Meo Sacchetti, tra Stefano Sardara ed Elisabetta Canalis (foto: Claudia Sancius)

Meo Sacchetti, tra Stefano Sardara ed Elisabetta Canalis (foto: Claudia Sancius)

Diciamolo subito: se hanno recitato lo hanno fatto benissimo. Meo Sacchetti e Stefano Sardara, ospiti de La Nuova Sardegna “divisi” al tavolo solo dal direttore Antonio Di Rosa, hanno dato vita ad un bell’incontro pomeridiano alla vigilia di Dinamo Sassari-Vanoli Cremona, anticipo delle 12 della Serie A di basket. L’antipasto di una sfida emotivamente molto importante, visto il ritorno del coach e dei cugini Diener dove hanno fatto la storia, ma anche (e soprattutto) il rapporto tra il coach e il presidente dei trionfi biancoblù, da sempre divisi per via di due caratteri forti e di un divorzio non certo dolce dopo lo Scudetto.

“A Cremona ho un bel gruppo, un bello staff, una proprietà schiva ma presente” esordisce Sacchetti, che continua “l’inserimento dei due Diener ci ha dato qualcosa che va oltre la pallacanestro. Noi dobbiamo venire qui a fare una grande partita, dovremo giocare molto bene e loro giocare un po’ meno bene dei loro standard” afferma il CT azzurro in vista della sfida al suo ex GM Federico Pasquini.Non toglierei nessuno in particolare alla Dinamo, hanno un collettivo e individui forti, con un roster lungo, certamente Bostic sta facendo molto bene, e Bamforth è giocatore di qualità e classe, altrimenti non gli avrebbero rinnovato il contratto poco tempo fa”.



Piange sempre” attacca col sorriso Sardara “sulla Vanoli dico lo stesso che ha detto lui per noi – continua il presidente sardo – Hanno giocatori di valore, stanno dimostrando di potersela giocare con tutti, noi stiamo ritrovando il gruppo al completo, le tante assenze ci hanno portato in dote risultati altalenanti”. Sacchetti ha le idee chiare. “Sono più forti, non sempre costanti, visti i risultati, però servirà una grande partita da parte nostra e l’aiuto da parte loro, mi auguro che riusciremo a giocare le nostre carte con il nostro basket, poi a fine partita una squadra applaudirà l’altra. Spero non abbiano il culo dell’anno scorso” sferza il buon Meo.

La partita dei sentimenti, soprattutto per Travis Diener, il playmaker dei sogni per il gioco di Sacchetti e per il pubblico che si innamorò di AlaDiener fino a piangere per il suo ritiro, poi sconfessato dal ritorno a sorpresa in quel di Cremona. “Voglio proprio vederlo” sorride Meo “fa finta di nulla ma credo che sarà speciale, io e Drake ci siamo già passati. Mettete delle bottiglie di vetro a bordo campo così non le scalcia quando lo tolgo. Ormai si è calmato ma anni fa a Sassari ne combinò…”.

Nelle fila della Dinamo c’è Marco Spissu, e chissà che Sacchetti non lo chiami presto in azzurro. Il suo giudizio sul playmaker sassarese, classe ’95, è netto. “Spissu l’ho fatto esordire io in Serie A, contro Milano, e segnò anche una tripla – ricorda Sacchetti – Se devo essere onesto, non mi aspettavo che facesse così bene come l’anno scorso in A2 alla Virtus Bologna. Adesso è al piano di sopra, il suo problema è fisico, perché ha le giuste letture e faccia tosta, ma deve crescere fisicamente. Dalla sua non ha i centimetri“. “Marco ha un buon tiro – analizza Sardara sull’enfant du pays – ma è prima di tutto un playmaker e quindi vede prima di tutto il passaggio. Il salto dalla A2 alla Serie A non è uno scherzo. Ha già dimostrato di poter stare nella massima serie, deve fare ancora degli step ma diamogli tempo”.

Il presidente, sull’incontro col coach, ostenta serenità: “Ci siamo già visti in altre occasioni – dice – sono abbastanza aggiornato sul suo nuovo percorso, Meo è una persona particolare, con una filosofia di basket singolare e con pochi eguali, che ha portato avanti contro tutto e tutti anche qui a Sassari”. La storia di Sacchetti e Sardara è fatta di polemiche non dette, gesti fatti e mancati, dichiarazioni a distanza al vetriolo e rumorosi silenzi. “Ci siamo scontrati perché io dico e dicevo quel che penso” spiega Meo “Stefano ha bisogno di un alter ego. Lui afferma di accettare critiche e consigli ma non penso sia vero, ci vorrebbe qualcuno che ogni tanto gli dicesse che sta sbagliando”. Così Sardara: “E’ testardo, come i sardi. Il nostro rapporto è sempre stato schietto. Vero, dopo 5 anni era giusto lasciarsi, sbagliammo a non farlo alla fine della trionfale stagione 2014/2015, ma ormai è il passato”.



Inevitabile tornare a quel giugno 2015 e al trionfo di Reggio Emilia. “Il ricordo è che se Drake segna quel canestro sulla sirena gli stacco la testa” rimembra con la solita guasconeria Sacchetti, ricordando gara-7 della finale Scudetto. “Partimmo sotto 21-4 in gara-7, eravamo quasi fuori in gara-6 in casa, quella Dinamo era un po’ la squadra dei mori, ovvero con tanti giocatori di colore; a Reggio Emilia ci fu quell’invasione di un tifoso che colpì Edgar Sosa, e qualcosa scattò soprattutto in Shane Lawal, che trascinò tutti. Avevamo giocatori anche difficili da gestire, ma molto forti. Lawal era un capo tribù, toccargli uno dei suoi fratelli non era ammesso, ricordo un episodio in allenamento: lui mi diede del razzista perché rimproverai uno di loro, gli spiegai che così non era, visti i tanti colored in organico, lui si girò e mi chiese scusa. Ho visto pochi dominanti come Shane Lawal, capace di fare più di 20 rimbalzi in semifinale e finale Scudetto, forse solo Shackleford a Caserta…”.

“Fu una partita e una serata particolare – ricorda Sardara – partimmo male e ci fu un po’ di choc, poi col passare dei minuti iniziammo a crederci fino all’entusiasmo generale”. Sacchetti evidenzia l’unità della Sardegna di fronte alla grande Dinamo. “Ha unito l’isola. I sardi si sentono un popolo e quelle partite diedero grande orgoglio, c’erano 2 televisori su 3 collegati per la gara-7 di Reggio Emilia”.

Il problema, sia a Cremona sia a Sassari, è quello del pubblico esigente.Non si può sempre crescere e vincere – dice Sardara – Noi dobbiamo migliorare sempre come azienda che lavora e produce, solo così puoi crescere a livello tecnico. In A2 abbiamo Bucarelli e Rullo che stanno maturando in fretta giocando, idem Ebeling che è più giovane e deve fare la sua strada. Di sicuro non ci si può tarare sui risultati di alto livello, illudendosi che sempre andrà così, altrimenti si è sempre delusi”.

“Quando ci giocavamo la promozione in Serie A con Pistoia c’erano 1800 persone al palazzetto – ricorda Sacchetti – una parte del pubblico voleva la testa di Sacchetti, poi è andata come è andata. Fa parte del gioco anche essere messi in discussione. Il pubblico di Sassari è sempre stato molto sportivo con tutti, salvo rare eccezioni nella norma. Anche a Cremona ci sono stati tumulti perché due anni fa ci fu un ottimo piazzamento e poi la retrocessione. Quando la gente si abitua troppo bene succede che ci siano dei malumori fuori luogo”.

Chiusura sullo scenario della Serie A. “Si pensava che Milano avrebbe dominato per anni, dopo l’egida senese – dice Meo Sacchetti – invece si è visto che è battibile, perché evidentemente sbagliano qualcosa o c’è qualcosa di strano in seno a loro. Sassari, Trento, Venezia hanno visto che c’è spazio e che Milano si può battere, e questo dà fiducia e speranza a tutti”.

Sul divorzio.Non cancella le cose bellissime che ho vissuto – conclude Sacchetti – A volte ci si dimentica del passato, delle squadre che si sono susseguite, e noi a Sassari ne abbiamo viste di molto competitive e spettacolari. Tornare? Non si torna mai… Non vedo l’ora di scrivere un altro libro con cose piccantissime, ma lo pubblico dopo che ho smesso di allenare”. Sardara concorda: “Le cose brutte le cancello, il rapporto è stato vero“. E via di scherzi, stretta di mano vigorosa e arrivederci a domenica.

Fabio Frongia



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