Enzo Francescoli

Enzo Francescoli

La sua orma è ancora impressa nella mente e nei ricordi dei tifosi. Le sue gesta sono scolpite nella storia del Cagliari. Inevitabile quando si parla di Enzo Francescoli, uno dei calciatori più talentuosi ad aver vestito la casacca rossoblù. A distanza di oltre vent’anni, dunque, le sue parole suscitano ancora emozione tra quelli  che furono i suoi sostenitori. Domani giorno di Cagliari-Torino, si vedranno contrapposte le sue due tappe italiane ma Il Principe non si sbottona.

In granata ho vissuto un’annata tribolata ma la ricordo con affetto. Mi trovai a meraviglia in città. Lo stesso vale per la “mia” isola dove ho vissuto uno dei periodi migliori. Sono due esperienze che porto nel cuore” ha rivelato il talento uruguaiano a La Gazzetta dello Sport.



Seguo con attenzione il lavoro di Lopez – prosegue Francescoli – è un carissimo amico e un bravo allenatore, dotato di personalità. Deve crescere ma sono sicuro che diventerà un professionista di alto livello. Il calcio italiano è una grande palestra, nonostante negli ultimi anni sia calato vistosamente. Ai miei tempi nulla era come l’Italia. La tecnologia mi dà una mano per seguire le mie ex squadre e ci provo compatibilmente al mio lavoro (attuale ds del River Plate ndr). Sono sicuro che il Cagliari si salverà“.

Proprio in virtù del suo nuovo ruolo, ha qualche consiglio? “In Serie A sono sempre attenti al mercato argentino e vorrei tornare, non solo per salutare gli amici ma anche per piazzare qualche colpo. Segnalo Gonzalo Martinez, ala 24enne, e Marcelo Saracchi, terzino sinistro classe 1998. Ma anche Lucas Martinez Quarta, centrale del 1996 e Nicolas de la Cruz, 20enne trequartista. Qui il campionato è duro e competitivo, ma l’Europa resta l’obiettivo dei nostri talenti. Normale sia così”.



In rossoblù scrisse pagine rimaste nell’epica sportiva: “Centrammo risultati importanti. Indimenticabile la qualificazione in UEFA del 1992/93. A Torino invece si presentarono dei problemi burocratici e andai via troppo presto. Ma non potrei mai parlar male di quel periodo, mi trattarono come uno di famiglia”.

Un rammarico guardandosi indietro? “Forse la Juventus, mi sarebbe piaciuto giocare in uno dei più grandi club del mondo. Ma va bene così, quel che ho raggiunto come giocatore è andato oltre ogni più rosea aspettativa. Quel ragazzino che negli anni ’70 giocava nei campetti di Montevideo ha realizzato i propri sogni”. Inevitabile un ricordo di Emiliano Mondonico, scomparso da poche ore: “Un bellissimo ricordo. Parliamo di un grande allenatore ma soprattutto di una persona eccezionale. Mando un grande abbraccio alla sua famiglia”. 



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