Stefano Sardara (foto: Giuliano Gatti)

Stefano Sardara (foto: Giuliano Gatti)

Importante intervista rilasciata dal presidente della Dinamo Sassari, Stefano Sardara, alla trasmissione radiofonica Basket Social Club. Tanti e importanti i temi toccati dal numero uno di via Nenni, alla vigilia di una sfida molto importante come quella delle 19 domenicali, in casa contro Varese.

“Sogno un altro Scudetto”, esordisce così Sardara, rispondendo alla domanda sul futuro del club biancoblù, prima di illustrare progetti e opinioni su ambiti tecnici e gestionali. Un’idea è quella di sbarcare nel digitale terrestre con Dinamo TV perché “i social, i nuovi media sono importanti e sempre più usati, ma è giusto sfruttare anche i canali tradizionali”. Ma i temi caldi riguardano ovviamente la posizione del coach e general manager, Federico Pasquini, sempre più contestato da una piazza divisa sul suo operato, e l’eventuale sostituzione. “Pozzecco? Un amico, ci vediamo e confrontiamo ogni tanto, ma non è un nome in agenda”, taglia corto Sardara, confermando fiducia e ottima considerazione su Pasquini.



“La figuraccia di Le Portel va definita come tale – analizza Sardara – , perché avevamo un buon vantaggio (+17) dall’andata contro una squadra inferiore a noi ma comunque di ottimo valore. Ci mancava Planinic e ne hanno approfittato. Dopo quella partita ho avuto un travaso di bile, per il come si è perso, per quella rimessa finale, più che per la sconfitta. Credo che non sia mai successo nella storia del basket che a 5” dalla fine una squadra perda con tre tiri liberi a favore e la palla in mano. Abbiamo avuto un duro confronto interno, i tifosi avevano ragione ad essere infuriati, non penso che il lavoro dell’allenatore si possa giudicare da una rimessa sbagliata, anche perché nessuno sano di mente può pensare che quella sciagurata rimessa in stile volley l’abbia disegnata un allenatore. Federico è un allenatore con una grande esperienza, una competenza cestistica di altissimo livello, lavora tanto e lo vedo durante tutta la settimana, a differenza dei tifosi che lo criticano. La squadra lo ha difeso, mi ha chiesto di non cambiarlo, mentre per i giocatori individuare le colpe dell’allenatore era la cosa più facile. Pasquini ha preso la Dinamo a 4 punti dalla retrocessione, ha la Dinamo tatuata sulla pelle, l’anno scorso è arrivato tra le prime 8 di Champions League e in finale di Coppa Italia, direi che questa è la sostanza. Io vengo dal mondo economico, quello che definisco “vero” rispetto a quello sportivo, e se in un’azienda il problema è mia moglie cambio anche lei, quindi non tengo nel gruppo squadra-società-azienda una figura che non sia produttiva”.

Tanti rinnovi: Bamforth, Pierre, Tavernari, Devecchi, oltre a Spissu e i vari Bucarelli e Rullo che arriveranno da Cagliari. La Dinamo Sassari 2018/2019 è già in cantiere. “Uno dei problemi degli ultimi anni è stato quello di dover perdere ogni anno un paio di mesi per cercare l’amalgama tra giocatori in un roster nuovo per 10 dodicesimi – spiega il presidente – Noi vogliamo ridurre al massimo il tempo necessario per la conoscenza reciproca, così cerchiamo di trattenere giocatori pesanti come Bamforth e Pierre facendo qualche sacrificio economico. Contiamo di trattenere almeno un altro straniero – si limita a dire Sardara – e a Cagliari, col sostegno della Federazione, stiamo cercando di lavorare in una direzione specifica. Spero che si arrivi alla possibilità di far giocare durante la stagione elementi di una squadra nell’altra, e viceversa, un po’ come avviene nel calcio con prima squadra e Primavera”.

Intanto non mancano i malumori tra i tifosi. “Ciò che avviene sui social non è quello che avviene nella realtà – continua – se su 4000 abbonati ci sono 20 che fischiano, si sentono e si parla solo di questi ultimi e non si capisce che la maggioranza la pensa in modo opposto, ti sostiene in vari modi, in pubblico e in privato. Teniamoci il mondo vero, non ci sto a questa arancia meccanica che tritura tutto e tutti”.

Sardara passa poi a parlare della gestione della Dinamo in senso lato. “Il modello di una società sportiva che cerca risorse dagli sponsor è un po’ un castello d’argilla, è superato, così come quello basato sul presidente mecenate che tira fuori il portafoglio. L’unico metodo che conosco è quello economico e aziendale, una società sportiva è prima di tutto un’azienda, e quindi deve prima di tutto produrre reddito. L’associazione sport-economia è affascinante, perché nel primo 2+2 non fa sempre 4, puoi ottenere di più o di meno rispetto a quanto previsto, a seconda di molte variabili”.



“A Sassari sta succedendo quello che succede un po’ ovunque, laddove vinci dei trofei e ottieni risultati sportivi. Ci sono la società, la squadra, i tifosi, le istituzioni, gli sponsor: se tutti capiscono la direzione intrapresa e la perseguono, allora le cose funzionano. Una volta ottenute le vittorie, bisogna maturare per non perdere il contatto con la realtà. A volte i tifosi si abituano ad uno standard elevato e quindi succede che se vinci hai fatto il tuo dovere e se perdi è una tragedia. Ci vuole equilibrio e maturità da parte di tutti, perché lo sport non è una scienza esatta e non c’è correlazione diretta tra investimenti e risultati. La Dinamo fa parte di quelle realtà che devono dare il 110% delle proprie forze, sennò non si va avanti. Oggi secondo me a Sassari si è capito tutto ciò e si sta tornando ad una certa unità, ad un pubblico che è parte attiva al fianco delle altre componenti. Mi piace fare l’esempio di Trento, che è cresciuta su basi simili alle nostre, vedo che nel loro momento di difficoltà e risultati deludenti l’ambiente si è compattato anziché distruggere”.

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