Davide Cappai

Davide Cappai in elevazione

scritto da Ufficio Stampa

Sfatato il tabù più importante (ciclo negativo di otto sconfitte consecutive interrotto), ai crociati non rimane che continuare a mirare alto. Con i Blue Storms Busto Arsizio, per esempio, si è sempre assistito ad un naufragio collettivo. Nei due scorsi campionati, la franchigia lombarda ha costantemente inflitto pesanti sconfitte ai rosso argento. Due anni or sono si arresero con l’identico risultato sia all’andata, sia al ritorno (26 – 07). Nella passata stagione lo scarto è decisamente aumentato con un 37-00 in casa loro e un 35-06 a Monte Claro.

Familiarizzando con la filosofia dell’head coach Jarvis McGarrah si intuisce che l’avversario conti relativamente; semmai è da risaltare la mentalità con cui lo si affronta : “Andremo a giocare col cuore – dice il faro americano – ma vorrei vederli ordinati in campo, capaci di calarsi completamente nei ruoli assegnati”.

Difficile trarre conclusioni perentorie sulla prima uscita ufficiale delle “tempeste blu” che sopraffatte dagli schizzi di fango irrorati dalla risaia di Vedano Olona, si sono imposti sugli Skorpions, non certo per merito degli automatismi rifiniti nelle sedute di allenamento. Ma è indubbio che la formazione bustocca sia scesa in campo con tanta voglia di giganteggiare e questo è un punto a loro favore.



Da Cagliari si imbarcheranno 27 giocatori e 3 tecnici: tra i supporters isolani la curiosità è tanta sul come sarà l’impatto in un campo nemico, considerato che l’ultimo successo esterno risale al 13 marzo 2016 contro gli Hammers Brianza.

“Dobbiamo moltiplicare per cento le motivazioni che ci hanno spinto a vincere sabato scorso”. Così il presidente del sodalizio cagliaritano Emanuele Garzia alla vigilia di una gara che lui considera molto importante per il passaggio del turno. Da ex giocatore ha capito che contro i Gorillas, i suoi paladini non hanno dato tutto quello che avevano in corpo: “A Bienate voglio vederli carichi e concentrati – prosegue Garzia – perché con una giusta dose di coraggio potremmo giocarcela alla pari e magari strappare un risultato che ci gratifichi”.

Garzya e Meloni

Garzya e Meloni

DAVIDE CAPPAI SI GODE IL NUOVO CORSO ROSSO ARGENTEO

Era il 2006 quando “l’olandese” Francesco Cipolipo Murgia osservò attentamente le movenze di un giovanissimo Davide Cappai decidendo di reclutarlo nella formazione giovanile dei Cru. Da allora anche lui ha vissuto alterne vicende nella pirotecnica famiglia crociata, ma ad ogni inizio di stagione si mette sull’attenti, pronto a correre come un indemoniato per varcare la linea difensiva o a dare il suo contributo come guastatore di strategie avversarie.

In tredici stagioni che ricordi ti affiorano di primo acchito? Momenti belli ce ne sarebbero troppi da menzionare. Il primo touch down, la prima convocazione in trasferta con la prima squadra, tutto il campionato e la finale vinta nel 2010 (seguita a distanza purtroppo per problemi di lavoro). La vittoria di sabato scorso. Sono troppi davvero per menzionarli tutti.

Però almeno la sensazione più fresca, quella di sabato, la vuoi esternare? Vincere è sempre un’emozione forte. Quando succede di nuovo dopo 22 mesi è qualcosa di inspiegabile…puoi solo viverla, e per me è stata quasi liberatoria. Come aver scacciato una maledizione che gravava su di noi.

Qualcosa che è andata storta nel giorno dei Gorillas? Quando rimani a bocca asciutta per così tanto tempo mi sembra impossibile trovare qualcosa che non mi sia piaciuto. Quando si vince si tende sempre a esaltare le cose positive e a dimenticare gli errori. Per quelli ci sono i coach che non mancheranno di sottolinearli, aiutandoci a correggerli. Di sicuro mi è piaciuta moltissimo la tenacia che abbiamo messo tutti, dal primo all’ ultimo quarto, non abbiamo avuto cali di concentrazione o fisici. Cosa da ripetere domenica sicuramente.



C’entra qualcosa in tutto questo Jarvis Mc Garrah? Sicuramente gran parte del merito è sua. In generale quando si ha l’opportunità di essere allenati da un head coach americano, nessuno vuole farsela sfuggire. Crea l’ambiente giusto per far rendere tutti al massimo e poi dà la carica giusta in ogni sfida che questo campionato mette davanti.

Con i Blue Storms non sarà una passeggiata… Ricordo una squadra ordinatissima, commettono pochissimi errori e lasciano pochi “punti scoperti”. Giocare contro squadre di questo livello è sempre molto interessante e soddisfacente, qualsiasi sia il risultato.

Come finirà? Lo dirà il campo. Di certo noi non siamo da sottovalutare.

Arrivare ai play off sarebbe un traguardo storico… Chi non li vorrebbe? Nessuno gioca per l’ultimo posto, bisogna sempre puntare al traguardo più alto, e di sicuro un allenatore come Jarvis non è uno che si accontenta di una vittoria. Come ci ha detto in uno dei suoi tanti discorsi motivazionali, non deve esistere la sconfitta perché di certo non siamo dei perdenti. Mi sembra un’ottima filosofia e credo proprio che ognuno di noi stia correndo verso quell’ obiettivo.

Concludo facendo i miei complimenti a Simone Romellini per la fantastica prestazione di sabato, oltretutto da capitano.

LA SVOLTA DEL CAMERUNESE MOUPÉ

Lo sport più amato dagli italiani può essere utile nell’individuare nuove reclute da vestire con casco e shoulder. Tra i crociati c’è chi ha inseguito la sfera di cuoio per tanti anni e viene sopraffatto da sensi di nostalgia che ne causano un riavvicinamento. Esempi eclatanti di questo tipo si riscontrano in Gianfranco Farris (Defensive Assistent) o nel ricevitore Carlo Aymerich. Proprio quest’ultimo, durante una rimpatriata a Mandas col calcio a 11 ha avuto modo di sfidare il migrante camerunese Moupè Desire, in Italia da quasi due anni. A fine match si discorre del più e del meno e affiora anche il Football Americano. Carlo gli propone di andare ad allenarsi a Monte Claro. Lui accetta all’istante.

Parlaci del tuo ruolo. Vengo impiegato in attacco come running back. Per me è adrenalina pura avanzare con l’ovale nel tentativo di scardinare la difesa avversaria.

Dell’esordio di sabato scorso cosa ti è rimasto? Semplicemente un bellissimo ricordo. Ero molto felice.

Come sei stato accolto da Jarvis McGarrah? Molto bene. Mi piace perché è un gran lavoratore e molto determinato, per lui conta solo la vittoria. É la prima persona che mi ha dato maggiori stimoli nell’intraprendere una disciplina sportiva. La vittoria contro i Gorillas l’ho dedicata a lui. E anche a mia mamma.

Cosa possono fare questi Crusaders? Penso che se continuassimo a lavorare sodo, potremmo toglierci parecchie soddisfazioni.

Pensieri finali? Ringrazio tutta la squadra per l’accoglienza che mi ha riservato. È come sentirsi davvero in una grande famiglia che non dimenticherò mai perché è unica. E poi un caro saluto e tanto rispetto per Carlo Aymerich. Dio ci protegga!

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