Leonardo Pavoletti esulta dopo il gol alla Lazio (foto: Agenzia Fotocronache)

Leonardo Pavoletti esulta dopo il gol alla Lazio (foto: Agenzia Fotocronache)

Premesse doverose: 1) la beffa è dolorosa, come sempre quando nello sport capita di essere raggiunti nella per questo famigerata zona Cesarini; 2) alla vigilia, un pareggio colto in condizioni semi-disastrate contro la forte Lazio sarebbe stato firmato col sangue; 3) sbagliato parlare di sfortuna che si accanisce, ricordando le sfide con Benevento e Sampdoria.

Il Cagliari ha finalmente battuto un colpo e rimesso aria nei suoi polmoni, ma anche nel petto di un ambiente mortificato da risultati e soprattutto prestazioni scialbe, speculative, ben poco redditizie. Gli strafalcioni vidimati lungo il cammino fanno male, inutile recriminare, meglio pedalare e anche di buona lena, perché dietro non dorme nessuno. Nemmeno quel Benevento che è unica squadra spacciata, ma ha già dimostrato di volere e potere mettere in difficoltà chiunque. Figuriamoci un Cagliari ridotto all’osso e obbligato a vincere, domenica prossima. Ma questa è un’altra storia, sarà tema della settimana appena cominciata. Pochi dubbi, però, sul fatto che il Cagliari visto contro la Lazio sia compagine in grado di salvarsi con pochi problemi. Più difficile (e preoccupante) prevedere se saprà ripetere tali performance a livello di intensità e continuità nel corso dei 90′.



ORA IL RUSH DECISIVO – Di sicuro c’è che in pochi si aspettavano una squadra così compatta, soprattutto in grado di tenere il campo per tutta la durata del match e mettere in seria difficoltà una delle formazioni più quotate del lotto. Ha certamente aiutato il fatto di non aver disputato partite per due settimane, mentre i capitolini giocavano a rotta di collo in tre competizioni. Un aspetto di cui tenere conto, che ha smorzato le difficoltà – croniche, che dureranno sino alla fine, per le quali c’è grande colpevolezza della società e dei due tecnici stagionali – dovute ad una rosa corta e accorciata dalle defezioni di Cigarini e Joao Pedro.

I SINGOLI – Poche le note negative a tinte rossoblù, forse soltanto il comprensibile arretramento nel finale, in una domenica dove si è spolverato un Miangue che ci si augura sia la sorpresa della volata. Una volta di più, il Cagliari si aggrappa ad Han Kwang Song (valeva davvero la pena insistere masochisticamente sugli altri attaccanti?) e alla sua capacità di strappare dando un sostegno vero a Pavoletti, rendendo meno piatta la squadra, comunque rinvigorita dalla propulsione di Faragò e delle mezzali, tornate sui migliori livelli. Se la difesa non è più una rivelazione, con picchi esaltanti dall’intero terzetto, in molti hanno storto il naso di fronte a due questioni di giornata: la posizione di Cragno sul pareggio-miracolo di Immobile e i cambi operati da Lopez.

CRAGNO E I CAMBI – Il portiere può essere dispensato da responsabilità particolari, perché il napoletano si inventa (con bravura e fortuna) una prodezza mentre lui rimane avanzato per dare sicurezza al reparto nell’ennesima palla in the box. Fosse rimasto inchiodato tra i pali con lo spazio a centro area sguarnito sarebbe stato ugualmente crocifisso. In questi casi meglio applaudire ed essere fatalisti. Se Deiola, con tutto il rispetto per la generosità del sangavinese, è il primo cambio di una squadra di Serie A con una salvezza da conquistare, significa che i problemi sono numerosi e datati, peraltro ben noti e già rilevati. Il discorso su Deiola vale quelli già fatti per Dessena, Cossu, Giannetti, Sau e, fino a ieri, Miangue. Se finora sono stati impiegati pochissimo e alla disperata, un motivo ci sarà.

Ormai si può fare ben poco, il Cagliari è questo e con questo si deve salvare. Lo ha detto Lopez sabato, lo sanno tutti. Più che mai servirà l’unione di intenti per portare in porto una nave che affronta un mare fattosi via via più agitato. Basterà?

Fabio Frongia



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