articoli son sempre gli stessi.”

Lo stress arrecato da quelle carogne dei giornalisti è un giusto prezzo da pagare se il premio è un caddozzone al Poetto, accompagnato da un’Ichnusa non filtrata e dalla canonica domanda di ricognizione al paninaro: – E’ passato? – commenta la bocca impastata di salsa rosa.

-No, Diego. Non lo vedo da qualche tempo.

-Sicuro?

-Si, di solito le prende da me le bottigliette d’acqua quando viene a correre.

Scettico l’ex centrale di Montevideo inarca le sopracciglia. -Lo fa apposta – riprende deglutendo – perchè sa che lo riferirai a me. Pezzo..

-Non pensare male. L’ultima volta ti ha fatto pure i complimenti per il coraggio di giocare con tre punte, dopo l’85’.

-Erano due.

-Visto? È pure generoso. Cagliari non è fatta per due allenatori. Massimo Rastelli e le sue ripetute sul lungomare rimane, a distanza di mesi, una presenza ingombrante.

-Pronto tio. Come va la situazione?

-Stiamo pareggiando 1-1. C’è un dieci che mi sta rompendo le palle.

-Quanto manca?

-E’ iniziato da poco il secondo tempo.

-Conserva un cambio. 5 minuti e sarò da te. El Jefe ritorna a casa, mette le bullonate nella borsa del ritiro, incastra un paradenti sull’arcata superiore e si scrocchia le nocche guardando i bagliori della periferia.



Aspettava un match che coincidesse col suo pomeriggio libero da una vita. A tempo perso sfoga le sue frustrazioni sui menischi dei ragazzi della seconda categoria. Tesserato con un cartellino falso in una squadra dell’hinterland, l’uruguayano rivive una seconda giovinezza. Altro che serie A, VAR, recite, principessine e stronzate da social. Il vero futbol profuma di grasso Aquila e olio canforato.

-Sono pronto – sibila accostandosi all’allenatore infogato dalla gara.

-Diego fai piano – lo riprende il tecnico – non crearmi troppi casini.

-Stai sereno. Son tranquillo – mente avvelenato.

Due minuti dopo la Mizuno del numero dieci piroetta in aria. Lopez, anticipando il rosso dell’arbitro, assesta uno schiaffo no-look alla punta e una testata in pieno petto al guardalinee. È  soddisfatto. Bentornata cara vecchia violenza, lasciata in letargo dentro il gessato d’occasione. Esce dal campo liberato da una zavorra. Aveva le palle piene di buone maniere.

Michele Fini si sveglia mezz’ora prima dell’orario previsto per la cena. Lo schermo del cellulare è intasato da chiamati e messaggi di Lopez in apprensione. “Dove sei? Oh sei sveglio? Dai e risorgi! Devi dirmi che minchia è l’Hotel Archibugi Napoli +081. Mi ha dato un biglietto Sonetti.” Legge assonnato. – Diego sei alla frutta – risponde il secondo allenatore con una nota vocale – ti avevo detto di lasciarlo perdere il vecchio. L’ultima volta ha letto un’aforisma di una bacio Perugina. Il sapore del mirto è ancora presente nella bocca impastata. Meglio lavarsi i denti e cambiarsi.

A cena l’allenatore del Cagliari appare rilassato, forte del rosso diretto e dei recettori olfattivi bagnati di sangue. Dopo la partita si è assopito un’oretta. Sarri, questa volta, è rimasto fuori senza disturbare. L’ultimo nodo da snocciolare, prima di fare sogni tranquilli, è scegliere il X titolare da affiancare a Barella. Il primo passo è riordinare le idee. Marco ti è piaciuta Foggia? chiede al tonarese.

-Si, mister. Perchè? Amo la Puglia.

”La Puglia? Come? Porca miseria. Era Castellamare, non Foggia. Ora che m’invento? Medita Diego, medita”. -Foggia e certo! Mi ricordi Pasquale, Foggia. – sguardi chiarificatori nella bancata – Nel 2007 contro il Napoli fece un secondo tempo incredibile. Sperando che sia di buon auspicio, partirai dalla panchina. Il tecnico tira un sospiro di sollievo. Si stava mettendo male.

-Diego posso parlarti in disparte? – interviene Fini arrivato in ritardo – Ho capito il senso del bacio Perugina e il bigliettino dell’Hotel Archinugi Napoli.

-Ci sei ricascato? Mi avevi detto che Sonetti era impazzito.

-Macchè! L’aforisma significava cercare dentro i dolci del Perugia, l’Hotel Archibugi Napoli è un acronimo. Significa..

-Acro que?

-Acronimo, un nome formato dalle iniziai di altre parole.

-HAN. Han si. Han. Gli costava molto dircelo subito? Questi giri.

-Se fosse facile non gli daresti 50 euro di bottiglia.

In camera Diego Lopez, studia il modulo da adottare col nordcoreano titolare. È scappato dalla cena anzitempo preso dalla smania di nuove soluzione tattiche. Alle undici di notte è arrovellato dalla fame. Un crampo allo stomaco gli manda in frantumi il cervelletto e gli scompiglia i connotati. Ha una crisi. Deve mettere sotto i denti qualsiasi cosa urgentemente. Decide di chiamare la reception. Risponde un ragazzo: – Mister sta bene? Cosa desidera?

– Portami olive ascolane e un piatto di vincisgrassi. Muoviti! sentenzia con un marcato accento marchigiano. Allo specchio i capelli brizzolati son diventati di un nero corvino lucente e laccati, la faccia rigonfia è delimitata da due sacche tiroidee e un doppio mento terrificante. Massimo Ficcadenti si guarda di profilo allarmato per la mutazione in atto. “Domani giocheremo con un0 0-8-1”  rimugina a voce alta.

-Mister manca un giocatore – s’intromette il cameriere al telefono.

-Siamo giusti. Rafael farà coppia con Cragno.

Fiorenzo Pala

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