Un'esultanza del Cagliari alla Sardegna Arena (foto: Zuddas)

Un’esultanza del Cagliari alla Sardegna Arena (foto: Zuddas)

Un Cagliari solido, forte mentalmente, che sappia puntare la porta avversaria quando sarà possibile e necessario. Questo vuole Diego Lopez, alla vigilia di una sfida più calda che mai, in casa di un Verona in grave crisi, che potrà togliere definitivamente dai giochi salvezza gli scaligeri oppure gettare in ulteriore sconforto i sardi. Ma l’allenatore uruguaiano non vuole che si dipinga una squadra in brandelli, fragile mentalmente o pericolante. Anzi, il suo Cagliari è fatto di giocatori capaci, “i migliori sono quelli che ho a disposizione”, che non pensi a sfortuna o molteplici assenze. E di defezioni ce ne sono tante: Andreolli, Ceppitelli, Deiola, Dessena, Cigarini, Han, Farias, ad assottigliare ulteriormente una rosa già poverissima

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La gara di poche settimane fa a Benevento, secondo Lopez, è quella maestra, colei che indica i crismi di un Cagliari caparbio e affamato di punti, gol, salvezza, serenità. Ci è tornato spesso, Lopez, sulla partita del “Vigorito”, perché simile come avvicinamento a quella di domenica al “Bentegodi”, ugualmente e forse più pesante dal punto di vista della posta in palio, non lontana come dettami da impartire a Barella e compagni.

“A Verona come a Benevento”, è questo il sunto del Lopez pensiero, che in cuor suo sa (si spera) della pochezza espressa dai rossoblù in Campania, e certamente (si spera) si augura che venga fatto molto meglio in termini di compattezza, organizzazione, lucidità e proposta di gioco. Impossibile non riportare alla mente e agli occhi quella prestazione imbarazzante offerta dal Cagliari e il dominio del Benevento fino ad almeno il 75′, dopo il quale gli isolani trovarono un miracolo, difficilmente ripetibile, grazie a due calci piazzati. Il calcio – dice bene Lopez – “è fatto di molte componenti, tutte importanti”. Non solo il gioco, non solo l’impianto tattico e le capacità tecniche. Ecco perché, augurandosi che quella di Lopez sia pura strategia psicologica e non convinzione calcistica, sarà meglio sperare che la dea bendata non si sia fermata nel Sannio.

Fabio Frongia



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