Ionita e Barella, perni della mediana del Cagliari (foto: Zuddas)

Ionita e Barella, perni della mediana del Cagliari (foto: Zuddas)

Il Cagliari è andato “in ferie”, aspettando il ritorno in campo contro il Torino nel sabato pasquale, con un salvifico, rocambolesco, illogico successo in quel di Benevento. Il colpaccio in terra sannita ha chiuso un periodo altalenante, dove i punti più bassi erano stati rappresentati dalle scialbe prove di Reggio Emilia e Verona (1 punto totalizzato), alle quali si sarebbe associato il disastro di domenica scorsa se non fosse arrivato il miracolo firmato Pavoletti-Barella in zona Cesarini. Intanto, però, i sardi hanno assestato eccome la situazione in classifica, e l’impressione è che basterà non combinare disastri contro avversari “tranquilli” (unico scontro diretto quello in casa Hellas) per tenere lontano il marasma-retrocessione.

Uno sguardo a quanto mostrato dal Cagliari nell’ultimo mese, però, permette di tracciare l’identikit dei rossoblù, imperfetti e incompleti, ridotti all’osso ma se non altro in buona condizione fisica e compatti dal punto di vista della chimica di gruppo.



A Verona contro il Chievo i sardi scesero in campo mostrando un atteggiamento rinunciatario, risultato fatale di fronte all’uno-due di Giaccherini e Inglese. In quell’occasione, il Cagliari si segnalò per scarsa aggressività e insistenza nel cercare il lancio lungo su Pavoletti, mal assistito da Joao Pedro, attaccando per lo più centralmente, eccezion fatta per due sortite laterali di Lykogiannis (suo l’assist per il 2-1 di Pavoletti). A balzare all’occhio furono però l’assenza di contrattacchi, i 60 passaggi corti in meno rispetto all’avversario, i 24 cross in meno. Il Cagliari perse praticamente su tutto il fronte: dalla media voto totale (6.84 contro 6.64) ai tiri totali (9-5), dal possesso palla (54.3%-45.7%) ai passaggi andati a buon fine (79%-74%), fino a dribbling (13-6) e calci d’angolo (7-1). Il 15-12 cagliaritano nei tackles riusciti (28-18 alla voce di quelli tentati) sarà una delle poche voci favorevoli ai sardi, unitamente agli intercetti (14-2). Emblematica la mappa che indica le zone più battute dalla squadra, con la trequarti difensiva più “calda” e l’area avversaria praticamente mai toccata da Pavoletti e compagni, impegnati a fare densità nei propri 45 metri senza rendersi quasi mai pericolosi.

Non dissimile il discorso per Sassuolo-Cagliari (qui si infortunò Cigarini), con gli ospiti in difetto sul fronte dell’aggressività e impegnati a cercare di allargare il gioco, ma mai incisivi sotto porta, dove arrivarono di rado. Il bottino di tentativi-gol fu di 10-5 a favore degli emiliani, in un match noioso per il quale lo 0-0 fu logica conseguenza, favorita anche dalle reciproche necessità di classifica. Come a Verona una settimana dopo, il Cagliari giocò prettamente nella sua metà campo e sulla destra, girando al largo dall’area avversaria, mentre dovette fronteggiare le offensive sassolesi in arrivo sulla sua fascia mancina. La squadra di Lopez fece più passaggi del Sassuolo (477 a 454 con il 76% riuscito contro l’80%), commettendo 3 falli in più e vincendo il doppio dei tackles (30-15), perdendo meno palloni (16 contro 31 dei neroverdi) e più duelli aerei (26-18 a favore degli emiliani). Furono 7 (16-9) gli intercetti in più da parte del Sassuolo. Il Cagliari ebbe leggermente più possesso palla (50.6%-49.4%).

Nella sconfitta (0-5 interno) contro il Napoli, fu sintomatica (e automatica) la forte occupazione della propria area di rigore da parte del Cagliari, che intercettò più palloni (26-16) dei partenopei e totalizzò più dribbling vincenti (19-16), vincendo anche più duelli aerei (20-12). Non sorprendono i 934 tocchi del Napoli contro i 590 del Cagliari.

Contro la Lazio, in un match ben giocato dal Cagliari beffato allo scadere, i rossoblù prevalsero solo sul fronte dei duelli aerei, lasciando l’iniziativa ai laziali (possesso palla, passaggi riusciti, tiri in porta, dribbling, tackles tutti appannaggio dei capitolini). La squadra di Inzaghi, più stanca per gli impegni ravvicinati e messa alla frusta sul piano del ritmo, toccò più di 200 palloni in più e realizzò più di 200 passaggi in più. Molto più distribuita fu l’azione dei biancocelesti, mentre il Cagliari puntò sulle ripartenze orchestrandole soprattutto dalle fasce, con predilezione per quella destra, facendo densità nella propria trequarti. Emblematiche le differenze rispetto alle precedenti tre gare: più incisività sotto porta, più efficacia dalle fasce, più capacità di ribaltare l’azione. I difetti: tanti errori individuali che diedero ossigeno ad una Lazio non certo perfetta, favorita dai molti errori in fase di possesso.



Infine, la gara di Benevento. Il Cagliari, com’è noto, ha sofferto in lungo e in largo, perdendo tanti palloni e venendo preso d’infilata a causa degli errori individuali e nella gestione delle distanze con e senza palla. Il possesso sannita era di 55.9% contro il 44.1%, la percentuale di passaggi riuscita 85% contro il 79% del Cagliari, ben 472-359 e 669-573 il computo di passaggi e tocchi effettuati. Molto più distribuita, senza picchi, l’azione generale di Barella e compagni, anche se il “fuoco” si è acceso nel finale, con quel finale-thrilling che esula da ogni statistica o ragionamento.

Fabio Frongia

Altre notizie relative

“Il bello deve ancora arrivare” Le parole dell'attaccante dopo la partita
Pa(pà)voletti riacchiappa la Viola: 1-1 Segui la diretta del match fra toscani e sardi
Piccoli batte Cagliari, gioia Atalanta A Mandas la Primavera di Canzi capitola nel finale | CRONACA E TABELLINO

...e tu cosa ne pensi?

300