Federico Pasquini (foto: Giuliano Gatti)

Federico Pasquini (foto: Giuliano Gatti)

Finisce l’era di Federico Pasquini da allenatore della Dinamo Sassari. Il ferrarese, già General Manager (rimane in questo ruolo) da molte stagioni, comprese quelle dorate con i trionfi targati Sacchetti e soci, lascia la panchina dopo le feste pasquali corredate dall’ennesimo capitombolo, a Brindisi, in una stagione disastrosa su tutti i fronti. Nella mattinata post-Pasquetta, Pasquini ha incontrato i giornalisti nella Club House biancoblù in via Nenni, spiegando le sue scelte e il ritorno al passato con la carica di GM da ricoprire in modo esclusivo.

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Pasquini inizia facendo una cronistoria del passato Dinamo. “Nel 2012-2013 e l’anno seguente riuscimmo a partire forte grazie ad un’ossatura di squadra esistente, poi abbiamo cambiato dinamiche, nel 2014-2015 ci andò bene col triplete, mentre negli anni successivi abbiamo pagato l’adattamento post-rivoluzioni. Questo è molto importante perché nel basket l’equilibrio non si inventa, l’esempio è proprio Brescia che arriverà domenica a Sassari: sono partiti con 9 vittorie su 9 partite e han potuto gestire il calo successivo. Quest’anno abbiamo cambiato 10 giocatori su 12, forse nessuno come noi in Italia, e quando succede così può andarti bene come l’anno scorso oppure male come quest’anno, dove la Champions League ti divora perché all’inizio non sei equilibrato e dove non entri alle Final Eight di Coppa Italia. Per questo ci siamo trovati in una condizione di grande affanno, dove puoi avere una reazione di nervi o meno, quest’anno ci è mancata la reazione e tutte le nostre sicurezze sono crollate”.

La difesa ballerina viene posta ad esempio. “L’anno scorso crescemmo fino ad avere la seconda miglior difesa italiana, quest’anno dopo Pesaro e Murcia la nostra difesa è peggiorata inesorabilmente. Pensavo che le sconfitte contro Cantù e Reggio Emilia, di misura, fossero un caso dettato dalla scossa negativa per le eliminazioni precedenti, mentre a Le Portel pagammo l’assenza di Planinic. Brindisi, invece, è lo specchio di un qualcosa di fronte alla quale devi reagire, se hai a cuore il progetto e la società. Come ho detto, ero devastato per quanto successo, di fronte ad errori così banali non si può non essere e sentirsi responsabili. Se hai giocatori importanti e sbagli cose marchiane, bisogna guardarsi allo specchio e fare qualcosa. Io penso che questa squadra, se non avesse valori e potenziale, non avrebbe rimontato 14 punti ad una Varese in grande forma o non avrebbe sfiorato la vittoria in un contesto difficile come quello di Brindisi”.

La sua scelta viene spiegata così. “Non posso più accettare i finali punto a punto persi sistematicamente, faccio un passo indietro, credo che un’altra voce, un’altra fisicità (un altro allenatore, ndr), possa permettere a questa squadra di arrivare ai playoff e mostrare il suo valore. Tutto dipende ancora solo da noi, vista la situazione di classifica. Mi metto da parte perché penso di non poter gestire ancora certe cose, torno a fare il General Manager, ci sarà un altro allenatore, la cosa positiva è che l’anno prossimo avremo un nucleo pronto per partire senza rivoluzioni. Ringrazio staff e giocatori, chiedo scusa a chi non ha ricevuto risposta alle chiamate, stasera il presidente parlerà della nuova guida tecnica quindi non chiedetemi nulla”.



C’è qualcosa che non avrebbe fatto, o avrebbe fatto diversamente? “Dovevamo confermare più giocatori, anche qualcuno di cui non eravamo pienamente convinti. Cambiare 10 giocatori ti fa perdere 2-3 mesi, ad ottobre non eravamo pronti per una fase già decisiva della Champions League, anche per via degli infortuni capitatici. Se non sei pronto, cambi 10 giocatori, è come tirare la monetina, e allora puoi pagare un canestro allo scadere, un girone più difficile dell’altro, cose che ci sono state fatali per il passaggio del turno mancato in Europa e in Coppa Italia”.

Il doppio ruolo è ancora sostenibile? “Secondo me sì, dipende come sei strutturato, sapevo di avere stress e riflettori tutti su di me. Per quella che è la dimensione sassarese, o Caserta in passato, quando vinci lo Scudetto cambia tutto e la pressione raddoppia, ho lavorato moltissimo negli ultimi due anni e mezzo, puoi ricoprire il doppio ruolo sapendo quello al quale vai incontro”.

Si poteva fare qualcosa di più sul mercato, oltre all’arrivo di Bostic? “Bostic ha avuto un rendimento clamoroso, però dall’altra parte abbiamo perso giocatori che nei mesi precedenti avevano dovuto sopportare un carico gravoso dato dall’avere un roster tutto nuovo. Ecco perché Bamforth e Hatcher stanno pagando dazio in queste settimane. Un altro taglio darebbe una nuova reazione come in passato? Per tagliare qualcuno ci deve essere dietro un rendimento pessimo di squadra, con partite dove perdi di 20-30 punti, cosa che ci è capitata solo in Francia, a Milano, a Cremona e a Oldenburg. In tre su quattro partite abbiamo trovato avversario nel suo momento migliore, mentre a Oldenburg mollammo di fronte ad una squadra ingiocabile. Non penso sia la situazione in cui si richieda un taglio, purtroppo quando cambi troppo diventa difficile trovare la quadra”.

Qualcuno ha giocato contro? “No, in quel caso io e Stefano (Sardara, ndr) avremmo fatto in modo di cambiare. A livello difensivo siamo mancati come squadra, l’anno scorso eravamo seconda difesa del campionato e individualmente c’era meno qualità difensiva rispetto a quest’anno. Ecco perché l’aspetto mentale diventa decisivo, non penso che Bamforth e Hatcher abbiano fatto un passo indietro con l’arrivo di Bostic, ma anzi abbiano pagato le grandi aspettative e il carico dei primi mesi. Non c’è stata scarsa volontà, bensì scarsa capacità di dare quel qualcosa in più. Se un gruppo tutto nuovo parte il 20 agosto, difficilmente prima di Natale trovi la chimica giusta. Quando vinci lo Scudetto non ti va più bene il quarto o quinto posto, vuoi tutto e subito, è fisiologico. Secondo me possiamo entrare nei playoff, è tutto aperto, spero che la mia mossa rigeneri e rilassi la squadra, e poi l’anno prossimo possiamo partire bene con un gruppo che si conosce”.

Cosa vi siete detti col presidente? “Dopo la gara interna contro Capo d’Orlando pensavo ad una scossa per un gruppo nuovo, adesso è diverso: quando ci sono giocatori ultra-trentenni che non sanno effettuare una rimessa penso ci sia un tarlo nella testa e abbiamo pensato fosse giusto fare questo passo indietro da parte mia. Ci siamo confrontati anche sul nuovo allenatore, con Stefano ci diciamo tutto sempre, ho comunicato la mia decisione tra sabato notte e domenica mattina”.

Sulla gestione del gruppo e i rapporti con la squadra. “Non cambierà, sono stato sempre schietto con i ragazzi, non ci saranno mutamenti solo perché prima ero in tuta e ora sono in jeans.

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