L'esultanza del Torino dopo la "manita" della scorsa stagione a Cagliari (foto: Zuddas)

L’esultanza del Torino dopo la “manita” della scorsa stagione a Cagliari (foto: Zuddas)

“Il Torino ha tanto potenziale, e ha dimostrato anche in una stagione mediocre di poter creare problemi a chiunque”. Comincia così la nostra chiacchierata con Gianluca Sartori di ToroNews.netassieme al quale abbiamo deciso di presentare la sfida di sabato, alla Sardegna Arena, tra Cagliari e Torino. Partita che arriva in un momento particolare, alla luce della scomparsa di Emiliano Mondonico, indimenticabile nocchiero anche del Toro, quello della finale di Coppa Uefa persa contro l’Ajax e dell’ultimo trofeo alzato, la Coppa Italia del ’93.

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Le vittorie dell’Olimpico contro Lazio e Roma (Coppa Italia), il bel pari di Milano contro l’Inter, gemme di un’annata complicatasi per poi rischiare il naufragio, che Walter Mazzarri dovrà evitare gettando le basi per il futuro. “Cairo gli ha fatto da scudo – dice Sartori – Affermando che non gli è chiesto l’approdo in Europa perché quello era un progetto targato Mihajlovic, e che sarà lui il tecnico del futuro granata. Però, aggiungo, anche il mister di San Vincenzo è chiamato a far vedere qualcosa in queste ultime partite: dal suo 3-5-2 al lancio di giovani come Barreca, Bonifazi, Edera. Salvo cataclismi rimarrà, non penso si sia bruciato, però tutti devono dare qualcosa in più”.



Il Torino ha viaggiato sulle montagne russe. “Non c’è mai stato un gruppo solido, coeso. Si sfalda alle prime difficoltà, a Verona contro l’Hellas e in casa contro la Fiorentina ha giocato due primi tempi imbarazzanti, spesso ha sbracato in maniera inaccettabile. Ecco perché i tifosi sono molto arrabbiati, accettare un’altra annata dove a marzo sei già fuori da tutto non è semplice”.

La platea granata non sarà mai indifferente verso la sua squadra, ma certamente non c’è fibrillazione in vista di Cagliari, anzi… “Si è consci di andare a casa di una squadra competitiva ed affamata di punti, un po’ come lo era il Verona. Un’altro approccio di quel tipo inasprirebbe ulteriormente i toni. Il Cagliari mi piace, c’è un gruppo di italiani come Romagna, Barella e Faragò che abbinano qualità, quantità e gioventù, penso che se si riuscisse a trattenerli si getterebbero delle basi interessanti”. Un po’ come si voleva fare trattenendo Andrea Belotti: scelta giusta? “Da tifoso non potrei mai dire che fosse sbagliato trattenerlo, io penso che se non è partito è perché non è arrivata l’offerta davvero adeguata. La permanenza del Gallo significava rilanciare le proprie ambizioni, unitamente ad un mercato da 40 milioni che purtroppo non ha dato i frutti sperati. Andrea purtroppo ha avuto due infortuni, la delusione con la Nazionale, e forse mettergli affianco qualcuno in grado di dargli dei palloni giocabili in più non sarebbe male”.

Un calciomercato che aveva soddisfatto eccome Sinisa Mihajlovic. “Purtroppo non è andata bene, erano arrivati tanti esterni ed era stata costruita una squadra su misura per il serbo, lui stesso a settembre disse che se non si fosse andati in Europa sarebbe stata colpa sua”. L’opinione pubblica, un po’ come a Cagliari su Giulini, è divisa su Urbano Cairo. “Ci sono dei mugugni, non una vera e propria contestazione. Molti tifosi sono un po’ stufi perché dopo 13 anni di gestione Cairo non si è vinto nulla e si è approdati in Europa solo una volta. I bilanci sono in ordine, quindi si balla sempre sul doppio binario, tra aspetti economico-aziendali e vicende tecniche”.



Torino, Cagliari, la Sardegna. Legami forti non solo per i tantissimi isolani che vivono in città e dintorni. In granata c’è per esempio Salvatore Sirigu, l’estremo difensore (classe ’87) di La Caletta protagonista di un’ottima stagione, quella del rilancio. “E’ venuto qui a parametro zero, direi che è stato un ottimo colpo, è un portiere affidabile che ti ha portato dei punti ed è sicuramente nella top 3 di rendimento del Torino. Non ha assolutamente deluso”.

Antonio Barreca, invece, ha giocato poco. In Sardegna ha lasciato ottimi ricordi, per via di quella stagione in Serie B dove fu impiegato in modo discontinuo per via del prestito secco dal club piemontese. “Doveva essere la sua stagione, in estate lo voleva la Roma, a Bormio i tifosi esposero addirittura uno striscione con su scritto Barreca non si tocca e Cairo non lo ha venduto. Poi la pubalgia lo ha frenato, adesso in questo finale dovrà essere rilanciato guardando al futuro”.

E poi c’è Leandro Castan, rivelazione cagliaritana dopo il chiaroscuro torinista. “Lui è forte, è un difensore che in squadre di fascia media come Torino e Cagliari fa il titolare. Qui giocò il girone d’andata da titolare, poi ebbe un problema muscolare che sembrava misterioso e sul quale si ironizzava un po’, quindi è finito ai margini anche perché in primavera si è capito che il Torino non lo avrebbe riscattato”.

Spazio alla probabile formazione. “C’è aria di 3-5-2, con Falque a supporto di Belotti, Sirigu in porta, Nkolou-Burdisso-Bonifazi in difesa (Moretti potrebbe giocare in luogo di Bonifazi), Ansaldi-Baselli-Rincon-Obi-Barreca in mezzo al campo, perché De Silvestri è tornato ad allenarsi solo oggi”.

Fabio Frongia



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