Nicolò Barella abbattuto dopo Cagliari-Torino (foto: Zuddas, Agenzia Fotocronache)

Nicolò Barella abbattuto dopo Cagliari-Torino (foto: Zuddas, Agenzia Fotocronache)

Il pazzesco ribaltone di Benevento non ha insegnato nulla. E’ quanto ci ha detto il Cagliari nella pesante sconfitta interno col Torino dove, seppur con ordine differente, ha riproposto la stessa prestazione offerta in Campania. Giocare gli ultimi dieci minuti o solo i primi quarantacinque fa poca differenza se le partite ne durano novanta. A volte può andar bene, altre in maniera rovinosa e così è stato coi granata. I rossoblù hanno domato il Toro (che pareva inerme) nella prima frazione, riuscendo a essere anche superiori in alcuni tratti e andando vicini al gol in un paio di occasioni. Nella ripresa è stato blackout totale, di quelli già visti in questi mesi, fino alle sempre antipatiche goleade, foriere di un rincaro di veleno.



ATTEGGIAMENTO – Già dai primi dieci minuti del secondo tempo si era notato che qualcosa non andava. Il Cagliari aveva perso mordente, rimaneva troppo basso e lasciava l’iniziativa ai piemontesi, i quali hanno beneficiato eccome dell’atteggiamento remissivo dei sardi. L’ingresso di Ljajic ha poi fatto saltare il banco, mettendo a ferro e fuoco l’intera difesa cagliaritana che ha sofferto oltremodo la tecnica e i movimenti senza palla del serbo. Ceppitelli e soci sono rimasti negli spogliatoi dopo aver disputato una prima frazione più che sufficiente. Nulla di esaltante, è chiaro, ma la gara sembrava perlopiù indirizzata almeno sui binari di un pareggio che avrebbe accontentato entrambe le formazioni.

IL GIOCO LATITA – Continua a essere inesistente il gioco degli isolani. Da quando si è infortunato Cigarini, anche quella minima parvenza di creatività e raziocinio è totalmente scomparsa dalle trame rossoblù, i quali nel match coi granata si sono limitati a spingere sulle fasce con Miangue e Faragò, sparacchiando palloni addosso a Pavoletti nella speranza che il livornese trovasse la deviazione vincente. O, come extrema ratio, spazio ai lanci di Ceppitelli in versione Bonucci, con l’umbro capace anche di servire una bellissima palla a Padoin, il quale si è però fatto ipnotizzare da Sirigu. Lo abbiamo detto tante volte ed è doveroso sottolinearlo ancora: pesa come un macigno la scelta di non trovare un vice-Cigarini durante il mercato di gennaio, affidandosi a un Barella che non dispiace in quella posizione, ma è evidente come non sia totalmente preposto a ricoprirla con efficacia. Il talento classe ’97 ha sicuramente personalità e tecnica, ma manca qualcosa a livello di idee, e al di là della classica sventagliata a cambiare gioco si è visto ben poco, nonostante stia facendo il massimo e il suo adattamento sia stato fin qui encomiabile.

DUE SETTIMANE ROVENTI – I risultati delle altre squadre invischiate nella lotta salvezza sorridono al Cagliari. I ragazzi di Diego Lopez possono guardare con un pizzico di dolcezza in più oltre questo amaro passaggio a vuoto. All’orizzonte c’è il recupero della gara di Marassi col Genoa. Poco tempo per rimuginare sulla sconfitta, i sardi si trovano in ritiro (non punitivo) per preparare al meglio non solo la sfida coi liguri ma anche la successiva trasferta di Verona. Al “Bentegodi” la posta in palio sarà altissima e un risultato positivo sarà d’obbligo per evitare non solo ulteriori problemi, ma anche di doversi affidare ancora una volta al fato, nella speranza che le avversarie capitolino tutte senza guadagnare terreno. Pensare di cavare anche un solo punto da uno di questi due match riproponendo un atteggiamento passivo o affidandosi alla casualità sarebbe delittuoso. Dopo la gioia di Benevento, la debacle col Toro potrebbe aver riportato il Cagliari sui binari della concentrazione. E, nonostante la festività, anche loro avranno pensato che, in fondo, non può essere sempre Pasqua. Auguri a tutti!

Mattia Marzeddu



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